The Killing - CineFatti

The Killing: Il cerchio si chiude con un sorriso

Quando Netflix salvò The Killing.

Il volto diafano e senza ombra di trucco finalmente si apre al sorriso. Lo sguardo si alza e incontra quello del collega di tante indagini. Si chiude sull’intenso primo piano della detective Sarah Linden (Mireille Enos) la quarta ed ultima stagione della serie crime prodotta dalla Fox per la rete via cavo AMC.

Ispirato alla serie danese Forbrydelsen, The Killing è arrivato all’epilogo con un episodio di forte tensione drammatica diretto dal premio Oscar Jonathan Demme. Episodio che riesce nel non semplice intento di riannodare tutti i fili del racconto: dalla risoluzione del caso Stansbury (questa l’indagine al centro della quarta stagione, così come lo erano stati nelle stagioni precedenti l’assassinio dell’adolescente Sara Larson e i delitti seriali del pifferaio magico) al ritrovamento del corpo di Skinner alias Il pifferaio magico, ucciso da Linden nella terza stagione; dal rapporto mai risolto tra Linden e la madre da cui è stata abbandonata da bambina a quello altrettanto complesso con il collega Stephen Holder (Joel Kinnaman).

Siamo a Seattle ma dell’iconico Space Needle non c’è traccia in nessuna inquadratura: la serie curata da Veena Sud (Cold Case) preferisce mostrarci vicoli bui dove ragazzine dai sogni infranti si vendono per pochi dollari, lussuose ville sul lago dove ricchi adolescenti (Kyle Stansbury) possono trasformarsi nel più spietato dei killer, gli impersonali spazi dell’accademia militare guidata con pugno di ferro dal colonnello Margaret Rayne (Joan Allen, regular di lusso) l’abitacolo fumoso dell’auto dove Holder e Linden portano avanti le loro indagini.

Tutto questo ci racconta uno show che negli USA ha esordito con buoni ascolti nella primavera 2011 (secondo solo a The Walking Dead, sempre sullo stesso network) ma che nel prosieguo ha faticato a raccogliere l’attenzione che meritava tanto da essere cancellato e, solo in seguito, recuperato da Netfix per un’ultima stagione da sei episodi.

 

Dexter insegna: le conclusioni affrettate possono essere rischiose e vanificare il lavoro di anni. Non è questo il caso perché la sceneggiatura di The Killing resta credibile fino all’ultima scena. Merito anche di una coppia di protagonisti dalle umane imperfezioni: Linden madre (e figlia) irrisolta, incapace di coltivare rapporti affettivi; Holder, il detective dal passato da tossico e i modi spicci, forse appagato dalla prospettiva di diventare padre.

Le due figure si muovono in questa quarta stagione sempre una a fianco all’altra ma non sono mai state così distanti. Il segreto che custodiscono (l’uccisione di Skinner, capo e amante di Sara) li sta consumando e rischia di dividerli.

“Dobbiamo dare la  stessa versione. Nessuno lo troverà, nessuno sa cosa abbiamo fatto”. Così le dice a muso duro Holder dopo che si sono liberati del corpo. Ma per Linden il senso di colpa è un fardello troppo pesante. La verità è la sola urgenza da cui non può e non vuole più scappare. È disposta a perdere tutto ma non il rispetto del figlio adolescente che per troppo tempo ha tenuto distante.

È proprio nei diversi modi dei due protagonisti di convivere con il senso di colpa il punto più alto di questa stagione: la negazione da parte di Holder e l’incapacità di farlo da parte di Linden.

Un climax narrativo che esplode con la dolorosa confessione di Sara, vanificata dall’inatteso intervento del sindaco Darren Richmond (Billy Campbell) vecchia conoscenza del pubblico dello show. Il caso sarà insabbiato e la giustizia infangata. Potrà mai trovare pace l’anima tormentata di Linden?

La risposta arriva in un finale meno aperto di quanto potrebbe sembrare. Il cerchio si chiude sul volto finalmente sorridente di Linden di ritorno a Seattle dopo circa sei anni. Chi sta cercando? Holder naturalmente, sempre in felpa da rapper e aria scanzonata. Ma senza più distintivo. La pioggia che per quattro stagioni tutto ha colorato di grigio si è fermata.

Francesca Paciulli

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