The Leftovers - CineFatti

The Leftovers: Il lamento di Giobbe

Beati coloro che lavano le loro vesti: avranno parte all’albero della vita e potranno entrare per le porte nella città. Fuori i cani, i fattucchieri, gli immorali, gli omicidi, gli idolàtri e chiunque ama e pratica la menzogna!
(Apocalisse, Giov. 22 : 14-15)

Lo sappiamo tutti: Lost nacque, proseguì e finì. La sua conclusione è corrisposta ad un Big Bang artistico/tecnico, maree di serie vantano antenati tra le fila dei “creatori” della serie andata in onda sulla ABC a partire dal 2004, ma a conti fatti, pochissime sono state curate dagli originali showrunner, nessuna dal secondo più famoso del trio: Damon Lindelof. Se J.J. Abrams ha gestito una carriera crescente al cinema di pari passo al ruolo di guru televisivo per un numero infinito di serial, Lindelof è tornato alla televisione solo dieci anni dopo l’inizio del suo primo figlio e non c’è dunque da stupirsi se la trasmissione si è trasformata in una sorta di evento storico: il titolo era già famoso a parecchi mesi dall’avvio, The Leftovers, dall’omonimo romanzo di Tom Perrotta.

Gli avanzi del titolo non sono altro che i nostri protagonisti, sopravvissuti come lo furono gli uomini e le donne del volo Oceanic 815. Sopravvissuti a cosa è difficile dirlo, il mistero stesso della loro esistenza domina la giornata di chiunque. Il 14 Ottobre del 2014 il 2% della popolazione mondiale scompare nel nulla e quanto affligge gli avanzi è una domanda: perché loro sì e noi no? Il numero uno del cast è Justin Theroux, il Capo della polizia di Mapleton, New York, Kevin Garvey Jr., poco amato sia dai suoi concittadini che dai propri colleghi, impegnato tre anni dopo la sparizione a curare la sicurezza dell’evento dedicato alla memoria degli scomparsi. La certezza non è più compagna della vita degli uomini nel 2017, la fede nella religione e nella scienza cade sotto il peso delle domande irrisolte.

La prima ragione è il rapido rifugio degli avanzi nell’autoanalisi dei propri peccati: scoprirsi colpevoli di ogni male, rimasti sulla Terra, abbandonati dai “santi” volati in cielo. L’avanzo masticato dolorosamente dal tempo. Al prete di paese, Matt Jamison, un favoloso Christopher Eccleston protagonista assoluto del miglior episodio, Two Boats and a Helicopter, è rimasta la fede nei cieli e nulla in terra: la sua parrocchia frequentata da pochi temerari, sua moglie in stato catatonico, l’intera famiglia di sua sorella Nora Durst/Carrie Coon, marito e figli, tra gli scomparsi del 14 Ottobre. A lui il compito di evidenziare la chiave di lettura cattolica: sulla parete di casa sua una riproduzione dell’Altare Jabach di Albrecht Dürer, con Giobbe, afflitto dal male trasmessogli da Satana per concessione di Dio, cerca conforto grazie all’aiuto della moglie.

The Leftovers apre un mondo messo a dura prova come Giobbe, vittima di una scommessa tra Dio e Satana per testarne la loro fede, dinanzi ad un evento catastrofico come la perdita dei propri cari, rappresentata anche grazie alla fuga dei cani (“They’re not ours anymore, dirà il misterioso uomo armato di fucile), diventati sempre più aggressivi come tutto l’universo animale. Fuori i cani recita l’Apocalisse di Giovanni, fuori i peccatori dal Paradiso: Matt tenterà di dimostrare la natura anche malvagia degli scomparsi, non solo innocenti, promulgandone i segreti sporchi e Garvey, eroe in divenire, è costretto a difender lui e i Guilty Remnants, il più prominente dei movimenti, dei falsi profeti, nati nel 2014, e qualche volta a cercare di tirar fuori chi cede al loro “invito”, come Megan Abbott/Liv Tyler. Guidati da Patti Levin, Ann Dowd, seconda rivelazione della serie, si vestono di bianco, si spogliano di tutti i beni, smettono di parlare, fumano senza pausa e impongono la propria presenza a chiunque: il loro scopo è far sì che dimenticare sia impossibile. Il desiderio di abbandonare tutto per diventare monumenti alla memoria perenni e invasivi si affianca all’altra risposta offerta dal “Sacro” Wayne/Paterson Joseph, un guru con l’impossibile potere di caricarsi di ogni male e un istinto sessuale proibito reso lecito dal suo carisma.

Theroux, ottimo protagonista, conquista la HBO e perde tutto nel confronto con la ricerca di un perché: sua moglie Laurie/Amy Brenneman si unisce ai Guilty Remnants poco tempo dopo la sparizione, sua figlia Jill/Margaret Qualley si rifugia nell’odio della figura paterna incapace di razionalizzare, suo figlio Tommy/Chris Zylka fugge per diventare una marionetta di Wayne. Senza più nulla in mano, il Giobbe creato da Lindelof e Perrotta cede lentamente alla pazzia (o forse no?) di famiglia, di suo padre Kevin Garvey Sr./Scott Glenn ex- capo della polizia (cosa ci sarà mai in quel numero del National Geographic?). Ed è insomma un mistero dietro l’altro, The Leftovers segue una linea narrativa senza promettere uno spiegone finale – dai creatori di Lost è l’ultima cosa da aspettarsi – e servendo tante micro-narrazioni per dar filo da torcere ai propri protagonisti, il cui unico scopo è “capire”. L’invito di Lindelof e Perrotta è di lasciarsi andare, scegliere a chi credere tra i tanti profeti, vecchi e nuovi, ribollendo nel dubbio, nel dolore e nel rimorso come Kevin. Il finale della prima stagione – serie rinnovata e di ritorno nell’estate 2015 – non è il classico cliffhanger da mangiarsi le dita fino al prossimo inizio, funziona solo da spartiacque nella vita dei protagonisti. La HBO, dopo True Detective, ci ha fatto un altro immenso regalo.

Fausto Vernazzani

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