BFI58: Il Festival dei Festival d'Europa

di Fausto Vernazzani.

La closing night gala si è tenuta ieri sera con Brad Pitt e Shia LaBeouf sul red carpet fuori dall’Odeon di Leicester Square, nel cuore della capitale britannica, Londra, sede del British Film Institute, ente organizzatore del BFI London Film Festival, quest’anno la terza edizione curata dalla direttrice eventi Clare Stewart. Per noi di CineFatti questo sarà sempre un festival speciale: il primo in cui siamo stati accettati come membri della stampa col nome del nostro sito. Non si tratta certo della prima kermesse nel nostro curriculum, di recente abbiamo avuto la copertura della Mostra di Venezia, ma in passato non sono mancati la croisette di Cannes, l’innevata e meravigliosa Berlinale, l’atmosfera familiare dell’Accademia della Musica di Roma, la Torino all’ombra della Mole Antonelliana o il Teatro Nuovo Giovanni da Udine del Far East Film Festival. Ma Londra è il numero #1 di quella che si spera sarà una lunga serie nei prossimi anni.

La scelta è caduta su Londra per un motivo ben preciso: il circuito festivaliero internazionale cambia a vista d’occhio. Se ce l’avessero chiesto vent’anni fa, avremmo sicuramente identificato il trio Berlino, Cannes e Venezia come la tripletta dei sogni, eppure oggi le cose son diverse e Venezia ha dovuto cedere il passo alla concorrenza Nord Americana di Toronto e Telluride e il crescente potere anche del New York Film Festival, mentre Sundance e American Film Market hanno uno status non più solo nazionale, ma internazionale. Facile che il “colpevole” di questo mutamento sia tanto chi ha scelto di stendersi sugli allori che la possibilità di osservare anche a grandi distanze quanto accade dall’altra parte del mondo. In quanti appassionati del cinema asiatico vorrebbero esser presenti al Busan, Jeonju o all’Hong Kong International Film Festival? Il LFF diviene un nuovo protagonista europeo grazie a questa mutazione. Non vi sono world premiere di grande livello, ma imita Toronto più che può, cerca di essere un Festival dei Festival (il primo nome del TIFF) e di raccogliere il meglio di quanto è girato nella stagione invernale, primaverile ed estiva per il pubblico europeo.

BFI: The Imitation Game

Chi non ha potuto partecipare ad alter kermesse internazionali ha potuto recuperare al BFI film come Black Coal, Thin Ice, il thriller vincitore dell’Orso d’Oro alla Berlinale 2014, Winter Sleep di Nuri Bilge Ceylan, Palma d’Oro 2014, The Imitation Game di Morten Tyldum e Whiplash, People’s Choice Award 2014 rispettivamente a Toronto e Sundance. Una piccola selezione per indicare l’attenzione per il cinema contemporaneo del BFI, dove grandi titoli hanno ricevuto forse la loro ultima grande premiere prima di piovere nelle sale di mezzo mondo (l’Italia è nella metà che soffre di siccità). Alla sua conclusione possiamo ritenerci soddisfatti, abbiamo visto opere d’autore di altissimo livello, film meno altisonanti di grande impatto sul pubblico e partecipato a incontri per accendere un faro in più sull’importanza dell’industria. Abbiamo ascoltato il giovane regista inglese Peter Strickland (presente con Björk: Biophilia Live e The Duke of Burgundy) parlare in tutta onestà del suo lavoro con Björk nella nicchia pro-genere in cui si è incastrato grazie a Berberian Sound Studio, ma soprattutto ci siamo seduti in una delle splendide sale della sede del BFI a Southbank per festeggiare i 20 anni della DreamWorks Animation con Jeffrey Katzenberg in una deliziosa conversazione con Clare Stewart.

Quest’ultimo appuntamento è servito a ricordare come lo spettacolo e l’industria siano due elementi inscindibili tra loro. Katzenberg in tutta franchezza ha spiegato la situazione di rischio in cui la DreamWorks si è trovata con gli ultimi magri incassi rispetto ai loro standard (ecco perché I pinguini di Madagascar precederà Home nelle sale), ma allo stesso modo si è concentrato sui loro successi, tra cui la collaborazione con Dean DeBlois nel portare sul grande schermo la dolce serie di libri per ragazzi How to Train Your Dragon, di cui quest’estate è uscito il secondo capitolo. A un festival non bisognerebbe mai perdere la coscienza del luogo dove ci si trova: sono eventi con lo scopo di mostrare a pubblico e distributori il potenziale economico (e artistico, ma resta in secondo piano) di un determinato film. Come Katzenberg ha sottolineato, “deve piacere a te”, e un distributore deve essere convinto dalla visione di un film ad acquistarne i diritti. Più distributori circolano in un festival, più sono i produttori a scegliere quella specifica kermesse per la premiere dei loro film. Più film arrivano a un evento, maggiore sarà l’attenzione della stampa, locale e internazionale, e, di conseguenza, del pubblico.

Londra negli ultimi anni ha dimostrato di poter crescere puntando anche a promuovere con maggior forza il mercato nazionale, organizzare world premiere scintillanti per chi è stato prodotto con l’aiuto della National Lottery del BFI. Non molto diverso da quanto ha sempre fatto la Rai a Venezia, con la differenza che il BFI costruisce tutto intorno un ambiente accogliente per tutti e non solo per se stessi. In conclusione non si può che tornare in Italia contenti. Il London Film Festival si presenta come un nuovo grande protagonista della scena europea, dove numerosi altri spuntano reclamando il proprio spazio: il Karlovy Vary in Polonia, il SITGES di Barcellona, l’Edinburgh Film Festival dalla Scozia e il San Sebastian dai Paesi Baschi, Torino in Italia, la nostra goffa kermesse capitolina, Stoccolma in Svezia e via dicendo. Speriamo di poter prima o poi esplorarli uno ad uno e di ritornare da chi siamo già stati.

Qui la lista dei film recensiti al 58th BFI London Film Festival:

Black Coal, Thin Ice, di Diao Yi’nan.
The Drop, di Michael R. Roskam (in Italia il 19 Marzo 2015).
The Falling, di Carol Morley.
Fishing Without Nets, di Cutter Hodierne.
A Hard Day, di Kim Sung-hoon.
Hill of Freedom, di Hong Sang-soo.
The Keeping Room, di Daniel Barber.
Men, Women & Children, di Jason Reitman.
Mommy, di Xavier Dolan (in Italia il 27 Novembre 2014).
Mr. Turner, di Mike Leigh.
My Old Lady, di Israel Horowitz (in Italia il 20 Novembre 2014).
Phoenix, di Christian Petzold .
Rosewater, di Jon Stewart.
The Salvation, di Kristian Levring.
A Second Chance, di Susanne Bier.
Tokyo Tribe, di Shion Sono.
Whiplash, Damien Chazelle.
The World of Kanako, di Tetsuya Nakashima.

Cortometraggi:
The Nostalgist, di Giacomo Cimini (disponibile su https://vimeo.com/ondemand/thenostalgist).

 

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