Ip Man 3- CineFatti

Ip Man 3 (Wilson Yip, 2015)

Ip Man 3 riunisce Donnie Yen e Wilson Yip nella storia del gran maestro del Wing Chun.

Uscirà mai un Ip Man 3? La star internazionale (lo vedremo il 15 dicembre in Star Wars: Rogue One) ed  esperto d’arti marziali Donnie Yen alla conclusione di Ip Man 2 fu categorico: c’erano troppi film sul granmaestro del Wing Chun in produzione, la figura storica del maestro di Bruce Lee era fuori controllo.

Aveva ragione, di lì a poco avrebbe sì avuto una piccola parte nel meraviglioso The Grandmaster di Wong Kar-Wai, ma protagonista negli assai deludenti Ip Man: The Final Fight e The Legend is Born: Ip Man. Nei cinque anni dopo Ip Man 2, senza Donnie Yen il panorama a guardarlo faceva cascare le braccia.

Normale che la notizia di un Ip Man 3, sempre con la regia del fedele Wilson Yip e le coreografie del maestro Yuen Woo-Ping, fu da accogliere con un sorriso e ora è ancor più bello, dopo averlo visto su Netflix in estate, vederlo unirsi dall’1 dicembre ai suoi fratelli pubblicati dalla Far East Film.

La storia stavolta è fuori dai contesti internazionali, la guerra col Giappone è lontana e gli sforzi contro i corrotti e violenti colonizzatori britannici volano in secondo piano rispetto ai risvolti intimi di quest’ultima lotta dell’ormai riconosciuto e rispettato granmaestro del Wing Chun di Hong Kong.

Ip Man dovrà malvolentieri affrontare tre sfide: un boss locale (Mike Tyson) cerca di eliminarlo per impedirgli di difendere la scuola del figlio, sul cui terreno vorrebbe speculare; Cheung-tin Chi (Zhang Jin), genitore del compagno di scuola di Ip Chun, vuole sfidarlo per dimostrare come il suo sia un Wing Chun pulito al contrario di quello contaminato utilizzato da Ip Man; infine la più difficile e dolorosa di tutte, la lotta contro il cancro allo stomaco della sua amata moglie Wing-sing (Lynn Hung).

Un difetto a forma di Mike Tyson

Un gran peccato la produzione abbia voluto a tutti i costi inserire Mike Tyson, un personaggio poco credibile (nel 1959 a Hong Kong un boss nero pugile con una famiglia cinese?) affrontato in un combattimento poco soddisfacente in confronto a tutte le altre scene d’azione di Ip Man 3.

Scartato il pugile e i suoi 3 minuti di gloria ciò che resta è da cima a fondo materiale da rispettare, persino quelle scenette di sfondo per introdurre Danny Chan nei panni di un borioso Bruce Lee in cerca di insegnamenti (anche se storicamente è totalmente sballato il periodo) dal maestro di Wing Chun.

L’intimità in confronto ai grandi avversari di Ip Man e Ip Man 2 rende questo terzo capitolo degno di stima, girato con grande eleganza da Wilson Yip con lo scopo di elogiare la dignità di un personaggio storico divenuto ormai di fama internazionale. Come spettatori c’è solo da guadagnare da questa scelta stilistica.

Lo scontro tra Donnie Yen e Zhang Jin nel finale è privo di aggressività, senza un traguardo se non il puro divertimento del pubblico (il vero villain era Tyson, sconfitto già a metà di Ip Man 3), ma il meglio sono i momenti sentimentali tra lui e l’ottima Lynn Hung, l’interprete della moglie.

Ip Man, una storia d’amore

Le freddure e le barzellette divertenti quanto una pentola di ghiaccio dietro la schiena nell’insieme delle scene tra i due attori sanno essere fonti di calore, amore e dolcezza. Pur se parte di un film diviso in tre emerge al punto da trasformare Ip Man 3 in una gradevolissima opera di genere sentimentale.

Ce n’è per tutti i gusti, Ip Man 3 è un film completo in ogni suo aspetto, con difetti sostanziali – Mike Tyson è davvero imperdonabile, anche nella recitazione -, ma riuscendo a ignorarli si può arrivare alla conclusione con la gioia e la consapevolezza d’aver speso bene il proprio tempo con una storia edificante.

Ho detto che questo sarebbe stato l’ultimo combattimento? Eh no, Ip Man 4 è stato già annunciato. Lo attendiamo ascoltando a ripetizione la bellissima colonna sonora del gigante Kenji Kawai.

di Fausto Vernazzani

Voto: 3.5/5

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