La Bella e la Bestia - CineFatti

La Bella e la Bestia (Bill Condon, 2017)

La Bella e la Bestia rievocano con grazia la fiaba sull’amore e la modernità.

Due diversità che si incontrano, imparano a conoscersi e ad amarsi in un contesto avulso dal mondo esterno, un castello incantato ammantato in un inverno perenne.

Una diversità è quella di Belle (Emma Watson), la ragazza “strana” del paese. Una giovane donna che divora libri, rifiuta la corte sfacciata del belloccio e beota Gaston (Luke Evans) e sogna di andarsene da quel paesino dalla mentalità ristretta in un arioso campo lungo che fa tornare in mente la sequenza d’apertura di Tutti insieme appassionatamente.

Un’altra diversità è quella di un principe vanesio e dissoluto (un imbellettato e un po’ sacrificato Dan Stevens e il suo alter ego digitale realizzato in motion capture), tramutato in mostro dall’incantesimo di una fata arrabbiata.

Fedele alla linea

Il live action Disney de La Bella e la Bestia resta fedele al film d’animazione del 1991 – il primo cartoon  a essere candidato agli Oscar tra i migliori film – a sua volta ispirato alla fiaba di Jeanne-Marie Leprince de Beaumont del 1757 e alla prima versione  di Gabrielle-Suzanne Barbot de Villeneuve, ma lascia il segno proprio per la capacità di colmare forse l’unico difetto del bel cartoon di Gary Trousdale e Kirk Wise: la mancanza di gradualità nella storia d’amore tra una bella e indomita fanciulla e una bestia.

Nel film di Bill Condon invece gli sceneggiatori Stephen Chbosky ed Evan Spiliotopoulos riescono a dare il giusto ritmo alla nascita di un sentimento che trascolora dalla paura alla fiducia, dall’amicizia all’amore, inserendo pochi ma importanti elementi: dal modo di punzecchiarsi di Belle e la Bestia, al viaggio a Parigi attraverso il libro magico, dai dialoghi su Shakespeare in biblioteca alle distanze che si accorciano in sala da pranzo.

Un magico cast

A fare il resto della magia pensa il gallese Luke Evans a cui bastano un sopracciglio alzato e un compiaciuto sorriso allo specchio del suo Gaston per  avere ai suoi piedi il sodale Letont (la rivelazione del film Josh Gad) e il pubblico.

Emma Watson, dal canto suo, è una Belle perfetta: aggraziata, fiera e coraggiosa, uno vero spirito indipendente. Un po’ come la Cenerentola di Kenneth Branagh nella disavventura non si piange addosso ma si adopera per trovare da sé una soluzione. La sua Belle, come e più della protagonista del cartoon, è una fanciulla moderna, che se ne infischia di essere guardata in modo strano solo perché se ne va a zonzo in biblioteca, indossa pratici pantaloni sotto le gonne e inventa nuovi modi per fare il bucato.

Privati del british accent

Uno dei pochi difetti del film è l’incomprensibile scelta di doppiare in italiano anche le parti cantate, togliendo ai tanti spettatori adulti in sala il piacere di sentire le voci originali (e in un musical non è poca cosa) dei protagonisti.

Di Emma Watson e Luke Evans, sorprendenti. Ma anche di Dan Stevens a cui Alan Menken e Tim Rice regalano un nuovo e coinvolgente assolo in cima al castello, quasi un omaggio-citazione a Quasimodo, un altro freak Disney.

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Come già nella Cenerentola di Kenneth Branagh un capitolo a parte meriterebbe l’abito del ballo. Metri e metri di organza gialla decorati con una cascata di minuscole foglie d’oro. In tanto oro risplende una minuscola e leggera Emma Watson che, per prima, stende le braccia verso la Bestia in un gesto accogliente. Quando ancora non sa che dietro quella barba si cela il delicato volto del protagonista di Downton Abbey ma la sua Bestia che sta imparando ad apprezzare.

 Francesca Paciulli

Voto: 3/5

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