Luke Cage - CineFatti

Luke Cage: 5 pro e contro

Pro e contro in 5 punti per parlare di Marvel’s Luke Cage – di Fausto Vernazzani.

Netflix è il network che ha scagliato la prima pietra, il servizio di VOD ha voluto essere il primo canale audiovisivo senza peccati, o almeno tenta di esserlo. I tre supereroi del suo piccolo Marvel Cinematic Universe ne sono la prova: un cieco, una donna e un afroamericano, Luke Cage.

Il MCU della Disney è sempre stato carente sul fronte diversità e ancora mancano anni all’esordio del primo supereroe afroamericano (Black Panther) e anche allora sarà difficile replicare Luke Cage, uno show che divide perché rispetto a DaredevilJessica Jones è una serie politica.

Restano dei difetti, notati da molti lanciatisi con aspettative elevate, prodotte dall’altissima qualità delle stagioni precedenti. Ecco perché evitiamo di scrivere la consueta recensione e preferiamo discuterne in 5 pro e contro: deciderete voi da che parte penderà l’ago della bilancia.

Colonna Sonora

Togliamoci il dente: la soundtrack di Luke Cage è perfetta. La serie stessa andrebbe recensita solo se forti conoscenti della scena hip hop – non solo per i continui riferimenti allo scontro Biggie vs Tupac. Negli episodi più bui è la luce che spinge a cliccare play sull’episodio successivo.

Eccola qui per intero, tutta vostra:

Ritmo e vitalità

È il principale difetto: dopo un paio di episodi ben assestati, Luke Cage cala. Inizia coi medesimi presupposti di DaredevilJessica Jones, con un eroe affranto dai conflitti interiori e un villain temibile. In Luke Cage tutto ciò si frammenta e dal secondo all’ottavo episodio i tempi si rallentano.

I pazienti avranno di che apprezzare: la regia (c’è un certo Vincenzo Natali tra i tanti), Mike Colter – casting perfetto come Charlie Cox e Krysten Ritter prima di lui -, e il certosino lavoro di scultura dei personaggi secondari. In termini di trama purtroppo siamo assai carenti.

I mille volti del male

Mahershaza Alì era stato introdotto come la nemesi di Luke Cage, ma così non è ed è bene saperlo in partenza: la corrotta politica Alfre Woodard, il megalomane Diamondback di Erik LaRay Harvey, e il subdolo “Shades” di Theo Rossi meritano di essere considerati più di Alì.

Se da un lato può essere un pregio, la scarsa forza di ognuno di questi per lunghi tempi decisamente morti rende grosse fette della serie prive di mordente e/o cose da dire. Un peccato si debba aspettare così tanto, interrogando l’orologio in continuazione, per aprire il vaso di pandora e far vedere in faccia il vero nemico di Luke Cage, la serie.

Black Lives Matter

Parole di Method Man:

C’è qualcosa di forte nel vedere un uomo nero a prova di proiettile e senza paura.

Conosciamo intorno al nono episodio il villain di Luke Cage, ed è il sistema contro cui si batte la comunità afroamericana: corruzione e cattiva politica (Woodard), un ambiente dove l’unica certezza è che la malavita ti prenderà, che tu lo voglia o meno. Non esiste alcuna libertà ad Harlem.

Solo andando avanti (always forward recita Pop) si potrà arrivare all’istante in cui sarà possibile scegliere la propria strada: redenzione o morteCity of God di Fernando Meirelles ha più somiglianze con Luke Cage di qualunque altro supereroe Marvel di proprietà della Disney.

Il movimento Black Lives Matter non sarà citato apertamente, ma la sua presenza è ovunque: un afroamericano fermato da agenti armati solo perché cammina, un uomo in fuga perché nero, non perché sa di essere colpevole. Luke Cage è uno show politico, altro che Empire.

The End

Netflix ha avuto coraggio, ma non a sufficienza. Superare il solito conflitto tra bene e male è necessario per innovare il genere supereroistico, tuttavia è necessario farlo anche nella struttura e il finale risente di questa decisione. Il finale della prima stagione Luke Cage è il peggiore delle serie MCU.

Sarà perché è assente il momento catartico, la dolorosa lotta fisica come metafora della battaglia interiore, saranno tante cose, comprese le anticipazioni per la prossima stagione, ma come episodio conclusivo è davvero pessimo. È un po’ come se Luke Cage fosse finito al dodicesimo.

Forse Luke Cage poteva durare la metà.

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