Nuovo-Cinema-Paradiso

Perché il cinema è (e sarà sempre) di tutti

di Francesca Fichera.

Proporre Martyrs per una serata in famiglia? Il cavallo di Torino ad un cineforum per bambini? Non è proibito, è ovvio, però neppure consigliato. Se si arriva ad avvertire che “non è un film per tutti“, la ragione c’è. Ma dire lo stesso del cinema, be’, significa tutt’altro. E lì, invece delle ragioni, troviamo errori.

Il primo di questi sta nel considerare il proprio modo di intendere il cinema come universale: certo, esistono aspetti oggettivi e condivisibili da prendere in considerazione (come per ogni tecnica che si rispetti, d’altra parte), ma al di là di questi vi è il territorio, nudo, selvatico e senza limiti, della libera interpretazione: ciò che per uno sarà arte per l’altro sarà intrattenimento – e non sta scritto da nessuna parte che le due dimensioni si escludano a vicenda.

Allora il cinema non è arte?

Non è questo il punto: lo è, piuttosto, il chiedersi se lo sia sempre, e solo perché qualcuno l’ha detto o qualcun altro ne è convinto; dimenticando, molto più spesso di quanto si pensi, che il cinema costituisce prima di tutto un linguaggio nato in seno a una tecnologia specifica che ne ha determinato i modi di espressione e diffusione. Una lingua dalla grammatica seriale, compimento e insieme potenziamento della rivoluzione industriale ottocentesca: riproduzione in serie di fotogrammi che, a sua volta, nasce per riprodurre, in tempi, luoghi e frequenze diverse, l’evento della visione; e, di conseguenza, della fruizione di quella (supposta) Arte che, sia per amore e sia per convenzione, è stata definita ‘Settima’, ed è unica pur non essendolo.

Cinema Lumière

Quindi, spingendosi al di là del problema dell’aura – ampiamente affrontato dal caro e ben più esperto di noi Walter Benjamin – resta quello della popolarità; che più che un problema, in realtà, è una caratteristica. Sin dalla prima proiezione infatti, il 28 dicembre 1985 in quel del Boulevard des Capucines di Parigi, il cinema ha parlato al pubblico – senza il quale, del resto, non sarebbe né sarebbe mai stato – del suo stesso mondo: ha mostrato Parigi ai parigini, le strade a chi camminava, le auto a chi guidava, il treno a chi viaggiava. Ha raccontato la società di massa alla società di massa, consacrandosi a suo prolungamento interno. Ed ha fatto nascere nuovi usi, costumi, momenti collettivi; nuovi modi per e di emozionarsi.

Che fosse nella storia o nella violenza delle immagini, la causa di un’emozione inedita attende, sin da allora, di essere trovata. Ci si immerge, mente sensi e corpo, in un’esperienza da cui, in un modo o nell’altro, per un tempo lungo o breve, si esce trasformati; perfino dalla noia. La gente mormora, spalanca gli occhi, si addormenta. Fuori dalla sala chiacchiera, commenta, o medita in silenzio. E, da qualche anno a questa parte, scrive. Del linguaggio come, soprattutto, delle emozioni che quel linguaggio è stato capace di suscitare.

Perché il cinema non è soltanto di chi lo studia (o lo fa)

Tutto questo preambolo – e grazie ai coraggiosi che lo hanno letto fino in fondo – per sostenere ciò che segue: il cinema, in quanto produzione di senso (artistica o meno), si espone; sollecita affinché venga visto, esplorato, senza filtri né distinzioni; rivolgendosi a tutti. E i ‘tutti’ sono gli spettatori: il ragazzino che porta la fidanzata in sala il sabato sera, l’habitué dei cineforum, il giornalista culturale, il critico, lo studioso, il sociologo, la coppietta di anziani sul divano davanti al televisore, il cinefilo saltuario e quello convinto. Tutte persone che, bene o male, restituiranno una “visione della visione”, un livello – o più – di lettura. Superficiale? Errato? Non importa. Conta che è legittimo perché il cinema, per quello che rappresenta, vuole così: vuole anche che si sbagli, che si dicano stronzate sul suo conto. Purché se ne parli, verrebbe da dire, e un po’ è vero.

