Carol - CineFatti

Carol (Todd Haynes, 2015)

La morte di David Bowie ne ha rievocato lo straordinario Velvet Goldmine, le nomination ai Golden Globes e il successo di critica incensato il suo Carol, spianandogli la strada verso gli Oscar. Ma è tutto oro ciò che luccica? Di sicuro, chi conosce almeno una parte della filmografia di Todd Haynes non si stupirà di trovarci dentro una storia di amore e società ai tempi degli anni ’50, vista la poetica visione regalataci in precedenza con Lontano dal paradiso (2002). Qui però la farina viene dal sacco di Patricia Highsmith che, con il romanzo Il prezzo del sale, ha fornito a Phyllis Nagy lo spunto giusto per sceneggiare l’ultimo dramma del regista statunitense, uno di quelli per cui vale il detto “pochi ma buoni”.

Girato in un Ohio che si divide fra aride distese verdi-azzurre ed ampie dimore illuminate d’oro (fotografia di Ed Lachman, come per Lontano dal paradiso), Carol si apre con un incontro fatto più di sguardi che di parole; incontro che viene poi interrotto da un effimero deus ex machina, lasciando spazio alla serie di flashback su cui regge l’intera storia. Come si sono conosciute le donne sedute al tavolo? Perché si guardavano in quel modo? V’è certamente del tenero, ma ha già avuto un seguito oppure attende di esplodere? La regia risponde quasi subito, entrando nella vita di Therese (Rooney Mara), attraverso – letteralmente – i suoi dettagli, per arrivare a dire in che maniera vi è entrata a sua volta la bionda Carol, superbo esempio di protagonista femminile vestito da Cate Blanchett.

Giocare con i trenini piuttosto che con le bambole, o dire un no di troppo, sono solo alcuni dei possibili particolari che fabbricano l’unicità di un’esistenza; Carol, sia film che personaggio, li afferra subito, ancor prima che chi è padrone di quell’esistenza – la Therese della storia da una parte, il pubblico dall’altra – sia in grado di riconoscerli. Così avviene la lenta rivoluzione; quella che, nell’ultimo film di Haynes, si avvale di un tempo cremoso, che scorre e si arresta nei momenti giusti, diventando un tutt’uno coi dettagli di cui parla e facendo di quel “si ritorna sempre al punto di partenza” pronunciato da Carol non soltanto il senso ultimo ma, anche e soprattutto, la struttura stessa del racconto.

Il vero fulcro però, guizzo vitale di un’opera che nello sforzarsi di essere ciclica cade più di una volta nella ridondanza (perdonabile soprattutto quando diventa musica di Carter Burwell), è la Blanchett: contro di lei s’infrange l’onda di ogni difetto, dalle piccole inesattezze dello script alla monoespressività ingessata e insipida di Mara. Non hanno torto coloro che parlano della sua interpretazione come di quella “della vita”, la più matura ed elegante dopo Elizabeth. Ed elegante è pure Carol di Haynes, Carol il film che, nel suo interrogarsi sul perché i corpi reagiscano o meno fra loro, nel suo narrare l’amore per sé sotto il pretesto di quello per gli altri, scambia il realismo del compromesso con l’eroismo tragico dell’idealismo (quello un po’ cieco). E ciò che guadagna in verità lo perde in magia. Un quid che fa rimpiangere la linearità struggente di Lontano dal paradiso ma dona, al suo posto, un sospiro di sollievo.

Francesca Fichera

2 pensieri su “Carol (Todd Haynes, 2015)

  1. Sei la prima che leggo che critica l’interpretazione di Rooney. E non certo senso ti do ragione anche se, da un certo punto di vista, lo richiede anche il personaggio. Mi trovi invece puntualmente d’accordo sulla magnifica interpretazione della Blanchet.
    Dal canto mio ho trovato bellissimo il finale, un finale che lascia la scelta all’altra. L’ho trovato estremamente poetico.

    Mi piace

    1. E lo è (poetico). Perché l’amore è anche e prima di tutto rispettare se stessi… E, visto che da cosa nasce cosa, dal rispetto per sé nasce quello verso gli altri.
      Sono pazzi coloro che hanno definito la relazione di questo film “noiosa”: è semplicemente felice! :)

      (sì, sembra che gli preferisca Lontano dal Paradiso, e in parte è così, ma solo perché marcava in maniera dolente ed efficace la critica sociale)

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.