Nobody puts Fran in a corner – 10 teen movie da ricordare

Adolescenze d’altri tempi e 10 teen movie per ricordarle.

Tutti circondati di mostri e di dèi, non si conosce la calma“.

Marcel Proust

Non è facile, non è mai facile… soprattutto quando c’è la nostalgia di mezzo. E in questa lista dedicata ai teen movie ricordati (e anche un poco preferiti) dalla qui scrivente Frannie, di nostalgia ne troverete a iosa. Ma non è di quelle che “si stava meglio quando si stava peggio”, no: semplicemente, si era bambini con un piede nell’infanzia e l’altro nell’adolescenza, in quella pelosa e pallosa terra di confine che il grassoccio Baymax di Big Hero 6 definisce tecnicamente pubertà e i pomeriggi si trascorrevano sognando e sospirando le storie un po’ romantiche e un po’ acide dei film pomeridiani; quelli che, come Fame Dirty Dancing, i palinsesti televisivi non si stancavano mai di contenere.

Perciò qui troverete scelte obbligate come assenze che giudicherete insulse ma, d’altra parte, lo sapete: è il bel limite di top ten e affini, soprattutto se a guidarle sono le atmosfere sotto ai ricordi personali più che veri e propri giudizi di valore (ecco, sempre meglio motivare bene/mettere le mani avanti, non sia mai s’offende qualcuno).

10. Heathers (meglio conosciuto come Schegge di follia): molto probabilmente, senza questo film la traduzione cinematografica dell’intraducibile concetto napoletano di cazzimma non si sarebbe mai verificata. E anche, di conseguenza, una gran quantità di pellicole successive ispirate al lato oscuro dell’adolescenza, ai suoi campi minati, alle apparenze e ai sentimenti normali che, superando una sottilissima barriera, sfociano nella psicosi con cui convivono. Forse da sempre. Con gli indimenticabili Christan SlaterShannen Doherty (Brenda!) e Wynona Ryder.

9. Carrieper rimanere in tema di cattiverie adolescenziali e dei loro archetipi cinematografici – per la serie “tutto ciò che è venuto prima di Mean Girls” – non si può non citare il leggendario adattamento di Brian De Palma dell’omonimo romanzo d’esordio di Stephen King (tanto amore per lui). Il bullismo ai tempi della telecinesi? Come sintesi potrebbe anche andar bene, ma potrebbe svilire il livello l’angoscia e la tensione che si respirano in questa storia imbrattata di sangue, umano e di maiale.

8. The Breakfast Club: alleggeriamo i toni con una di quelle situazioni tipicamente sospese e ambigue che fanno in parte rimpiangere i tempi del liceo. Quei momenti in cui ci si trova costretti dalle circostanze a imbarazzanti faccia a faccia dai quali, come cantava Cristina d’Avena nella sigla di Piccoli problemi di cuore, potrebbe nascere “un’amicizia che profuma d’amore”. Al di là delle brutte metafore, in questo frangente è un dato di fatto che il film di John Hughes, con l’icona anni Ottanta Molly Ringwald, ha fatto scuola. E ha ispirato anche un episodio di Dawson’s Creek, giusto per ricordarlo a chi non si vergogna di averlo guardato.

7. 10 cose che odio di te: sembra già datatissimo, e del resto dalla sua uscita sono passati più di quindici anni, eppure questa versione teen de La bisbetica domata di William Shakespeare appartiene alle ultime luci del XX secolo. Nel cast, tutti giovanissimi, Jason Gordon-LevittHeath Ledger Julia Stiles. Contiene la giusta dose di momenti da facepalm e di romanticismo sfrenato, con quantità di zucchero illimitate, e introduce la (discreta) abitudine di accompagnare le immagini in serie con accurate playlist composte da successi pop e rock.

6. Animal Houseun passo indietro negli anni e avanti nell’età. Perché dello storico film di John Landis, inizio di un sodalizio miracolato con l’attore John Belushi che solo l’ingiustizia della vita avrebbe potuto troncare (come di fatto è stato); dello storico film di Landis sono protagonisti gli studenti del college, anziché i liceali, e quel torbido territorio (tutto americano) occupato e insieme rappresentato dalle confraternite, simbolo di una striscia di confine tra “quelli che si era” e “quelli che si sarà” dove si può ancora giocare duro e male.

5. Juno: sia lodata la logorrea quando è intelligente (e quindi anche Diablo Cody, se ne è lei l’autrice). Il che vuol dire: affrontare i problemi più seri che il tempo delle mele può portare con sé senza cadute retoriche e superficiali e, soprattutto, con levità (che non vuol dire leggerezza). Un lavoro atipico com’è anche atipico il rapporto amoroso in esso descritto – tra un tenerissimo Michael Cera e una straordinaria Ellen Page – privo di romanticismo inamidato e smielato, e dove al posto dell’invito al Prom ci sono caramelle in quantità e disarmanti duetti alla chitarra.

4. Nick & Norah: c’è Michael Cera pure qui, in compagnia stavolta di Kat Dennings e di una infinite playlist (come chiarito dal titolo originale del film) lunga una notte. Classico esempio di commedia sentimentale degli equivoci, dove un istante solo è in grado di generare un’infinita (appunto) reazione a catena, l’opera di Peter Sollett rivela di essere, in realtà, più dolce e acuta di quanto può sembrare. E porta all’estremo – cioè ne fa un discorso strutturale – l’oramai consolidata voga di caratterizzare le pellicole del genere con liste di canzoni (il più delle volte da spulciare, memorizzare e infilare nel proprio database).

3. Grease: prima di tutto, vennero gli anni Cinquanta. Gonne a ruota, giubbotti in pelle, decapottabili e drive-in affollati. Si canta e si balla ricordando il passato come se, paradossalmente, non fosse mai trascorso: grazie a questo mitico musical, infatti, è un po’ come se restasse sempre uguale a se stesso. Lo sappiamo, lo sappiamo, la verità è un’altra: il John Travolta di Danny Zuko non molleggia più come allora, e quando sale sul palco trasforma Idina Menzel in Adele Dazeem. Però la sua grandezza rimane impressa, e precede tutti gli svarioni del mondo: impossibile non venirne travolti, ora come allora.

2. Dead Poets Society (ma per noi sarà sempre L’attimo fuggente)in alto i fazzoletti. Adesso che Robin Williams non c’è più, forse occorrono altri pacchetti ancora. Lui, il professore che illumina il collegio maschile Welton portando entusiasmo e scompiglio, il genio e la sregolatezza, rimarrà in eterno il capitano mio capitano che ha fatto venire voglia a tutti di mettersi in piedi sui banchi a recitare poesie. E, in più, ha insegnato a intere platee che nella vita bisogna diffidare dalle persone che mettono le pantofole l’una accanto all’altra, perfettamente allineate. Grazie, Robin, e grazie, Peter Weir.

1. Sixteen Candles: “mettere baby nell’angolo”, sentirsi esclusi e dimenticati perfino il giorno del proprio compleanno. A chi non è mai capitato? E quindi vince l’atmosfera, il valore affettivo per antonomasia, quel desiderio di sciogliersi ancora davanti al ciuffo di Jake Ryan (Michael Schoeffling) e al “e vissero felici e contenti” detto con le parole e i colori degli anni Ottanta. Molly Ringwald ancora una volta detta legge – con l’aiuto di John Hughes – e John Cusack, per una volta, non ci sta antipatico: una luce soffusa e una storia a lieto fine possono tutto, specialmente se fanno bene al cuore.

Sixteen Candles - Top Teen Movie

Francesca Fichera

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