Into the Inferno - CineFatti

Into the Inferno (Werner Herzog, 2016)

Into the Inferno: Odissea nella terra di Elvira Del Guercio.

A un anno dall’uscita di Queen of the Desert, pellicola attraverso cui lo spettatore riesce a respirare l’inebriante aria del Medio Oriente durante i primi anni del Novecento, Werner Herzog realizza, dopo dieci anni di meditazioni, Into the Inferno.

Sembra quasi che il regista abbia dichiarato a se stesso di non essere ancora pienamente soddisfatto della sua carriera, volendo inoltrarsi, con Into the Inferno, ancora più in profondità…

Letteralmente: il terzo occhio di Herzog allarga i propri orizzonti sensoriali spingendosi al limite dell’umano per mettere a fuoco, gradualmente, i colori e le forme indefinite delle viscere della terra. Per realizzare Into the Inferno, dunque, il regista avrà al suo seguito i più noti scienziati, vulcanologi e paleontologi di tutto il mondo.

Tutti loro, compreso Herzog, nutrivano un amore a tal punto feroce e, a modo suo, romantico verso ciò che gli avrebbe potuto provocare la morte in qualsiasi momento che non esitavano a fermarsi nei punti più cruciali di questi luoghi che se esistono, Dio li ha creati con rabbia.

Personificazione della natura

Into the Inferno esordisce con eccezionali esplosioni di lava e flussi piroclastici suggerendoci, forse, la chiave interpretativa del film: vale a dire il recondito simbolismo degli elementi naturali. Dopo le destabilizzanti descrizioni  della potenza devastatrice dei vulcani dell’Indonesia e dell’Islanda, Herzog sposta l’obiettivo della macchina da presa verso l’aspetto cultuale della sua inchiesta, quello meno scientifico e più ultraterreno, quasi metafisico.

Questi autoctoni, nel XXI secolo, riescono a vedere nella natura l’esistenza di un principio primo e unificatore del molteplice empirico come, d’altra parte, Talete migliaia di anni fa secondo qui tutte le cose sono piene di dei.

Ed è proprio questo primordiale animismo e ignoranza verso il progresso umano che Herzog ha voluto rappresentare in Into the Inferno (unito, senza dubbio, alla sua attrazione verso la natura). Un bisogno di purificazione dalle scorie della contemporaneità è ciò che tanto lui quanto Wim Wenders o Sebastião Salgado hanno percepito ne Il sale della terra.

 

L’io e l’altro 

Liberarsi dal peso del proprio io per essere completamente sepolti dalla leggerezza della polvere della sabbia, ritornando al nulla che si è stati in origine. Poiché, soltanto lasciando da parte la propria dirompente individualità, l’altro può essere compreso, nei suoi aspetti più innocui o destabilizzanti.

La fotografia di Into the Inferno, che alterna momenti di intenso realismo, attraverso l’estrema definizione di alcune immagini, con una non indifferente componente onirica, concorre allo scopo primo del nostro insolito voyeur. 

Poiché, mostrandoci la realtà effettiva con l’oggettività di uno storico il regista ricerca, esplora e mostra tuttavia, la componente straordinaria della sua analisi: quella che, nel corso di Into the Inferno, definisce “magica”.

Questa eccezionalità si presenta nei momenti della più alta purificazione dell’io, dove questi umani per non incorrere nel pericolo, lo cercano, sovvertendo i nostri schemi razionali, di avvicinare quanto più è possibile per poter creare un legame di assoluta indissolubilità. 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.