#VenerdìHorror: Seoul Station (Yeon Sang-ho, 2016)

Prima del treno per Busan, la tragedia a Seoul Station.

Chi era in viaggio sul Train to Busan ha visto tra una scossa di adrenalina e l’altra la forte critica del regista politico Yeong Sang-ho alla società capitalista. Le differenze tra ricchi e poveri messe in luce dall’apocalisse zombie, la stessa di cui vediamo l’esplosione nel suo prequel animato (come il resto della sua filmografia) Seoul Station.

È distribuito in Italia insieme al suo fratello maggiore dalla Midnight Factory dallo scorso 12 ottobre, inserito come un allegato pur avendo diritto a essere considerato un’opera a sé stante. Seoul Station infatti predilige all’azione la ferocia politica, la sua osservazione, forse non originale, ma sicuramente messa in scena con cura.

La voce dei silenziati

Stavolta tra le fila dei protagonisti nessun uomo di potere, solo le categoria dei disagiati sono rappresentate, le prime vittime di un sistema cieco e sordo che forse con maggiore compassione avrebbe potuto prevedere l’inevitabile epidemia. In particolare una ex prostituta, prima salvata dalla speranza e poi ributtata nel fango da essa stessa.

La fuga dei senzatetto e dei piccoli criminali è una tragedia non differente dalla vita quotidiana. Nessun futuro si profilava davanti agli eroi di Yeon Sang-ho, la fine della civiltà non è che l’ennesimo scherzo giocatogli dalla società che ha sempre evitato di incrociare lo sguardo coi suoi derelitti, detriti di una crescita disumana.

Dritto alla gola

Seoul Station è un film romeriano, col consueto pugno allo stomaco che ha caratterizzato The King of Pigs e The Fake. Predecessori di Train to Busan, detentore di un tocco però più delicato rispetto al suo contemporaneo prequel, che non serve la funzione di spiegare le origini, quelle spettano all’incipit del live action ora uscito anche in Italia.

Al fratello di Train to Busan tocca fare da acido spiegone al suo sottotesto politico, già comunque evidente in diversi tratti, dando maggior risalto a ciò che accadrebbe in quei vicoli e sotterranei dove la povertà e la sofferenza si annida. In questo riesce a essere meno melodrammatico e più doloroso del compagno filmico. Insieme formano una combo di film emozionanti, parte del meglio del cinema zombie dei nostri tempi.

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Fausto Vernazzani

Voto: 3.5/5

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