Jupiter Ascending - CineFatti

Jupiter Ascending (Lilly e Lana Wachowski, 2015)

Jupiter Ascending e la potenza degli effetti speciali.

Il cinema delle sorelle Lilly e Lana Wachowski se visto sul grande schermo non lascia mai delusi. Il loro gusto estetico è strabiliante, paragonabile a un loro predecessore e collega, Ridley Scott, con cui condividono la stessa incapacità di riuscire a gestire con coerenza e dedizione l’’aspetto narrativo dei loro film.

Così, dopo il magnifico Cloud Atlas, ci troviamo a dover scuotere il capo con il travagliato Jupiter Ascending, un ormai raro esempio di space-opera in formato cinematografico. Un’’altra delusione a metà dopo Speed Racer e i terrificanti sequel di Matrix.

SPACEnerentola

Jupiter Jones/Mila Kunis vive in un mondo violento, orfana di padre in Russia prima ancora di nascere. Cresce negli USA con la famiglia russa della madre e lavora con loro lavando le case dei ricchi di Chicago… finché non scoprirà l’universo.

La svolta arriva dallo spazio, quando Jupiter scopre suo malgrado di essere la reincarnazione della regina madre dei fratelli Abrasax, famiglia di sangue reale proprietaria di pianeti e civiltà intere, tra cui proprio della Terra.

La notizia è lontana dall’essere piacevole, braccata dai suoi “figli” con lo scopo di ucciderla ed ereditare così la Terra per nutrirsene. A proteggerla sarà un solo uomo, Caine Wise (Channing Tatum), un ex-legionario a metà tra uomo e cane.

Un piatto universo

Distruggerlo è semplice: da spazzolatrice di gabinetti a regina dell’’universo, è Cenerentola sparata tra le stelle, niente di dissimile dagli young adult che scorrazzano nelle sale cinematografiche, con la differenza che i protagonisti non sono adolescenti.

La trama prosegue senza sussulti, innovazioni, è una visione distopica di un presente immaginario, l’’incubo dei marxisti –- il malvagio Balem/Eddie Redmaynee è l’’orrore capitalista – con colpi di scena telefonati e personaggi così bidimensionali da non suscitare alcun rapporto empatico né interesse per le loro sventure.

Lo sforzo teso al miglioramento non esiste, non almeno in tal merito, poiché Jupiter Ascending ha comunque dei pregi notevoli.

 

VFX da Oscar

Lilly e Lana Wachowski dirigono lo splendore del Sistema Solare, il design à la egiziana delle astronavi in collisione con le tempeste di Giove, in volo tra gli anelli di Saturno e le polveri dello spazio profondo sono spettacolari, il 3D eccezionale.

Visivamente non c’è una virgola fuori posto, le splendide scenografie sono degne delle pagine dei romanzi di Burroughs –(lo stesso non si può dire dei costumi, troppo caricaturali) e le luci di John Toll replicano la magia di Cloud Atlas mentre le musiche di Michael Giacchino rimbalzano imitando a tratti John Williams e riuscendo nell’’impresa.

Il calderone delle leggende

L’’altro pregio è nella caccia al tesoro in cui lo spettatore è lanciato dalle Wachowski. Ogni alieno e visione corrisponde a un mito, una leggenda del passato prossimo e remoto della storia umana. Gli Abraxas vivono come vampiri, una razza suprema con il Sistema in pugno, angeli caduti scendono in aiuto dei bisognosi, draghi combattono per il più forte, piccoli alieni grigi rapiscono gli uomini per studiarli, ninfe di ogni genere si schierano da una parte e dall’altra e così via.

È un gioco entusiasmante, come gli omaggi a Soylent GreenBrazil, con tanto di cammeo di Terry Gilliam, e in quanto tale coinvolge chi è disposto a giocare e aiuta a reggere l’inconsistenza del plot, reggendosi anche sull’azione incessante.

Kunis e Tatum con tutto il loro star power non riescono a reggere il film da soli, Redmayne carica così tanto il suo Balem da risultare ridicolo, quasi quanto i suoi fittizi fratelli Titus/Douglas Booth e Kalique/Tuppende Middleton. Lascia il sorriso Sean Bean, un attore impossibile da odiare.

Un’’avventura spaziale da guardare distrattamente, un nuovo passo falso dell’immensa ambizione delle Wachowski, un peccato poiché tutto ciò di cui avrebbero bisogno è solo un bravo sceneggiatore. Magari anche qualcuno che sappia truccare gli attori. S’i è chiuso un occhio per Cloud Atlas una volta, ora sarebbe il caso di riparare.

Fausto Vernazzani

Voto: 2.5/5

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