Game Of Thrones: tutti gli uomini devono aspettare

di Francesca Fichera.

Game Of Thrones: l’unica saga i cui lettori (alcuni) non faranno altro che darsi delle arie perché capaci di anticipare gli sviluppi della serie. Naturalmente quando possibile – e se non siete affatto d’accordo non prendetevela con noi ma con il già citato honest trailer, che non ci stancheremo mai di ricordarvi. Intanto, ai fan dell’adattamento televisivo non resterà che rifugiarsi nei libri se la lunga attesa per la nuova stagione dovesse rappresentare un supplizio insostenibile. Solo sette giorni fa, in Usa, si è chiuso epicamente il quarto capitolo della serie – venerdì scorso in Italia; il countdown per la quinta parte è dunque già iniziato, già in corso, e con la solita abbondanza di meme a sottolinearlo.

E quindi cosa dire di questa sofferta quarta stagione? Di certo, e in molti saranno d’accordo, non ha deluso le aspettative, regalando ai suoi spettatori momenti assolutamente stupefacenti – al di là degli innumerevoli shock, forse mai violenti, improvvisi e ben orchestrati come in questo caso: trasformazioni, colpi di scena, morti terribili (che in parte rispettano la tradizione e in parte la superano, come dimostra un certo episodio 4×08) quanto attese (la più spoilerata in assoluto di GoT, quella dell’episodio 4×02), concerti a sorpresa dei Sigur Rós (vedi prec.) e sviluppi impensati che non di rado, e a quanto dicono i lettori più affidabili (cioè quelli che parlano solo se interrogati), prendono le distanze dai libri di George Martin. Tutto, comunque, sembra concorrere efficacemente alla rappresentazione di quella che è stata scelta come tag-line della stagione, il Valar Morghulis su cui il corvo a tre occhi di Westeros mostra le sue ali spalancate: “tutti gli uomini devono morire”, tutti sono mortali; chiunque è esposto alla crudele mannaia del caso prodotto dalle infinite macchinazioni degli uomini, dai loro giochi di potere, e dalle ‘ciliegine sulla torta’ che vi aggiunge il destino.

David Benioff e soci lavorano bene alla riduzione dell’immensa mole testuale prodotta dall’altrettanto immenso Martin, riuscendo a confezionare singole unità definite non soltanto per mezzo dell’ambientazione e delle relative linee narrative – addirittura un’intera puntata dedicata ai guardiani della ‘barriera’, la 4×09, intitolata appunto The Watchers Of The Wall – ma con un tema specifico: domina, ad esempio, il rapporto fra verità e menzogna in The Mountain And The Viper – il 4×08 di cui sopra – e le terribili conseguenze che è in grado di produrre un suo squilibrio; ed è fondamentale il discorso sui figli – tanto da risultare evidente fin dal titolo dell’episodio, che è l’ultimo e si chiama The Children – sia dalla parte di chi li ha che da quella di chi lo è. E, d’altro canto, si può dire che dobbiamo proprio alla quarta stagione di Game Of Thrones quella che a tutti gli effetti potrebbe rappresentarne la sintesi “poetica”: lo straordinario colloquio fra Jamie e Tyrion Lannister sugli insetti (ancora 4×08), ennesima ed ammirevole declinazione dell’homo homini lupus di Thomas Hobbes con una possibile estensione alla dimensione meta-narrativa della metafora (notata da non pochi fan, come testimonia la vignetta seguente), nonché a quella spirituale, che per certi versi riesce ad unire la saga fantasy de Il trono di spade con la fantascienza “alla Stephen King” di The Dome – e chi ha avuto modo di leggere e apprezzare quest’ultimo libro coglierà al volo il riferimento.

Game Of Thrones - Martin

Allo stato attuale, dall’inizio della quinta e prossima stagione ci separa poco meno di un anno. L’hype è già altissimo, e se ne prevedono decise e ulteriori impennate. Ai fan della serie targata HBO restano poche alternative per riempire il tempo dell’attesa: a) affrontare (finalmente) la lettura dei mallopp… ehm, dei romanzi di Martin; b) riguardare in loop i vecchi episodi; c) affidarsi alle risorse della cross-medialità e crogiolarsi tra fanfiction, meme (Facebook), articoli, interviste e perfino (su Tumblr) blog monotematici. Magari, o anche e soprattutto, per prenderla a ridere. Perché la somiglianza – sempre più forte – fra Game Of Thrones e il mondo reale, l’elevato grado di sovrapponibilità fra le due dimensioni, non infondono certo coraggio né entusiasmo. Pensare al trionfo dei Lannister e alla riuscita della lenta ma inesorabile scalata di un Lord Baelish non è prova d’ottimismo; specialmente se, tutto intorno, uomini meritevoli di riscatto periscono nel peggiore dei modi e per mano di individui le cui nefandezze sono, e rimarranno, eternamente impunite. Eppure è ciò che guardiamo e che ci va di guardare: abbiamo bisogno di storie che ci rispecchino. E siamo disposti anche ad aspettare giorni, mesi, anni, pur di vederle continuare, vecchie o nuove che siano.

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