BFI58: Hill of Freedom (Hong Sang-soo, 2014)

di Fausto Vernazzani.

Siamo in volo, dopo molte ore atterriamo a Seoul e appena scesi dall’aereo troviamo ad accoglierci fiumi di vicoletti ricolmi di bar un po’ anonimi dove servono birra economica fino a tardi. Questa è la Sud Corea secondo la filmografia di Hong Sang-soo non cambia mai, come anche il suo stile di regia, composto da frotte di zoom a destra e sinistra. Eppure in tanti anni, anche se abituati alle sue immagini, non ci si stanca mai: Nobody’s Daughter Haewoon era un gioiello e così Our Sunhi, vincitore del Pardo d’oro di Locarno.

Al BFI London Film Festival la sua prolifica carriera trova un altro approdo con Hill of Freedom, poco più di un mediometraggio presentato all’ombra del gran galà tenutosi con The Imitation Game. La storia è più o meno la solita: un uomo arriva in città e cerca. Chi cerca è un ragazzo giapponese, Ryo Kase, il cosa è una donna, lettrice della lettera lasciata da lui che svolge il duplice compito di voce narrante e fornitore della confusa cronologia del film. Non succede nulla in Hill of Freedom, commedia deliziosa e piacevole basata sulle noiose bizzarrie e curiose conversazioni di Mori (Kase) con i vari strani personaggi incontrati nella guest mouse dove risiede e con la cameriera del bar da cui il film prende il titolo.

Hill of Freedom

Un inizio festival alternativo, un’accoglienza affettuosa ben decorata dalle dovute risate del pubblico, cui sfortunatamente ben poco rimarrà del film: Hill of Freedom ha il sapore della confortante chiacchierata occasionale, una stretta di mano e qualche sorriso, ma al contrario dei precedenti film di Hong Song-soo non c’è alcuna profondità sotterranea. Può essere una sorta di versione extralight di Lost in Translation o semplicemente uno sfoggio delle capacità stilistiche di Hong Sang-oso: i suoi lenti panning laterali e zoom funzionano una meraviglia anche con la commedia.

Sfortunatamente altro da dire non c’è, se non un sussurrato “alla prossima” verso il regista-compagno di bevute, ci saranno sicuramente migliori appuntamenti con quel che possiamo senza dubbio definire uno dei migliori registi sud-coreani in circolazione. Hill of Freedom è in fin dei conti adatto solo a chi volesse una visone più completa della sua filmografia, ma nulla più. Peccato che noi in Italia di lui abbiamo così poco, ma è meglio sperare che le cose cambino in un futuro prossimo e non disperare.

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