Italiano Medio (Maccio Capatonda, 2015)

Con Italiano Medio Maccio Capatonda parte alla conquista del cinema.

Marcello Macchia, in arte Maccio Capatonda, è sempre stato una sorta di outsider. Uno che negli anni è riuscito a crearsi una foltissima schiera di appassionati grazie alla diffusione a tappeto su YouTube (di cui è stato forse il primo vero fenomeno italiano senza aver mai fatto nulla per esserlo) dei suoi sketch mandati in onda nella trasmissione Mai Dire…, senza però mai macchiarsi davvero le mani nel mondo dello spettacolo.

Oggi la situazione è cambiata parecchio. Marcello Macchia, proprietario di una redditizia casa di produzione, è riuscito ad entrare a pieno titolo nel mondo mainstream con la serie di successo Mario trasmessa su MTV e adesso con un film prodotto e distribuito da Medusa Film pubblicizzato su scala nazionale come un vero nuovo fenomeno della commedia italiana.

Nato come una versione allungata dell’omonimo finto trailer (parodia di Limitless) andato in onda nel 2012 nella trasmissione Ma anche no, Italiano Medio, forte del successo della serie Mario, cerca di mettere più carne al fuoco possibile recuperandone, oltre che un protagonista interpretato da Maccio stesso, i comprimari storici Herbert Ballerina, Ivo Avido, Anna Pannocchia, Lavinia Longhi e Rupert Sciamenna.

La storia? La solita già vista nel trailer, quella di Giulio Verme, un uomo frustrato dalle ingiustizie della società, convinto ambientalista e difensore di valori ormai perduti che, tramite una speciale pillola che riduce le capacità del suo cervello, si trasforma nel più estremo stereotipo dell’italiano medio, ossessionato dalla discoteca, dal sesso e dai reality show.

Scrollatosi di dosso la reputazione di cazzone (mi scuserete per l’espressione colorita, mai come in questo caso così appropriata) Maccio è oggi in grado di proporsi come regista e attore nel vero senso del termine, anche e soprattutto grazie alla capacissima troupe che è riuscito a riunire intorno a sé (che purtroppo non è la stessa di Mario, scaricata all’ultimo momento a favore di alcuni mestieranti imposti dalla produzione, tra cui spiccano il direttore della fotografia de I soliti idioti Massimo Schiavon).

Visto l’ottimo livello tecnico della seconda stagione di Mario, che nel suo piccolo regalava alcuni dei momenti di cinema italiano più belli dell’anno, non è una sorpresa scoprire che l’esordio al cinema di Maccio Capatonda sia un film confezionato e girato benissimo.

Sin dal bellissimo incipit, che sulla falsa riga di Amélie Poulain ripercorre le tappe cruciali dell’infanzia del protagonista, Italiano Medio sorprende nel suo volersi mostrare a volte colto e cinefilo nei modi più inaspettati.

Sono tante infatti le citazioni dichiarate ad alcuni classici del cinema (alcune un po’ furbette) tra le quali spicca la variazione maccesca di una delle scene più famose di Arancia Meccanica che, sotto il Guglielmo Tell di Rossini, si interrompe precocemente suscitando uno dei momenti più esilaranti del film.

E questo suo giocare con i modelli di riferimento della cultura popolare non può che fare onore ad un prodotto destinato ad un pubblico così disparato e perlopiù abituato ai vari Siani e Checco Zalone. Insomma, Maccio ha l’ambizione di fare ridere facendo cultura allo stesso tempo. Scusate se è poco.

In questo senso però bisogna dire che la sua scommessa è riuscita a metà. Questo perché nonostante l’uso intelligente dei suoi (non) attori e la grande quantità di idee e situazioni al limite del nonsense, il bisogno di lanciare un messaggio e, quindi, di fornire una rappresentazione caricaturale della società italiana ai tempi di Facebook, degli smartphone e della moda del mangiare bio, si fa un po’ troppo prepotente e finisce per prendere il sopravvento sulla storia.

Proprio come succedeva in Mario infatti (dove la stessa idea di dualismo di personalità era affrontata molto meglio grazie ad un personaggio che presentava delle motivazioni vere), Italiano Medio trova i suoi punti più deboli proprio nel suo volersi ergere a portatore di un messaggio politico e sociale. I suoi due personaggi, caricature così perfette e funzionali nel format di un trailer di due minuti, sono solo due macchiette di cui non ci si interessa veramente mai.

Ed è un peccato sapere che delle ambizioni così grandi si siano letteralmente perse in un bicchiere d’acqua. In ogni caso il risultato resta al di sopra della media di qualsiasi altro prodotto di questo genere in Italia. E per adesso ce lo faremo bastare.

Victor Musetti

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