Wednesday, May 9 - CineFatti

Un mercoledì di maggio (Vahid Jalilvand, 2015)

Un mercoledì di maggio e il buon cinema iraniano – di Victor Musetti.

Dopo l’ottimo Melbourne dell’anno scorso presentato nella Settimana della Critica alla Mostra del Cinema di Venezia e i vari Jafar Panahi e Asghar Farhadi degli ultimi anni, è ormai inutile sottolineare quanto di buono ci stia regalando e ci abbia regalato il cinema iraniano nell’ultima decade. Un mercoledì di maggio, di Vahid Jalilvand e presentato quest’anno in Orizzonti, non fa eccezione, portando in alto l’asticella qualitativa di questa sezione del festival e tenendo altrettanto alti i riflettori puntati sulla situazione sociale di un paese così pieno di contraddizioni e politicamente controverso come l’Iran.

Un annuncio particolare

La storia ruota intorno ad un insolito e all’apparenza assurdo annuncio pubblicato su un quotidiano locale. Un uomo promette di donare 30 milioni di Rial ad una persona che ne abbia bisogno. L’uomo, che si chiama Jalal, quando vedrà riversarsi nella strada sotto l’ufficio centinaia e centinaia di persone disperate, si renderà conto di aver creato una situazione ingestibile e non saprà più a chi dare i soldi.

Parallelamente vediamo la storia di due donne a cui quei soldi cambierebbero radicalmente la vita, una è Lelia, ex fidanzata dello stesso Jalal alle prese con un marito in sedia a rotelle, l’altra è Setareh, giovane sposa incinta ripudiata dalla famiglia e in cerca dei soldi per fare uscire suo marito dal carcere in cui si trova.

La narrazione tripartita

La struttura narrativa scelta da Jalilvand per raccontare questa complicata storia ad incastro è abbastanza insolita.

Si comincia infatti da un punto di vista, quello di Lelia, che ci introduce fin dall’inizio ad una situazione tragicamente insostenibile, ovvero il conflitto interiore di un uomo limitato fisicamente dalle conseguenze di un terribile incidente che, incapace di passare oltre il proprio orgoglio e logorato dalla sensazione di impotenza in cui si trova in un momento di così forte gelosia, non riesce ad accettare l’aiuto di un uomo che molto probabilmente, secondo lui, nutre ancora un interesse molto forte nei confronti di sua moglie.

Questa linea narrativa però è poi drasticamente messa da parte (e sinceramente viene da chiedersene il motivo), a favore di quella di Setareh, la ragazza sposatasi in segreto che, in seguito a una colluttazione tra suo marito e gli altri membri della sua famiglia, si trova sola, senza una casa e con un figlio in arrivo.

Il peso dell’ingiustizia

Jalilvand affronta con rispetto e dedizione i drammi di tutti i suoi personaggi ma, proprio come Jalal, si rende presto conto di quanto, di fronte all’obbligo di operare una scelta, non si possa rendere giustizia a uno senza trascurare tutti gli altri.

Ed è in questo senso che la scelta narrativa di Jalilvand risulta particolarmente interessante, poiché non ci si può occupare bene di qualsiasi problema, ma ci si può occupare bene sicuramente di un problema alla volta.

Con uno stile registico che ricorda a momenti Una Separazione di Farhadi, Un mercoledì di maggio è un film ambizioso nel suo voler trattare un tema così alto con un linguaggio così avvincente. Molta camera a mano quindi a supporto di una serie di interpretazioni da parte degli attori protagonisti una più convincente dell’altra.

Insomma Un mercoledì di maggio è ancora una volta un film dall’Iran che troverà facilmente i suoi estimatori all’estero. E non stupirebbe anche di vederlo ricompensato con qualche premio importante alla fine della Mostra.

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