Solaris - CineFatti

Solaris (Andrej Tarkovskij, 1972)

Solaris: un capolavoro cinematografico per un capolavoro letterario.

Noi non vogliamo conquistare l’’universo,
l’’uomo vuole semplicemente estendere i confini della Terra
alle frontiere del cosmo
”.
Solaris, Stanislaw Lem

La citazione più bella da Solaris, scritto dal polacco Stanislaw Lem, una frase che non mi stupirei se fosse stata il grilletto che ha fatto scattare l’’immaginazione del capolavoro umano Andrej Tarkovskij. È indiscutibile la natura fantascientifica della fonte da cui il russo ha tratto uno dei suoi film dalla fama maggiore, un’’opera che per il genere è a mio parere di gran lunga più importante del 2001: Odissea nello Spazio di Stanley Kubrick.

Kris Kelvin è uno psicologo inviato sull’’avamposto umano in volo costante sui cieli di Solaris, dove adesso vivono solo tre scienziati: il cibernetico Snaut, il Dottor Sartorius e il diretto principale di Kelvin, il fisiologo Gibarian. Il viaggio attraverso gli astri di Kris prevedeva un’’accoglienza migliore una volta atterrato, ma gli abitanti dell’’avamposto sono schivi, restii a mostrarsi e terrorizzati da quando hanno scoperto del suicidio di Gibarian. Ma il vero terrore è nascosto dentro ognuno di loro, è nella loro mente, invasa da quella misteriosa massa oceanica organica che ricopre l’’intero pianeta alieno.

Lem e Tarkovskij avevano due visioni diverse. Il primo crede in quel brivido dietro la schiena che sale rapido alla testa, il tasto invio premuto da cui sfocia la comprensione del nulla che rappresentiamo di fronte all’’universo. Il secondo è tragico, esplora la prigionia dell’’uomo, la sua chiusura all’interno del proprio stesso Io, il carcere spirituale.

Le sbarre sono il ricordo, il dolore della perdita, la proiezione “astrale” in forma fisica della persona o “cosa” che più abbiamo amato: così appare Hari, l’’ex-moglie di Kelvin, suicidatasi anni prima e ora tornata in non-vita, sempre più consapevole d’’essere la materializzazione dei desideri reconditi del suo compagno.

Negli occhi di Donatas Banionis (Kelvin) come schiuma ribollente, come l’’oceano di Solaris, la paura e la sofferenza si fanno strada nei corridoi deserti della stazione dove come un fantasma la macchina da presa di Tarkovskij si sposta e sussurra alle sue marionette.Cambia la storia dal romanzo al film, una Terra assente sulle pagine si fa lunga protagonista sul grande schermo, coprendo più di quanto si pensava potesse essere possibile.

È il pianeta che estende i suoi confini alla frontiere dell’’Universo (s)conosciuto. Il piccolo uomo di fronte al nulla, convinto che per poter vedere la propria immagine riflessa necessiti di una superficie riflettente. Tarkovskij nega questa convinzione.

Il tempo si chiude su se stesso, Presente e Passato confondono la propria esistenza, Solaris pensa per conto suo e non ha intenzione di lasciar andare i suoi ospiti; non c’’è soluzione a chiudere il film di Tarkovskij. I nervi si spezzano dopo essere stati tesi fino al limite dell’’umana sopportazione, l’’uomo e il suo specchio non-esistente favolosa Natalya Bondarchuk patiscono la stessa pena: il lento crollo delle certezze, abbattute una per una da un’altra esistenza, una vita incomprensibile.

Fausto Vernazzani

Voto: 5/5

8 pensieri su “Solaris (Andrej Tarkovskij, 1972)

  1. film della mia vita,con tutta quella dolente capacità di essere giganteschi e titanici dei russi.
    Velo su velo pietoso per il remake che banalizza oltremodo questo capolavoro tra i capolavori

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    1. Il remake devo ancora vederlo, so che Lem lo preferì rispetto al film di Tarkovskij, ma la visione russa è bellissima anche se diversa. Soderbergh penso lo vedrò senza troppo impegno presto o tardi, ma avendone già visto i primi 10 minuti ho capito che non sarà neanche un pelo del piede del Solaris sovietico!

      Fausto

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  2. Pingback: The Congress
  3. Indubbiamente Solaris occupa un posto centrale nella filmografia di genere. Io però gli preferisco THX 1138 firmato da un giovane George Lucas e interpretato dal Duval. Se non erro è tratto da un romanzo di Ben Bova, pubblicato da Urania. E la scena che più mi ha sorpreso è stata quella del serpente nel confessionale automatizzato. Grazie.

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    1. THX 1138 è un film fin troppo sottovalutato, secondo me il migliore di George Lucas sotto alcuni aspetti! Io però continuo a preferire Solaris su tutto, è il mio sci-fi preferito, nonché uno dei film più belli che ho visto. Ma parliamo di Tarkovskij del resto :)

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