Venezia71: Il giovane favoloso (Mario Martone, 2014)

di Arturo Caciotti.

La gioventù di Giacomo Leopardi, dai dolori della crescita a Recanati alle avventure a Firenze e Napoli, con le sue sofferenze fisiche, il difficile rapporto con le donne e l’amicizia coi letterati del tempo. Che Mario Martone nutra una profonda ammirazione per la figura di Leopardi è cosa nota, dal suo adattamento teatrale per le Operette morali a questo grande progetto di racconto e omaggio alla figura del poeta recanatese. Ecco, forse il problema maggiore de Il giovane favoloso è proprio l’immenso rispetto e amore per la figura che si vuole portare sullo schermo, tanto che il risultato finale non è altro che una cronaca prevedibile e prudente, mai davvero intrigante.

Innanzi tutto, il regista sceglie di incentrarsi troppo sull’uomo dietro il personaggio, dipingendo un Leopardi tormentato perfettamente aderente con l’idea che si ha di lui, senza alcun guizzo o rivisitazione artistica. Poca attenzione al suo lavoro, tranne alcuni momenti “sognanti” in cui recita alcuni suoi componimenti mentre Martone ci mostra, in maniera tristemente didascalica, i riferimenti fisici di ciò che egli parla nelle poesie: non è certo il massimo dell’espressività filmica.

Il giovnae favoloso

E poi, per quanto lo stesso Giacomo si arrabbi quando i suoi detrattori associano la malinconia del suo lavoro soltanto alle proprie sofferenze personali, Il giovane favoloso ci presenta di fatto un protagonista assai caricato, sempre più freak e sempre meno artista, tracciando forse un ritratto addolorato aderente alla realtà, ma davvero poco interessante a livello cinematografico: troppa, troppa attenzione alla sua pessima salute per essere una pellicola che vorrebbe innalzarne prevalentemente l’acume letterario, troppi personaggi che lo deridono e, di conseguenza, troppo vittimismo gratuito.

Pur con dedizione e passione, Martone rischia davvero poco, scegliendo un realismo piatto e mai problematico o conflittuale, che passa da un evento all’altro, e da un personaggio influente all’altro, con sbrigativa superficialità. Sono tanti gli attori, anche importanti – Michele RiondinoAnna MouglalisIsabella Ragonese per citarne alcuni -, che sfilano per pochi minuti (o addirittura secondi!) davanti alla macchina da presa per poi eclissarsi ordinatamente e lasciare spazio ad altro. È ovvio che regia, fotografia e recitazione sono ottime (per quanto poco creative), ma se non fosse per questo Il giovane favoloso potrebbe tranquillamente essere assimilato ad una miniserie tv.

Elio Germano, per quanto bravo, recita con un’enfasi e un’agitazione fisica che rendono il suo Leopardi tanto agitato quanto iconograficamente monotono, mentre gli attori di contorno sembrano avere meno spazio di quanto avrebbero meritato. Insomma, per quanto già una buona fetta di critica stia esaltando il film, ci riesce difficile trovare all’interno elementi validi per una lettura profonda di un letterato di tale calibro. Si poteva, o forse si doveva, osare di più: sostanzialmente godibile, ma alla fine è una grande delusione.

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