Blanka (Kohki Hasei, 2015)

di Victor Musetti.

E anche il terzo film presentato del Biennale College di quest’anno è un piccolo successo produttivo. Blanka, questo il titolo del film del giapponese Kohki Hasei, è un piccolo crowd-pleaser che piacerà ai molti sfiniti dall’inaccessibilità della maggior parte dei prodotti di quest’anno a Venezia. C’è da dire che, rispetto ai lavori degli anni passati del Biennale College (l’anno scorso l’unico dei tre veramente vendibile era Short Skin), da questa edizione verranno fuori tre prodotti molto differenti tra loro e ognuno con un pubblico di riferimento preciso e diverso su cui puntare.

Blanka, che dà il titolo al film, è una ragazzina di 11 anni costretta a vivere in mezzo alla strada. Ciò di cui è maggiormente capace è rubare, attività che le permette di racimolare un considerevole quantitativo di denaro seppur con il prezzo da pagare dell’ostilità degli altri bambini del quartiere, anch’essi affamati ma molto meno scaltri di lei nel trovare soluzioni. La vita di Blanka subisce una svolta considerevole in seguito al suo incontro con Peter, un vecchio musicista di strada completamente cieco che le insegnerà il valore dell’amicizia oltre a farle scoprire un dono di cui era completamente ignara: il canto.

L’idea alla base di Blanka non solo non è originale ma non è nemmeno così interessante. Il fatto di mettere in scena la povertà delle strade di Manila, dove è ambientato il film, con una tale patina estetizzante è qualcosa che difficilmente si perdonerebbe ad un prodotto di alto livello (cosa che succedeva, ad esempio in The Millionaire). Non solo, anche dal punto di vista della sceneggiatura il film si muove in una sequela di ingenuità narrative imbarazzanti che possono giusto passare per buone di fronte ad un pubblico molto giovane o semplicemente molto poco istruito.

Ed è qui che la storia della piccola fiammiferaia filippina assume una dimensione tutta sua, ovvero quella della fiaba per un pubblico disimpegnato. Visto infatti in un festival come quello di Venezia, dove il cinema d’autore duro e puro la fa da padrone, un film come Blanka risulta facilmente fuori posto, non avendo al suo interno ambizioni artistiche particolari né, tanto meno, una qualsiasi apparenza di voler essere un film socialmente impegnato. Preso per quello che è però Blanka risulta essere in grado di fare una cosa per niente scontata: intrattenere.

Con quei pochi elementi che si è messo a disposizione e anche a discapito del piccolissimo budget Kohki Hasei ha in realtà confezionato un prodotto senz’altro dignitoso, che non sfigurerà assolutamente in un circuito festivaliero successivo alla Mostra. Oltre a non annoiare infatti il film regala anche degli isolati momenti emozionanti, soprattutto grazie all’azzeccatissima figura del musicista che sopperisce alle mancanze recitative della pur brava bambina protagonista. Insomma, Blanka ricorda molto un film che fece molto parlare di sé qualche anno fa, anche quello presentato a Venezia in Orizzonti, tale Wadjda, film modestissimo ma piacevole che i critici vollero per forza di cose elevare al rango di gran film. Che Blanka finisca per fare la stessa fine?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.