Belluscone - CineFatti

Venezia71: Belluscone (Franco Maresco, 2014)

Antropologia di un Belluscone.

Tatti Sanguineti è alla ricerca di Franco Maresco, per capire cosa è andato storto nella realizzazione del film che il regista siciliano stava girando e a cui teneva tantissimo: l’idea era di raccontare il rapporto di amore tra la Sicilia e Berlusconi, senza tralasciare indagini e sospetti di contatti con la mafia locale. Non troverà Franco, ma deciderà di dare il colpo di grazia al film e donargli un montaggio definitivo con il materiale girato dal 2011 da Maresco stesso.

Venezia esplode di risate amare con Belluscone, finalmente un film inserito in Orizzonti degno della sezione, che parla sì del Cavaliere e sì della Sicilia mafiosa, ma è più precisamente uno studio quasi antropologico su quale sia la forza trascinante della figura di Silvio Berlusconi e quali siano i suoi elettori e seguaci, alla continua ricerca di una visione iconografica che contenga già nelle immagini la sostanza di ciò che si vuole mostrare (più che dimostrare).

Belluscone è anche un omaggio alla figura di Maresco (ci sono anche alcuni spezzoni da Cinico TV) assoluto mattatore e protagonista nel dialogare con politici (Dell’Utri, intervistato seduto su un trono sopra un palco teatrale) neomelodici e impreditori musicali (Ciccio Mira, agente di musicisti napoletani e palermitani, su cui grava sempre un bianco e nero ironicamente solenne), ma anche grande sconfitto del film, che non ha concluso e da cui comunque la figura di Berlusconi esce purtroppo illesa, per quanto affrontata con interesse e profondità. Ripetiamo, emerge più la figura di Silvio Berlusconi intesa come stato mentale della nazione, che si riflette in vari modi in tutti i personaggi, assurdi e marcati fino al grottesco, che ci sfilano davanti.

Il confine tra finzione e realtà è labile, nel senso che, per essere un documentario, il film di Maresco si diverte assai a giocare con il pubblico, tanto da rendergli spesso incomprensibile l’individuazione del vero e del falso – proprio come l’ex Premier?. In un’alternanza sconclusionata e frenetica di situazioni e azioni più o meno reali, con un divertimento colmo di vilipendio ma anche di triste evidenza su quanto questi personaggi abbiano in realtà potere (che sia politico, mediatico, o solo ideologico) e possano parlare di mafia e crimini con una tranquillità che ricorda curiosamente i carnefici dei due film di Oppenheimer, The Act Of Killing e The Look Of Silence.

Belluscone uscirà presto nelle sale ed è un film splendido, decisivo nel suo carattere fondamentalmente perdente e tragico, che non dovreste perdervi per nulla al mondo.

Arturo Caciotti

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