Sicilian Ghost Story - CineFatti

Sicilian Ghost Story (Fabio Grassadonia, Antonio Piazza, 2017)

Realtà e immaginazione nella Sicilia di Sicilian Ghost Story.

Quattro anni dopo quel loro esordio di successo, Salvo, che nella Semaine de la Critique di Cannes si portò a casa i due premi principali, Fabio Grassadonia e Antonio Piazza tornano a far parlare di sé con un progetto nuovo e particolarmente ambizioso: Sicilian Ghost Story.

Già dal titolo, sicuramente fuorviante e un po’ furbetto, poiché pensato per abbracciare la più ampia fetta di pubblico possibile, si capisce di trovarsi di fronte ad un prodotto anomalo per aver voluto mettere in evidenza un accostamento così inusuale: la Sicilia e una storia di fantasmi.

In realtà Sicilian Ghost Story è un film che ha delle basi molto più ordinarie di quel che si pensi, ma per saperlo bisogna scoprirlo in prima persona.

Amore e omertà

È innanzitutto una storia d’amore, di quelle pure e sincere come possono esserlo soltanto quelle tra due ragazzini. Lei, Luna, ragazzina siciliana ribelle oppressa da una madre svizzera e emotivamente glaciale, è innamoratissima di Giuseppe, il bel ragazzo maledetto e poco raccomandabile del paese.

Poi un giorno Giuseppe scompare nel nulla e Luna non riesce ad accettarlo. Lo cerca in tutti i modi, interrogando i suoi genitori, i professori a scuola, ma nessuno sembra interessarsene veramente. Tutti sanno che è stato rapito, ma l’unica risposta che sanno dargli è il silenzio.

Una sicula irrealtà

Sarebbe ingiusto soffermarsi troppo sulla trama, poiché Sicilian Ghost Story è un film che gioca tutto sul mistero. Ed è lodevole in questo senso il fatto di aver tenuto nascosto il riferimento alla storia vera a cui è ispirato, cosa che permette un’immersione totale nella storia, quasi come se si trattasse di una fiaba.

Uno dei punti fermi del film è infatti quello di immergere lo spettatore in un universo totalmente irreale, che poco ha a che vedere con la Sicilia cinematografica a cui siamo abituati e che, anzi, parrebbe spesso ambientato in un paese nordico, molto lontano dall’Italia.

Tra Italia e ispirazioni lontane

C’è Luca Bigazzi alla fotografia che fa un lavoro pazzesco nel plasmare la realtà a suo piacimento, deformandola con dei grandangoli ad ampissima focale e racchiudendo gli spazi intorno ai suoi personaggi, immergendoli in un ambiente misterioso e oscuro, come del resto appare il mondo agli occhi di una bambina di quell’età.

In questo senso l’universo cinematografico a cui si fa riferimento, pur essendo ben salda l’identità italiana del film, è ben lontano dal nostro. Ed è abbastanza scontato fare un parallelismo con l’accostamento realtà/immaginazione effettuato da Guillermo del Toro ne Il Labirinto del Fauno, fonte d’ispirazione dichiarata dei registi siciliani, che qui arrivano a dei picchi di visionarietà come non se ne vedevano da Il racconto dei racconti di Matteo Garrone.

Ferite dolorose

Non c’è mai da parte di Piazza e Grassadonia l’intenzione di fare una cronaca precisa di fatti avvenuti. Il potere e la magia di Sicilian Ghost Story stanno proprio nella sua intenzione di fondo di evadere dalla realtà, di usare il mezzo cinematografico per affrontare una tragedia da un punto di vista alternativo e fiabesco, per riscattarne i personaggi e ridare loro una sorta di dignità che nella realtà è venuta a mancare.

E il risultato è un film intriso di dolore dal primo all’ultimo fotogramma. Perché Sicilian Ghost Story è prima di tutto un racconto sulla disillusione e sulla perdita. Ma è oltre a questo un’opera brutale, che non lascia scampo nel riportare crudelmente lo spettatore alla realtà alla fine del film.

Il prodotto dell’ambizione

Il difetto piu grande forse di Sicilian Ghost Story è quello di non sapersi accontentare mai della propria bellezza, complice sicuramente un’ambizione produttiva spropositata. Un difetto molto comune nel cinema di Sorrentino, che qui si incarna in tre figure chiave proprio di quel regista: Nicola Giuliano, produttore, Luca Bigazzi, direttore della fotografia e Cristiano Travaglioli, montatore.

Manca forse quell’essenzialità che era così spiazzante in Salvo. Sicilian Ghost Story ha almeno 4 o 5 finali prima di trovare la sua conclusione. Ma la bellissima inquadratura subacquea alla fine del film è un pugno allo stomaco che lascia ammutoliti. E nonostante la difficile accessibilità ed eccessiva lunghezza, Sicilian Ghost Story è un film stupendo che si candida ad essere tra i migliori in assoluto di questo 2017.

Victor Musetti

Voto: 4/5

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