Monsters - CineFatti

Monsters (Gareth Edwards, 2010)

All’ombra di Monsters una visione lirica dell’Apocalisse.

Il cerchio si apre con una didascalia, poche righe bianche su sfondo scuro: Monsters è la storia di una Terra futura, di sei anni successiva a un tremendo attacco alieno provocato da un errore della NASA.  La caduta della sonda nel cuore dell’America Centrale ha fatto sì che gran parte di quelle regioni diventassero “zone infette”, separate dal resto grazie a una barriera protettiva che impedisce ai mostri (i monsters) attirati dallo spazio di attaccare gli Stati Uniti. E al centro del centro ci sono Sam Wynden (Whitney Able), una bella turista attesa a casa sua dalla famiglia e dal promesso sposo, e Andrew Kaulder (Scoot McNairy), il giovane reporter che si è fatto carico di riportarla in salvo.

Solo poche ore a disposizione prima che la zona infetta chiuda le frontiere per 6 mesi; tante invece le difficoltà, per la bionda Sam e il suo sgangherato accompagnatore con l’obiettivo sempre al collo, presenti lungo il cammino. Un viaggio di ritorno scritto e illustrato da Gareth Edwards con la camera in spalla e il coraggio in punta di penna: quello che poi diventerà il regista di un [per noi] deludente Godzilla, al suo primo lungometraggio cinematografico è già capace di raccontare il presente – e di conseguenza gli altri tempi – attraverso il dispositivo del genere fantascientifico.

In Monsters c’è talento ma c’è, anche e soprattutto, la rappresentazione di un’attualissima Apocalisse. Di come gli uomini continuino a trovare consolazione nei propri svaghi nonostante l’ingrandirsi dei cimiteri e la morte che segna il cielo prendendo forme nuove. Di come il valore di vita e salvezza possa incastrarsi nel paradosso che rende il denaro l’unico strumento in grado di ripagarlo. Di come le barriere, alte e impenetrabili, visibili o invisibili, precedano di molti anni l’arrivo dei mostri – qui tentacolari e lovecraftiani, un poco come in The Mist ma con una dose di carneficina molto minore – da universi ignoti. Perché la paura dell’altro, connessa alla voglia di allontanarlo a costo di schiacciarlo, appartiene al nostro mondo più che a quelli altrui.

Il canovaccio è semplice, l’amore si unisce alla guerra come nella più tradizionale delle storie, ma la parabola perfettamente compiuta di Edwards ha il pregio di rinunciare a qualsiasi tono che possa essere didascalico; e questo grazie al potere della fantascienza, alla lirica sottigliezza delle sue metafore, sprigionata in un finale, a dir poco straordinario e commovente, che nessuna parola è in grado di restituire davvero. Lì Monsters sa lasciare un segno sullo stesso cielo che ha rappresentato: mostra un pianeta fantasma (dis)abitato dagli uomini che hanno dimenticato come si ama, come ci si fida. E che nel momento in cui hanno la fortuna di ricordarselo, trovano la loro vera casa – come faceva, a modo suo, Vincent Freeman in Gattaca. Forse però, e come spesso succede, quando è troppo tardi. Cosa che per questo film invece non sarà mai.

Francesca Fichera

Voto: 4/5

2 pensieri su “Monsters (Gareth Edwards, 2010)

  1. Appena visto, concordo in pieno con l’articolo perché anch’io ho apprezzato il mostrare piú che gli alieni, il viaggio dei protagonisti ostacolato dall’avidità umana, presente nonostante la catastrofe che incombe. Forse non riuscite a pieno le scene notturne, felice di aver scoperto questo film, fatto poi dal regista che ho apprezzato per Star Wars Rogue One( riuscito a mio parere a ricostruire la perfetta atmosfera dei film passati di Star Wars). :)

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