Tempête (Samuel Collardey, 2015)

di Victor Musetti.

Dopo aver vinto nel 2008 il premio come miglior film della Settimana Internazionale della Critica con L’Apprenti, Samuel Collardey è tornato a Venezia, questa volta in Orizzonti, con Tempête, la toccante storia vera di Dominique Leborne che ha valso al suo protagonista il premio come miglior attore della sezione.

Dominique, 36 anni, è un marinaio da quando ne ha 16 e trascorre almeno tre settimane al mese in mezzo al mare a bordo di un peschereccio. Nonostante le sue lunghe assenze i suoi figli, Maylis e Matteo, hanno comunque deciso di vivere con lui dopo il divorzio dei genitori. Quando però un giorno sua figlia Maylis rimane accidentalmente incinta, Dominique si rende conto di quanto il suo lavoro gli impedisca di essere veramente presente per la sua famiglia. Deciderà quindi di ristabilire le sue priorità investendo su un’attività in proprio che gli permetta di potersi occupare suoi figli, ma Maylis è ormai tornata a vivere da sua madre e non vuole più parlare con lui.

La cosa che rende Tempête un racconto estremamente sentito prima di ogni altra cosa è il fatto che non ci sia niente di inventato. Tutti i personaggi infatti, a partire da Dominique fino ai suoi figli, interpretano sé stessi e la storia raccontata rispecchia più o meno fedelmente qualcosa che si è verificato realmente. Tutto ha avuto origine con l’incontro tra Samuel Collardey e il pescatore Dominique Leborne. Collardey ha visto nella sua storia personale un materiale interessante per un film e ha deciso quindi di metterlo in scena utilizzandone i veri i protagonisti.

Quello che viene fuori da questo strano esperimento è in realtà un racconto estremamente toccante, anche e soprattutto grazie alla bella presenza del personaggio di Dominique Leborne e, si presume, grazie all’incredibile lavoro di Samuel Collardey nel dirigere non professionisti facendoli sembrare attori in tutto e per tutto. Non vi è mai in nessun momento la sensazione che la recitazione sia falsa o costruita, anzi, proprio in virtù del fatto che la storia interpretata dai personaggi sia stata vissuta realmente sulla loro pelle fa sì che tutti, figli compresi, recitino senza recitare. Mettono in scena la propria vita, i propri rapporti e i propri caratteri.

Samuel Collardey, che probabilmente per una maggiore intimità con gli attori si occupa anche della fotografia del film, mette in scena a sua volta questa storia reale senza manipolazioni evidenti, ma con un ritmo e una capacità di sintesi che non virano mai verso il documentario, anzi. Tempête è proprio un film che non ha niente da invidiare ad una messa in scena con attori professionisti ma che, al contrario, trova il suo punto di forza nella sua capacità di rendere cinematografica la realtà senza che questo gli faccia perdere in verità e credibilità emotiva. Insomma Tempête è un grande film per il grande pubblico, forse addirittura il film più accessibile di tutta la sezione Orizzonti di quest’anno e, proprio per questo, non mancherà di far parlare di sé ancora molto in futuro.

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