Cinema e Fantozzi

Perciò, anche se  ho studiato Storia e critica del cinema e non c’è giorno che non consulti Guardian Film e Imdb né settimana che passi senza guardare almeno sei film, leggere post su Facebook in cui si dice “non ho mai visto Arancia Meccanica, me lo consigliate?“, oppure “a me il cinema di Federico Fellini annoia“, o ancora “Checco Zalone fa ridere, che palle che siete!” non mi dispiace affatto. Perché chi parla e scrive così, pur trascurando, sì, aspetti fondamentali – e cioè tecnici – del linguaggio cinematografico, mi sta comunque parlando di cinema; della sua, personalissima maniera di intenderlo, di accedervi; della pancia anziché della mente, che fa comunque parte del gioco.

D’altra parte, a uno spettatore casuale, a un “non addetto”, non potrò mai chiedere qualcosa di diverso, né arrabbiarmi con lui per la mancanza di educazione al gusto o alla tecnica che il suo stato non presuppone necessariamente ma a cui, piuttosto, bisognerebbe indirizzarlo con cortesia e pazienza. Nel tempo e senza forzature. Agli studenti del DAMS, agli aspiranti critici cinematografici, ai blogger cinefili che popolano la rete, ai professori, invece, chiederò altro e di più: pretenderò, quanto meno, che si informino. Che frequentino il cinema, che ne studino le tecniche, le teorie, le critiche altrui. Che lo realizzino, anche? Non per forza: una sala aperta solo agli addetti ai lavori è come una Dead Poets Society di ragazzini che si leggono a vicenda i propri versi prima di andare a dormire. Edificante, certo, ma a parte le pacche sulle spalle cosa cambia? E poi, scusate, se una parete è tinta bene o tinta male non ci vuol mica un altro imbianchino per capirlo: non tutti gli abitanti delle case saprebbero anche costruirle.

Cinema e Zerocalcare

E sì, paghiamo il prezzo di un’abbondanza di sazietà di scrittura che ha cancellato e ristabilito qualsiasi confine, grazie alla quale per essere esperti di qualcosa è sufficiente autoproclamarsi tali. Però non sarebbe il caso di prendere un bel respiro, calmarsi, e relativizzare? Smettere di inveire contro chi, secondo noi, ha sbagliato tutto? Se non altro, perché comunque non ascolterebbe – e io infatti sto per concludere quello che, con ogni probabilità, sarà considerato un soliloquio. E perché, a meno che non scriva su Repubblica o abbia un posto da docente universitario, farà un numero di danni molto inferiore a quanto si teme.

Se proprio ci teniamo tanto a preoccuparci, che sia per loro, no? [SEGUE ELENCO ASSOLUTAMENTE REALISTICO E VERITIERO] Per i prof. di Storia del cinema che “dopo gli anni Ottanta ho smesso di aggiornarmi“, i critici nelle platee dei festival che “ragazzi, se non ci sono i sottotitoli poi raccontatemi la storia” (e sono pagati), i blogger che si danno dei “cinofili” e cancellano i commenti avversi.

Un post non fa primavera, mentre tutto questo ha formato le stagioni: quelle in cui qualcuno può arrogarsi il diritto di sentenziare “il cinema non è per tutti” giustificandosi con “io lo studio”. E dimenticando che no, la cultura non è una gara a chi ce l’ha più grosso, né tanto meno una fiera delle vanità e delle apparenze. Perché, a quel punto, la pancia è quasi meglio.

 

 

2 pensieri su “Perché il cinema è (e sarà sempre) di tutti

  1. giusto. Nondimeno ci vorrebbe anche un pizzico di umiltà da parte di chi si avvicina a un’arte, a un lavoro, a qualsiasi cosa.
    Poi ti consiglio un bellissimo libro basato su 25 lezioni di 25 autori e maestri della settima arte. Quasi tutti pur parlando di linguaggio e grammatica non ci prestano molta attenzione. Ecco anche codesta ossessione,andrebbe rivista alla luce de: impari l’arte e mettila da parte. Poi fa un po’ come te pare

    Mi piace

    1. Grazie, Davide! Sì, su quanto dici in chiusura ci sarebbe da scrivere un articolo a parte: molte letture critiche del cinema sono profonde e sapienti pur non peccando di pedanteria nell’analisi di tutti gli aspetti linguistici. Diciamo che se si è imparata l’arte (mettendola da parte), in qualche modo si vede!
      p.s. mi daresti maggiori informazioni sul libro che menzionavi?

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.