Raman Raghav 2.0 - CineFatti

Raman Raghav 2.0 (Anurag Kashyap, 2016)

Un dark thriller unisce centro e periferia nella violenza di Raman Raghav.

Si fece chiamare Raman Raghav, ma molti furono i nomi con cui il serial killer che terrorizzò la Mumbai povera degli anni ’60 si fece conoscere. La sua identità non era nel nome, ma nei pesanti oggetti contundenti con cui spaccò la testa a decine di persone per un decennio, avvolgendo nel panico l’enorme popolazione indifesa e priva di protezione.

La spranga e la pistola

Raman Raghav 2.0 si ispira a quella storia, l’acclamato (a ragione) regista Anurag Kashyap legge nella purezza di quella violenza una storia d’amore che richiama il sentimento di Ichi the Killer e trasforma l’omicida reale in una coppia distante per classe e intenzioni: il pazzo Ramanna di Nawazuddin Siddiqui e l’agente corrotto e tossico Raghavan di Vicky Kaushal.

Nella Mumbai di oggi Ramanna trascina un tubo di ferro, fracassa il cranio di chiunque desideri senza uno scopo finché non incontra Raghavan e a distanza lo segue, osservandone i raptus di rabbia che lo spingono a uccidere chi gli pesta i piedi, lo insulta o gli impedisca di vivere la vita che vuole, sempre che tale possa essere definita.

Romantica violenza

Kashyap non è nuovo alle storie violente e scabrose, da Gangs of Wasseypur alla rilettura contemporanea del Devdas col suo Dev.D, ma Raman Raghav 2.0 è l’apice della sua visione del sangue, non più un male incurabile, il fuoco della passione come in Bombay Velvet, ma un ideale, un vizio vissuto così a lungo da diventare virtù per gli uomini che vi hanno ceduto.

Siddiqui nella sua stratosferica interpretazione ne incarna infatti il lirismo, la poesia, imprigionata con amore nei suoi occhi vivi e senz’anima, opposti alla furia caotica che caratterizza Kaushal. È una sorta di incontro tra il Diavolo e il suo discepolo, un abbraccio diabolico così puro da sfuggire a qualsiasi comune giudizio.

Stupefacente come Kashyap in meno di un mese di riprese sia riuscito a raggiungere una così complessa semplicità, affidandosi ai colori e alla vita di Mumbai di giorno e al caos nella notte, con musiche movimentate, ritmi da discoteca da mal di testa, bassi potenti come colpi di una spranga dritti sulla testa di Raghavan.

Superato il pregiudizio sedimentato negli anni contro il cinema indiano farete un favore a voi stessi: Kashyap è un nome da rispettare e venerare e Raman Raghav 2.0 è la nuova dimostrazione del suo talento, imperdibile. La parte migliore sapete qual è? Lo trovate in streaming su Netflix, sottotitolato in italiano tutto per voi.

Fausto Vernazzani

Voto: 4/5

3 pensieri su “Raman Raghav 2.0 (Anurag Kashyap, 2016)

    1. Cominciare con Anurag Kashyap è il passo giusto verso quello che è forse il cinema più bello che esista per un cinefilo. Soprattutto perché nuovo, pieno di riferimenti a noi quasi completamente ignoti, è come ricominciare a innamorarsi del cinema punto e a capo, dall’inizio, per scoprire nuovi collegamenti!

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