Un padre, una figlia - Cristian Mungiu

Un padre, una figlia (Christian Mungiu, 2016)

Un padre, una figlia: il mondo delle raccomandazioni secondo Christian Mungiu.

Torna Christian Mungiu 4 anni dopo il destabilizzante Oltre le colline e 9 anni dopo il film che lo rese conosciuto al mondo, 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni.

Un padre, una figlia è un film che si presenta da subito come atipico per il regista rumeno, poiché affronta un soggetto molto più leggero rispetto ai suoi standard, più ancorato all’ordinario, alla vita comune.

Al centro di tutto, come suggerisce il titolo italiano (Bacalaureat quello originale), c’è un padre medico disposto a tutto pur di assicurare un futuro promettente alla propria figlia, che se passerà la maturità con una buona media potrà accedere ad una borsa di studio per andare in Inghilterra.

Un terribile incidente il giorno prima dell’esame però renderà le condizioni psicologiche della ragazza più instabili. Così il padre cercherà di trovare una soluzione poco ortodossa e, tramite uno scambio di favori, si rivolgerà al preside della scuola affinché venga chiuso un occhio sulla valutazione della figlia.

Un’apparentemente piccola infrazione etica e legislativa che gli costerà caro.

Una regia invisibile

Mungiu propone sulla carta un soggetto inaspettato per i suoi standard, una storia estremamente ancorata alla contemporaneità ma priva di quella volontà di sconvolgere a tutti i costi che aveva caratterizzato i suoi precedenti lavori.

E messa da parte la sua ingombrante e virtuosistica presenza autoriale, in Un padre, una figlia Mungiu decide di dedicarsi interamente alla messa in scena del racconto e dei suoi personaggi, rendendosi quasi invisibile. Si tratta infatti di un film molto più indirizzato al grande pubblico che in passato.

Il merito va soprattutto ad una sceneggiatura incredibilmente ben congegnata, che Mungiu mette in scena con la solita maestria, alternando tra scene di massa e momenti più intimi, nascondendo abilmente alcuni meravigliosi piani sequenza assolutamente funzionali al racconto, senza, quindi, appesantirne assolutamente la forma.

Una storia universale

Bellissimo, comunque, il personaggio del padre. Un uomo comune e una brava persona, mosso da nobili intenti, solo così ossessionato dal voler controllare la vita di sua figlia da soffocarla letteralmente.

Ed una storia apparentemente semplice, che avrebbe potuto benissimo essere ambientata in Italia senza dover cambiare una virgola dalla sceneggiatura, diventa grazie allo sguardo di Mungiu un dramma estremamente profondo sul meccanismo delle raccomandazioni di una società martoriata dalla corruzione.

Un film universale che parla della Romania per parlare dell’Europa tutta. Un film che appassiona facendoci riflettere sull’importanza della libertà individuale dei nostri figli, del ruolo dei giovani, dell’importanza di credere in un cambiamento. Tutto questo parlando semplicemente di un padre e una figlia. Insomma, un grandissimo film.

Victor Musetti

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