A Story of Yonosuke - CineFatti

A Story of Yonosuke (Shuichi Okita, 2013)

L’avvolgente delicatezza della gioia di A Story of Yonosuke – di Fausto Vernazzani

Yonosuke Yokomichi (A Story of Yonosuke) in Giappone deve essere un nome bizzarro, una di quelle casualità nate per strapparti una risata, un nome curioso difficile da dimenticare una volta pronunciato. Tanto raro quanto è ordinario il portatore, un ragazzo non dotato di particolari capacità, non meno intelligente o più stupido degli altri. Yonosuke vive la sua vita con una leggerezza così marcata da scaldare il cuore a se stesso e chiunque altro si trovi sulla sua strada.

Non importa se sia il suo coinquilino, una modella, la sua fidanzata o persino sua madre: il ricordo dell’incontro permette alla vita di splendere per un istante. Una lacrima o una risata dei tanti personaggi secondari di A Story of Yonosuke danno di colpo il senso alle quasi tre ore di film. Il tempo scorre, all’apparenza senza un perché, una domanda posta da nessuno a cui nessuna risposta viene data: è la vita di un ragazzo qualunque e dei suoi effetti sul prossimo.

Yonosuke Yokomichi?

Tutto ad un tratto ci si trova nel futuro, anni ed anni dopo a brindare con una coppia fuori ad un balcone nel mezzo di una metropoli, senza motivo, finché uno di loro non si rivela essere quell’amico un tempo conosciuto da Yonosuke, improvvisamente felice, contento di aver incontrato qualcuno così particolare da conferire alla sua vita un valore aggiuntivo. Così continua, per lunghissimo tempo, A Story of Yonosuke, la descrizione della fortuna, la bellezza dell’incontro e l’amore per la conoscenza di un personaggio così strano da non sembrare reale.

Shuichi Okita, regista da tener d’occhio

Semplicità, lo stesso marchio di fabbrica dell’eccellente The Woodsman and the Rain, torna ad elargire amore tra le immagini di A Story of Yonosuke, terzo lungometraggio del giovane regista Shuichi Okita. Così come l’incontro tra un boscaiolo ignorante ed un deluso regista alle prime armi aveva raccontato le assurdità degli scambi di sguardi e l’annullamento delle distanze, in Yonosuke Yokomichi (titolo originale dell’opera tratta dal romanzo di Shuichi Yoshida) sottolinea l’inesistenza delle barriere se sarai bravo a sufficienza da non saper più come fare per vederle. Il disaccordo, l’odio e l’apprezzamento sono sentimenti che non uniscono, ma fondono Yonosuke a tutti gli altri, anche con coloro con cui il rapporto non è andato, in fin dei conti, a buon fine.

Ci vuole un maestro per riuscire a metter mano ad una storia del genere senza trasformarla in una sequela di eventi con protagonista un tipo alla Forrest Gump – non in riferimento all’intelligenza, ma alla stranezza -, e Okita ha dimostrato di essere l’uomo giusto insieme alla giovale e luminosa macchina da presa di Ryuto Kondo, già direttore della fotografia per un altro astro giapponese, Hitoshi Matsumoto.

La sua star da Oscar

Sempre in luce, sempre in campo, con il fisico e con la sua influenza Yonosuke, un perfetto ed inaspettato Kengo Kora che subito fa dimenticare l’errore di The Egoists, le cui battute sono state scritte con cervello coerenza dall’ottimo Shiro Maeda, già autore sia del testo teatrale che della sceneggiatura del magnifico ritorno di Gakiyu “Sogo” Ishii, Isn’t Anyone Alive?. E’ difficile trovare un difetto in A Story of Yonosuke, la sua lunghezza, pur essendo eccessiva e appesantendo il respiro ben più in là del solo inizio, diventa ben presto un pregio, l’unico e giusto mezzo per calibrare il cuore dello spettatore sulla frequenza giusta, per dare tempo alle immagini di fermentare e così commuovere lo spettatore con uno dei finali più gioiosi degli ultimi anni.

4 pensieri su “A Story of Yonosuke (Shuichi Okita, 2013)

    1. Probabilmente neanche io, ma ammetto che all’inizio, quando ancora dovevo ben capire cosa stava succedendo davvero, ho sentito un po’ la pesantezza dovuta al dubbio. Dopo tutto si è illuminato e allora è stato impossibile non farsi travolgere dalla bellezza di questo film :D

      Faust

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