Snowden - CineFatti

Snowden (Oliver Stone, 2016)

Snowden Vs il Grande Fratello – di Elvira Del Guercio.

All’undicesima edizione della Festa del Cinema di Roma, Oliver Stone presenta un film sulla vita di Edward Joseph Snowden, un ragazzo del North Carolina le cui rivelazioni, ben tre anni fa, hanno rappresentato lo strumento necessario perché fossero sradicate dal sottosuolo informazioni che hanno cambiato per sempre il volto degli Stati Uniti d’America.

E questa volta non si tratta del solito voler osannare i suoi ideali e principi, bensì di mostrarne le sue più recondite vicissitudini e incongruenze in materia di politica internazionale e spionaggio.

Ma, soprattutto, Snowden è il film attraverso cui si può finalmente comprendere cosa si cela dietro l’encomiabile volto che gli Stati Uniti si sono costruiti nel corso della storia: O sei con noi o contro di noi.

Oltre la superficie

Dietro questo velato e sottile avvertimento si possono trovare eco del discorso che Gian Maria Volonté pronuncia in Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (Elio Petri, 1970) che si riassume in tre parole: “Repressione è civiltà!“.

Poiché, come ha affermato lo stesso regista nella conferenza stampa di Snowden, ogni forma di protesta contro l’unanime decisione di un governo o di una dittatura governativa come quella – ora possiamo dirlo – americana, rappresenta una chiara minaccia.

Criticare, contestare e protestare sono dei diritti inviolabili di cui l’uomo non può essere depredato in quanto facenti parte della sua stessa essenza: diventa così necessario porre sotto inchiesta per superare la mera apparenza e, semplicemente, poter realmente capire

Cosa che, dalla trasposizione cinematografica di Oliver Stonee dal trattamento riservato ancora oggi, nel 2016, a Snowdencapiamo che è tutt’altro che condivisibile dai nostri amici yankees.

Etica e politica

In una delle scene del film, discutendo con i suoi collaboratori circa la liceità del loro lavoro lasciando trapelare, seppur in maniera implicita, insoddisfazione e disillusione, Snowden li invita a riflettere sull’inquietante corrispondenza tra il loro lavoro e quello dei gerarchi nazisti.

Paragone inquietante ma, nel contempo, illuminante poiché induce a farei i conti con una verità scomoda, relativa alla distinzione e definizione di ciò che è giusto e sbagliato, morale e immorale nel contemporaneo mondo dei principi etici. 

Non è detto, infatti, che “un principe che può fare quello che vuole è un pazzo; un popolo che può fare ciò che vuole non è savio” (Machiavelli). E si ritorna, dunque, al caro e vecchio “Fine che giustifica i mezzi”; nel momento in cui, per adempiere ad una (presunta) garanzia di benessere universale, si ignora il naturale bisogno di trasparenza proprio dell’uomo, si tradisce, secondo Snowden, il principio su cui si fondano gli Stati Uniti: la libertà.

Ritorno all’umano 

Snowden, dopo aver portato il peso dell’intera – letteralmente – umanità è vittima di un tale processo di offuscamento del reale e ottundimento che finisce col constatarne le conseguenze perfino sul proprio corpo, ammalandosi di epilessia.

Con Edward Joseph Snowden che alla fine decide di opporsi a questo radicale processo di disumanizzazione come Guy Montag che in Fahrenheit 451 decide di riacquistare la propria soggettività divenuta parte dell’immobile materia del mondo, non ci troviamo dinanzi alla solita storia di eroismo patriottico alla Clint Eastwood, ma ad una reale esigenza di verità.

E per questo, Oliver Stone ci esorta a Salvare il soldato Snowden

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