Fai bei sogni - CineFatti, Recensione

Fai bei sogni (Marco Bellocchio, 2016)

Fai bei sogni: il bestseller italiano che diventa film – di Francesca Paciulli.

Portare sul grande schermo un libro che in molti hanno letto non è mai facile. Due le strade che si possono percorrere: la fedeltà assoluta al testo oppure una lettura nuova che ne tenga conto senza timore di reinventare.

Questa seconda strada è chiaramente più ardita e complicata ma quando riesce – basti pensare, in tempi recenti, alla suadente versione di Animali notturni di Tom Ford – l’emozione, per lo spettatore, è grande.

Purtroppo si allontana da quest’ultima direzione Marco Bellocchio con il suo Fai bei sogni, tratto dal romanzo omonimo del giornalista-scrittore Massimo Gramellini.

Una premessa: Gramellini lo conoscono tutti, molti lo leggono su La Stampa dove i suoi editoriali sono un appuntamento fisso e molto amato. Altri lo seguono il sabato sera su Rai Tre nella rubrica Le parole della settimana.

Nel 2012 il giornalista ha dato alle stampe il romanzo autobiografico Fai bei sogni nel quale ha svelato la sua infanzia, raccontando della scomparsa dell’amatissima madre. Bastano poche settimane perché il libro diventi un besteller e l’autore veda aumentare la sua popolarità in modo esponenziale.

Nel libro Gramellini racconta la perdita della madre per quello che lui crede essere stato un infarto improvviso, il difficile rapporto con un padre ruvido e anafettivo, l’amore per il magico Torino, le difficoltà scolastiche, i primi turbamenti, la carriera nel giornalismo, l’amore consapevole.

Dal libro al film

Nel film ritroviamo tutto questo e niente di più, perché per una volta Bellocchio (e insieme a lui gli sceneggiatori Edoardo Albinati e Valia Santella) prende il testo del giornalista, se ne lascia guidare e lo traduce in immagini, lasciando da parte lo sguardo onirico e i voli filosofici cui ci ha abituati.

Ci racconta il dolore di un bambino di nove anni e la cecità degli adulti (a cominciare dal padre, ben reso da Guido Caprino) che credendo di proteggerlo gli negano il solo dono che potrebbe restituirgli un poco di pace: la verità.

Il racconto parte dal presente – dove troviamo Massimo-Valerio Mastandrea giornalista affermato e innamorato della psicologa Elisa-Bérénice Bejo – e torna nel passato attraverso un lungo flashback che ci riporta all’infanzia di Massimo. Si patisce per il bambino e per la sua lacerante nostalgia per la madre assente, per il suo bisogno di un conforto paterno che mai arriva.

Una unione forzata quella tra padre e figlio in cui si inserisce la presenza-assenza della madre, la donna amata da entrambi. Una madre affettuosa, partecipe, vivace cui dona calore e anima la giovane Barbara Ronchi. Con il figlio siede sul divano al buio, se lo stringe al petto guardando Belfagor alla tv e coprendogli gli occhi per proteggerlo.

Un’immagine che rimane vivida e toccante, tra i momenti più emozionanti e veri di Fai bei sogni.

 

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