CineFatti, il Cinema, i plasmon e le costruzioni

In principio fu Nosferatu e un non più segreto trauma infantile (a cui presto s’aggiunse Akira). Poi fu la norma, con le videocassette della Disney e il chomp-chomp dei plasmon in sottofondo. Dopo ancora furono Studio UniversalCult Network Italia e altre emittenti televisive da benedire (per una volta). E nel frattempo c’era la scrittura, la prima e l’ultima amica, punto d’origine e d’approdo di qualsiasi forma d’attaccamento: rozza prima, melodrammatica poi (l’adolescenza/il mélo per eccellenza/ di cui avere nostalgia) e, a seguire, costante  e consapevole tentativo di esprimersi.

I corsi, i concorsi, le prime collaborazioni con le riviste del settore (Quaderni di CinemaSud), i libri e le monografie, le rassegne (Il Cinema Impossibile), i festival (Torino, Roma, Udine, Berlino), perfino la tesi di laurea: tutte prove e riprove dell’instaurarsi della tecnica sulla natura, dello sviluppo dell’esercizio a partire dalla vocazione.  Testimonianze, più o meno visibili, di un progressivo dover/voler costruire – perché dell’invisibile fa parte il file Excel con la lista dei ‘film visti’, che cresce ogni settimana un po’ di più.. tranne quando gli esami sono alle porte.

A CineFatti spetta di diritto un posto di assoluto rilievo fra queste costruzioni: perché non solo è riuscito a far convergere la passione con l’interesse, l’umano con il meccanico, il platonico con il profano (e senza esagerazioni, ché qui sempre d’amore si parla). CineFatti serve anche a ricordare tutto questo. Come uno spiritello simpatico che sta lì, alle mie spalle, a dirmi con insistenza “Trovati un paio d’ore per te, è tanto che non guardi un film”; “Ti ricordi com’era? La sera alle 11 accendevi la tv o infilavi un vhs nel videoregistratore, e il giorno dopo già avevi detto e scritto tutto”; “Hai provato a spiegare perché con Up hai pianto? Hai provato a confrontarti con la commozione degli altri? Ci hai provato?”.

E non c’è altra domanda che tenga. Per me e per gli altri che assieme a me hanno risposto al richiamo. Dimostrando che quando c’è una spinta vera e profonda, verso il conoscere, verso il condividere, i limiti dello spazio e del tempo non esistono più (e, forse, anche quelli dei sentimentalismi).

Ma passatemi questo mio essere melensa, per una volta ancora. Ché di posti (fisici o virtuali) dove farsi avvincere dall’incantesimo della scoperta e dal desiderio di contagiare tutti con la stessa sensazione; di questi posti ce ne sono sempre meno. Per me CineFatti è solo questo: fosse qualcosa di diverso – un progetto di cui vantarsi, una coppa da esporre, una gara da vincere – probabilmente sarebbe fallito. Invece è ancora qui, promemoria delle mie notti insonni, quando credevo che Max Schreck sbucasse fuori dagli angoli bui a reclamare il mio sangue, e il mattino dopo nulla più, soltanto tanti plasmon squagliati nel latte per addolcire i sogni, con Charlot che intanto s’incamminava verso l’orizzonte facendo roteare il suo bastone.

Se poi si riesce pure a trovare qualcuno che sente le stesse cose – pur pensando, vedendo, guardando in maniera diversa… e non è una contraddizione – allora si è davvero fortunati. Con questo tipo di persone si può costruire. Solo con queste.

CineFatti - Up!

Francesca Fichera

2 pensieri su “CineFatti, il Cinema, i plasmon e le costruzioni

  1. prima di tutto il blog è un centro d’incontro tra persone che sono legate da una passione e missione comune,ognuna con la sua personalità e visione,ma proprio per questa collettivista.
    Si la natura del mezzo è individualista per alcuni,ma proprio CineFatti ed altri blogs di stampo affine dimostrano che la forza di pensiero si esprime al massimo con il gruppo. Coeso,con una linea da seguire,ma gruppo.
    Strano che un occhialuto il quale si manifesti apertamente stalinista abbia la discussione e la sua difesa al centro del suo agire come blogger.
    Mentre vediamo come anche il mezzo venga usato da giovani apartitici democratici come zona di guerra dove la divergenza su un film diventi campo per manifestare una forza di repressione raggelante smascherando la pochezza dell’idea democratica che molti hanno.
    Cinefatti fa parte di quei luoghi dove è possibile notare l’amore per il cinema,ma nel senso di innamoramento e perdizione,dolore e gioia diffusa,e rigore scientifico ,con tanta sana ironia.
    Auguri!

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    1. Diceva Voltaire (sono proprio una citazionista incallita LOL): “Non sono d’accordo con te, ma darei la vita per consentirti di esprimere le tue idee.” Tu l’hai detto col tuo solito spirito e la tua semplicità, che fa bene al sangue e all’anima, ed è bello che l’abbia fatto in occasione di questo post di festeggiamento cinefattiano. Hai colto il senso politico e culturale presente in progetti come il nostro, il tuo e quello di altri che ho la fortuna di incontrare sul web, ogni giorno di più. Forse è l’unico aspetto di cui ci si può “vantare” – ma sarebbe un po’ come farsi pregio del sole in cielo, perché qui si parla di natura, di spontaneo modo d’intendere, di sentire, ciò che ci circonda.

      Grazie, compagno :)

      – Fran

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