Sedicicorto International Film Festival - CineFatti

SediciCorto 2016: 10 corti colpi di fulmine, Parte II

SediciCorto da ricordare – di Francesca Fichera.

Si conclude oggi l’edizione 2016 di SediciCorto, lasciando dietro di sé un’ottima selezione di prodotti audiovisivi brevi desunti dal panorama cinematografico europeo e internazionale. E se in questa prima tranche eravamo già riusciti a restituirvene una parte, con la lista qui presente speriamo di completare l’opera nel migliore dei modi.

An American Short Story

Al di là dell’evidente omaggio a History X, e chiudendo un occhio su alcuni difetti d’impostazione, il cortometraggio francese di Antony Renault ha un certo peso, e la sua presenza in concorso a SediciCorto è significativa. Soprattutto rispetto ai nostri tempi.

D’altronde non è il primo né l’ultimo ad affrontare il tema dell’odio inter-etnico e della sua ostinata persistenza all’interno delle cosiddette società civili. Ma dalla schiena dei violenti lo sguardo si sposta e va oltre, evidenziando gli effetti indiretti, e meno ovvi, delle loro azioni.

Balcony

Proiettato fra gli altri al Tribeca e nella sezione corti della Berlinale, il lavoro di Toby Fell-Holden è un folgorante racconto di (non) integrazione. Protagoniste sono due ragazze, una egiziana e l’altra autoctona, sullo sfondo delle periferie inglesi.

Tra flashback ed ellissi temporali, questa breve storia di solidarietà ci dimostra con crudezza che niente è come appare. E, di più, che le radici del pregiudizio attecchiscono là dove trovare un capro espiatorio si rivela più facile del guardare dentro di sé.

Bitchboy

Se si dovesse dare un premio a  Måns Berthas, autore di questo film breve in bianco e nero, sarebbe innanzitutto per l’originalità.

Non c’è infatti nulla di propriamente auto-conclusivo, nel suo corto, ma solo la potenza evocativa di un linguaggio che ci tiene a sottolineare la propria essenza metaforica. E il tutto per dire che no, i morti non sono tutti uguali.

Boat People

Come arte sempre al passo con l’attualità, il cinema non può esimersi dal rappresentare la tragedia delle migrazioni che sta insanguinando i nostri anni. In questo corto di Paul Meschùh il punto di osservazione è particolare: un individuo, un somalo, sfuggito all’ennesimo naufragio, approda all’imbarcazione di una coppia di tedeschi in vacanza, dove viene soccorso.

La soggettiva iniziale e lo struggente audio finale chiudono il cerchio su di un breve quanto conciso atto d’accusa: a Frontex, all’inadeguatezza delle politiche europee, alla diffidenza dell’Occidente nei confronti di chi, con l’unico appiglio di una flebile speranza, viene lasciato solo a nuotare in mare aperto.

El adiós

Affetti sinceri, ma invisibili, soffocati dai rituali dell’ipocrisia: è quanto immortala Clara Roquet nella sua opera breve selezionata da SediciCorto. E si parla di morte, non a caso, cuore del racconto come della scena.

L’ultimo saluto visto dagli occhi commossi della cameriera di una ricca magione di campagna: l’anziana mater familias ha lasciato lei, questo mondo e il peso della sua assenza. Con cui bisogna fare i conti, guardando negli angoli vuoti, sugli oggetti immobili, attraverso il vento che dischiude le porte. Una manciata di minuti colma di delicatezza.

Fat Boy Never Slim

Dalla Thailandia, passando per la sezione Talents della Berlinale, arriva Sorayos Prapapan con un dramma travestito da commedia.

Diciamocelo: guardando i due ragazzi in sovrappeso che si allenano per scampare il servizio militare, terra di violenze e abusi, sembra quasi di rivedere un po’ dell’Ulrich Seidl di Paradise: HOPE.

La nuit je m’annuie

La scena agli insonni: un uomo solo si aggira nel suo appartamento componendo numeri a casaccio per fare due chiacchiere. Una donna risponde e, nel cuore della notte, gli dà corda.

Così, fra un piano sequenza e l’altro, Jonathan Kluger confeziona un piccolo e a suo modo efficace divertissement di genere, destinato a risolversi nel più immaginabile – e insieme meno prevedibile – dei modi. E con il merito di contenere una leggera eco dei dialoghi amorosi à la Richard Linklater.

Picnic

Per il suo short movie, il croato Jure Pavlovi? ha scelto di mettere in scena un racconto a due voci: quelle, rispettivamente, di un padre e di un figlio. Il loro incontro dura mezz’ora, ma è condensato in dodici, intensi minuti di girato.

E lo sguardo incerto della camera a spalla rende bene l’emozione, procedendo verso un finale semplice e commovente.

Réplique 

Il suo sottotitolo potrebbe essere: vero come la finzione. Perché, nel corto di Antoine Giorgini, la messinscena si fa due volte protagonista. Al centro c’è infatti un’audizione teatrale, con uno dei candidati in preda al panico perché il suo partner di scena non si fa vedere.

Una narrazione agile e snella, culminante in un momento solenne di “doppia rappresentazione“, che spiega bene l’imprevedibilità del destino delle cose. Le quali, talvolta, possono rivelarsi utili nel contesto sbagliato. E quindi più giuste che mai.

Up the Hills, Down the Valley

A SediciCorto si dà spazio anche ai documentari. E questo di Tran Phuong Thao viene dal Vietnam per offrirci la testimonianza di un problema lontanissimo da noi: l’epidemia di HIV abbattutasi sul Paese in seguito alla massiccia diffusione della dipendenza da eroina.

La conseguenza su cui il doc breve del vietnamita punta i riflettori riguarda, nello specifico, le ex mogli dei tossicomani: costrette a convivere con la malattia e a guadagnarsi autonomamente da vivere, queste donne – sorridenti nonostante tutto – si salvano una seconda volta nella solidarietà. Proponendo un’esempio di umanità capace di restituire un pezzo di speranza al mondo intero.

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