A Story of Yonosuke - CineFatti

A Story of Yonosuke

La delicata gioia di Yonosuke Yokomichi

Dev’essere un nome buffo in Giappone quello del protagonista dell’ultimo film di Shuichi Okita interpretato da Kengo Kora in A Story of Yonosuke. È una di quelle rare curiosità nate per strappare un sorriso, sufficiente a rendere indimenticabile un ragazzo… ordinario.

È abituato a prendere la vita con una marcata leggerezza al punto da sorprendere sé stesso e avvolgere in un abbraccio di velluto il cuore di chiunque si trovi sulla sua strada. Non fa differenza se si tratti del suo coinquilino, di una modella, la sua fidanzata o persino sua madre.

Ognuno di loro conserva in un angolo speciale della propria memoria il ricordo dell’incontro con Yonosuke Yokomichi, un luogo dove rannicchiarsi per dare un senso alla propria vita. Scoprire la gioia della quotidianità, dell’aver calpestato il suolo perché per un periodo è stata condivisa un’esperienza con un ragazzo pieno di semplicità, pieno di vita. Sorridente.

È uno il protagonista di A Story of Yonosuke, eppure il senso glielo danno solo ed esclusivamente i personaggi secondari. Sarà dura all’inizio comprendere dove Shuichi Okita vuole arrivare in queste tre ore fin quando il ricordo di Yonosuke non produrrà una lacrima, una risata.

Un film sulla semplicità e la bellezza di un incontro.

Tutto qui.

L’antenato boscaiolo

Già, tutto qui. Facile a dirsi, persino a trovare altre centinaia di film con un tema simile, con scopi e ambizioni superiori al normale incontro tra persone comuni (Forrest Gump, no?) ma pensate a mettere su pellicola tre ore del genere senza provocare alcuna noia o fastidio.

Okita dimostrò già con The Woodsman and the Rain quanto la semplicità aiuti a volare se il messaggio da trasmettere è cristallino nell’occhio del regista – non è la sua mente a essere proiettata sullo schermo, altrimenti saremmo tutti David Lynch – e raramente lo è stato come in questo caso.

Il boscaiolo del suddetto film – tra l’altro col volto del gigantesco Koji Yakusho – visse giorni curiosi insieme a un deluso regista alle prime armi con un film di zombie e le distanze culturali tra i due sono raccontate con scambi di sguardi sempre meno netti fino ad annullare le distanze.

Yonosuke Yokomichi è solo contro una moltitudine e ancor più del rapporto a due di The Woodsman and the Rain svela l’assurdità delle barriere create tra le persone. Disaccordo, odio e apprezzamento non necessariamente uniscono, ma fondono comunque Yonosuke agli altri. Anche coloro con cui non andò a buon fine il primo scontro si creerà un legame più forte del previsto.

La distanza che unisce

Ovviamente ottenere un risultato simile richiede uno strumento e per Okita e il suo direttore della fotografia Ryuto Kondo – già al lavoro per un altro genio nipponico, Hitoshi Matsumoto – sono proprio le distanze da distruggere. Notare il modo in cui le persone sono raccolte.

Il ricordo è quasi sempre ravvicinato agli interpreti e sistemato in un’atmosfera rilassata, meno luminosa del passato in cui un magnifico Kengo Kora – perdonato il godardiano The Egoists – non manca di aggiungere un tocco surreale alla sua interpretazione.

La macchina da presa guarda a Yonosuke Yokomichi con curiosità e un taglio artistico, lo riunisce volentieri a distanza a quel prossimo di cui seguiremo come un fulmine il sentimento futuro. È una presenza gioiosa e bizzarra come il suo nome, in contrasto con la sua ordinarietà.

Shuichi Okita adattando con Shiro Maeda il romanzo di Shuichi Yoshida restituisce una lezione di vita. Non impone alcuna direzione alle nostre decisioni, non giudica chi sbaglia e chi è cinico, né offre una morale a fine film. Invita a sorridere, ci suggerisce di ricordare il buono.

Alla fine vi troverete in lacrime e nemmeno ve ne sarete accorti.
Tre ore? A Story of Yonosuke desidererete ne durasse dieci.

Fausto Vernazzani

Voto: 5/5

4 pensieri su “A Story of Yonosuke

    1. Probabilmente neanche io, ma ammetto che all’inizio, quando ancora dovevo ben capire cosa stava succedendo davvero, ho sentito un po’ la pesantezza dovuta al dubbio. Dopo tutto si è illuminato e allora è stato impossibile non farsi travolgere dalla bellezza di questo film :D

      Faust

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