The Monster - CineFatti

The Monster (Bryan Bertino, 2016)

The Monster: quando il male viene alla luce – di Francesca Fichera.

Arriva dall’autore di Mockingbird e ha un che di familiare, a cominciare dal titolo: The Monster. Il Babadook di Jennifer Kent fu a suo tempo tratto da un cortometraggio che porta lo stesso nome. E non solo.

Perché anche al centro del film di Bryan Bertino c’è una figura materna fuori dagli schemi, dagli standard: una giovanissima donna (Zoe Kazan) in conflitto con sua figlia e con il proprio ruolo di madre.

Ci sono l’alcool, la disperazione, la violenza e la sciatteria. Più un letto sotto cui rifugiarsi, dando corda a un pupazzo parlante per coprire le urla e gli insulti di chi dovrebbe guidarti nel mondo. E poi, finalmente, il distacco. La scelta più giusta, se non fosse per il mostro.

Tutto l’orrore dei sentimenti umani

Di “horror psicologico“si parla, spesso, per comodità. Ma quale film dell’orrore non lo è almeno un po’? Certo, esistono gradi diversi di approfondimento narrativo del labirinto dei senti-menti umani. Una storia come The Monster, per esempio, è di quelle che sanno guardare anche negli angoli, grattando via lo sporco per mostrarlo al pubblico.

Bertino riavvolge diverse volte il nastro, torna nel passato svelandocene la durezza senza sconti, nel mezzo di un pacato e insieme tesissimo on the road destinato a finire male. Solo che non sappiamo come.

La strategia della tensione

Ed è qui che, come ci ricorda la nostra amica Lucia Patrizi, interviene il segno lasciato dai maestri. Maestri come Spielberg, che hanno saputo costruire il terrore sull’attesa di una presenza fuori campo.

Bertino li cita esplicitamente – la macchina al buio sotto la pioggia dovrebbe già suggerirvi come – e va anche oltre. Perché quella presenza, the monster, a un certo punto sceglie di farla apparire. In questo film, per quanto a piccole dosi, il mostro c’è e si vede.

A stare in scena non sono soltanto i rapporti incrinati, gli affetti traditi, l’imperfetto essere umano. La metafora vive di se stessa, ed è un pregio. Al netto dei difetti, della lentezza iniziale e della fretta conclusiva. E con l’apporto di una scena tanto semplice quanto commovente, essenziale proprio come la paura. O l’amore.

 

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2 pensieri su “The Monster (Bryan Bertino, 2016)

  1. Vero, alla fine l’horror è anche psicologico. Anche e soprattutto nell’approccio da spettatore. Ma prima che io parta per la tangente credo di voler dire (come ho anche fatto nel mio bruttissimo blog) che The Monster per me è una enorme occasione mancata. Idea di partenza non originalissima ma comunque funzionale, se non suggestiva. Il muoversi tra le vicende personali delle due protagoniste e la creatura nell’ombra, intrecciare le due cose, quasi come se si appartenessero: da una parte la creatura mostruosa e dall’altra il buio di un rapporto disastroso. Davvero ottimo spunto. Spunto che però il film non sa cogliere, spreca. Si rifugia in un eccesso di citazionismo e si attorciglia nel nulla.

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    1. Ho pensato qualcosa di molto simile: quando accenno ai difetti, ben presenti in questo film, e parlo di “fretta conclusiva” è proprio per riferirmi a quell’attorcigliamento, come lo definisci, che delude le aspettative issate dal concept e da buona parte della sceneggiatura. Eppure, la scena che cito – quella del dialogo finale fra madre e figlia – e l’atmosfera aperta in stile “La bambina che amava Tom Gordon” di Stephen King credo salvino l’insieme in corner, per quanto non cancellandone la discontinuità di fondo. Sono curiosa di leggere il tuo articolo!

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