Citizenfour - CineFatti

Citizenfour (Laura Poitras, 2014)

Citizenfour: dietro le quinte del Datagate con Edward Snowden.

Siamo sorvegliati, le prime due parole dell’intro di Person of Interest, la serie della CBS in cui una intelligenza artificiale sorveglia tutto e tutti attraverso innumerevoli canali con l’autorizzazione del governo.

Trattasi di un’’opera di fantasia, ma la realtà non è andata molto lontana dall’immaginazione dello scrittore Jonathan Nolan: il 5 Giugno del 2013 scoppia lo scandalo del Datagate, il Guardian pubblica il primo di numerosi articoli rivelatori dell’operazione di sorveglianza di massa svolta per anni dalla National Security Agency (NSA) con l’ausilio di molti colossi informatici.

Come si è arrivati alle pubblicazioni è svelato tutto in formato cartaceo dal giornalista Glenn Greenwald, autore degli articolo sul Guardian prima e su The Intercept poi (della fondazione First Look Media di eBay), nel libro Sotto controllo, e in formato video dalla documentarista Laura Poitras.

In questo momento è candidata all’’Oscar per il Miglior Documentario, titolo Citizenfour, il nome con cui si presentò nelle e-mail criptate il whistleblower Edward Snowden, 29 anni all’epoca, al lavoro per la NSA da anni come analista, ora braccato dagli USA come traditore.

Che cos’è Citizenfour

Citizenfour è un resoconto dettagliato, terzo film di una trilogia “dedicata” agli Stati Uniti d’America e alle sue politiche irrispettose dei diritti umani, parte dalla lettura delle e-mail ricevute dalla Poitras, racconta attraverso uomini e immagini le idee e la realtà di internet prima di sbarcare a Hong Kong.

Lì si svolge gran parte della pellicola, in una stanza d’’albergo dove un ragazzo rinuncia alla sua vita per dei principi, un’’informazione libera e un mondo dove ogni cittadino può vivere sicuro di non essere sorvegliato per fini lontani dalla sicurezza. Un regalo della guerra al terrorismo.

Ritratto di Edward Snowden

Snowden è davanti la macchina da presa, saldo, razionale, ironizza e spiega con calma a Greenwald ed Ewen MacAskill il funzionamento della “missione” della NSA, “raccogliere tutto il raccoglibile“, come recita il capitolo del libro di Greenwald.

La Poitras punta a mettere in risalto altro al di là delle sue conoscenze: è l’’uomo oltre il suo coraggio, una piccola foglia che davanti allo specchio cerca di contenere la sua preoccupazione, tenta di mascherarsi per evitare le videocamere della stampa, sa che uscendo dal guscio in cui ha mandato all’aria la sua vita rischia di essere catturato.

Il Citizenfour è il principale protagonista, non l’unico, Laura Poitras raccoglie quante più immagini è possibile per dare voce all’universo Internet, ai suoi sorveglianti, ai suoi attivisti, dà una voce a William Binney, Jacob Appelbaum, persino Julian Assange, chiuso nell’’ambasciata ecuadoriana da cui cerca di aiutare Snowden.

Sono volti e dita di una rivoluzione digitale per il rispetto dei diritti umani, violati ripetutamente da dichiarazioni fallaci e, persino, distruzione di apparecchi elettronici di proprietà privata, come nel caso della redazione del Guardian, costretta a vedere i file da loro posseduti fatti a pezzi dal GCHQ (Government Communication Headquarters) britannico.

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Cinema e giornalismo all’apice

Laura Poitras è minuziosa, ma il suo Citizenfour non è solo un capolavoro di giornalismo (lei, insieme a Greenwald e MacAskill, ha già vinto il Pulitzer), il lato artistico entra e fa la sua parte, riproducendosi nello stile già visto in The Oath e My Country, My Country: la cinepresa segue il movimento in linea retta, ad altezza uomo, difficilmente guarda dall’alto o da una posizione che metta in risalto l’una o l’altra parte.

Sottolinea l’umanità dello sguardo e dell’’osservato, snobbando i sensazionalismi, Citizenfour è pulito come i vetri dei grattacieli di Hong Kong. Quella di Laura Poitras è una lezione di cinema sopra una di coraggio, quest’ultimo riflesso allo spettatore con le ultime inquadrature a Mosca. Da vedere, assolutamente.

Fausto Vernazzani

Voto: 5/5

 

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