One More Time with Feeling - CineFatti

One More Time With Feeling (Andrew Dominik, 2016)

One More Time With Feeling: il mito di Nick Cave nel documentario/videoclip di Andrew Dominik – di Victor Musetti.

Per parlare di un film come One More Time Time With Feeling di Andrew Dominik è inevitabile fare un confronto con il bel 20 000 Days On Earth della coppia Iain Forsyth e Jane Pollard uscito nelle nostre sale meno di due anni fa.

Strutturato molto più come un documentario puro e classico, come se ne facevano a cavallo tra i ’60 e i ’70 (la ricerca spasmodica di un aspetto retrò è evidente a partire dall’utilizzo del bianco e nero) One More Time With Feeling racconta e mette in scena, senza una struttura vera e propria, il lavoro di registrazione dell’ultimo disco di Nick Cave nel suo studio.

Da una parte quindi assistiamo alle esecuzioni integrali delle canzoni, riprese in modo sontuoso con un enorme carrello circolare armato di dolly, dall’altra a farla da padrone è la voce di Cave che, onnipresente, si lascia andare in un flusso di parole sconnesso rendendo la visione del film a tratti estenuante.

Mentre nel film della coppia Forsyth/Pollard il lavoro era tutto incentrato sulla decostruzione del mito della rockstar, andando a ritroso per ritrovare i motivi che lo avevano spinto a scegliere una vita di creazione incentrata su sé stesso, nel documentario di Andrew Dominik si da’ per scontato sin dall’inizio che Nick Cave sia un mito. O forse, addirittura, una divinità.

Raccontare Nick Cave

Dominik cerca di far coincidere le immagini alla voce off di Cave, ma i risultati migliori li ottiene quando cerca di raccontare qualcosa. Ed è infatti questa forse la cosa più riuscita del film, il fatto di concentrarsi su di un aspetto solo, probabilmente il più forte e significativo: la morte del figlio Arthur Cave.

In questo senso il film diventa davvero interessante quando si concentra sull’analisi del rapporto tra il lavoro dell’artista e l’elaborazione del trauma. Tutti dicono che i traumi e le sofferenze aiutino l’arte, ma secondo Cave le esperienze drammatiche, semplicemente, eliminano lo spazio per la creazione.

Dominik sembra molto in difficoltà a far emergere veramente il suo sguardo, e si lascia andare in alcuni estetismi, tra cui dei movimenti di macchina digitali un po’ azzardati, forse più adatti a un videoclip che a un documentario di questo tipo.

Ma ciò che eleva davvero qualitativamente One More Time With Feeling da altri lavori di questo genere è senza dubbio la straordinaria fotografia (in 3D) del mostro Benoît Debie (Enter The Void, Spring Breakers), che riesce a far emozionare con una geniale sequenza verso la fine del film in cui la macchina da presa entra letteralmente dentro la testa di una cantante.

Se non fosse insomma per lo straordinario comparto visivo, One More Time With Feeling ci darebbe ben poco a livello emotivo, ma resta comunque un lavoro cinematograficamente soddisfacente, sicuramente imperdibile per tutti i fan del cantautore australiano.

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