Venezia71: Tre cuori (Benoît Jacquot, 2014)

di Arturo Caciotti.

Un goffo ma gentile e simpatico impiegato del fisco (Benoît Poelvoorde), che vive a Parigi, conosce una donna triste e fascinosa (Charlotte Gainsbourg) in una trasferta in provincia: i due fissano un appuntamento nella capitale, ma lui ritarda e non si trovano. Per caso, l’uomo incontra qualche tempo dopo un’altra donna (Chiara Mastroianni), se ne innamora e i due si sposano… ma è la sorella della prima! Il Nostro è ora diviso tra i due amori. Match Point? Two Lovers? 3 Coeurs sembra prendere spunto un po’ dall’uno e un po’ dall’altro, senza avere però le idee ugualmente chiare e arenandosi in una trama scioccherella e mai veramente credibile, con personaggi (e attori: Poelvoorde è a dir poco improbabile come “homme fatale”, anche per come ce lo presenta il film) mal costruiti e sceneggiatura così imprecisa da rasentare, talvolta, l’illogico.

In pratica, si ha la costante sensazione che il regista creda a ciò che mostra molto più del pubblico, lo invita a provare certe sensazioni e a farsi coinvolgere in questo torbido triangolo, ma di fatto tutta la vicenda pare soltanto una gran baracconata poggiata sul niente, senza la minima cura nell’elaborare azioni e situazioni. Tutto è dato per scontato, gli stereotipi vanno in pasto allo spettatore senza mediazioni drammaturgiche e con poco rispetto: la Gainsbourg solito cane bastonato che sfumacchia e fa sguardi tristi, senza avere motivi a noi noti per esserlo, e che dovrebbe pure essere affascinante, è emblema di questa vaghezza formale davvero irritante.

3 coeurs 2

Strano che Benoît Jacquot, narratore contemporaneo della caduta dell’aristocrazia francese in seguito alla Rivoluzione, si sia approcciato così superficialmente al film, la cui sceneggiatura era comunque difficile da salvare. Un po’ di sofferenza gratuita dopo la commedia sentimentale e il gioco è fatto, e qualcuno potrebbe perfino cascarci: una delusione su tutta la linea. Che dire poi dell’imbarazzante e insensato finale alla Sliding Doors? Forse è meglio calare un velo pietoso, e passare oltre a questo strano e sgradevole oggetto filmico che si trova però, in un rapporto conflittuale e ossimorico, in concorso alla Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia.

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