L'occhio nel Triangolo (Ken Wiederhorn, 1977)

I nazisti resuscitano con l’occhio nel Triangolo – di Roberto Manuel Palo.

Rose (Brooke Adams) viene recuperata su una barchetta alla deriva da una grande barca di passaggio. Racconterà di come fosse finita su una barca con altre persone alla ricerca di antichi vascelli per gli studi di un professore e di come questa barca ebbe una colluttazione con un vascello fantasma.

Dopo la lotta il gruppo finì su di un’isola sperduta dove abitava un comandante delle SS (Peter Cushing) che intimò a queste persone di lasciare l’isola prima che fosse troppo tardi. Infatti sul vascello fantasma c’erano dei soldati nazisti creati tramite esperimenti. Guerrieri imbattibili, ma incontrollabili, vivi anche dopo la morte.

Credendo il tutto frutto di una mente pazza a causa della solitudine, i ragazzi non seguirono il consiglio e così subirono l’attacco dei soldati zombie che credevano che ci fosse ancora una guerra in atto, nonostante fossero passati trent’anni dalla sua fine.

Nazismo e orrore

I nazisti, nel 1977, non erano nuovi a trasposizioni di genere horror, ma con L’occhio nel Triangolo di Ken Wiederhorn ci fu il primo caso in cui ritornavano dalla morte sotto forma di zombie. Bisogna andare indietro fino al 1936 per ritrovare l’idea del soldato invincibile creato da un esercito per vincere la guerra: con il sequel de L’isola degli Zombies di Victor Halperin, dal titolo Revolt of the Zombies. I soldati, in quel caso, erano cambogiani.

Non è nuova neanche l’idea del vascello fantasma che appare improvvisamente nel bel mezzo dell’oceano: infatti, tre anni prima, fu Amando De Ossorio, con il terzo episodio dei Templari resuscitati ciechi di Berzano, La nave maledetta, a presentare una nave fantasma nell’oceano (a causa della povertà dei mezzi, ogni qualvolta era inquadrata la nave, si capiva benissimo che era una fotografia).

Se bisogna ammettere che gli sceneggiatori John Kent Harrison e Ken Pare non abbiano fatto dell’originalità la caratteristica principale del loro script, bisogna anche dire che il film, nel complesso, è più che godibile.

Pregi e difetti

Bastano due motivi per giustificare questo assunto: le fantastiche interpretazioni di Peter Cushing e John Carradine (nella parte, purtroppo troppo breve, del capitano della nave) e la scena della prima uscita degli zombie nazisti dall’acqua, tanto simile a quella dell’ormai celeberrimo trailer del progetto incompiuto più famoso della storia del cinema horror, Worst Case Scenario di Brian Yuzna.

Peccato, poi, che gli zombie ci provino gusto ad uscire dall’acqua una volta ogni dieci minuti provocando anche del fastidio. Vista la mancanza assoluta di budget, gli attacchi degli zombie subacquei sono tagliati ed è completamente assente la presenza di sangue e frattaglie, marchio di fabbrica del genere dopo la rivoluzione di Romero.

Buone anche le scene d’azione e di tensione anche se, in alcuni punti, manca un po’ di fluidità, con il pericolo di far sopraggiungere la noia, specie nelle succitate scene zombesche. Ad una prima parte che offre un ottimo impatto de L’occhio nel Triangolo, si contrappone una seconda parte nell’isola, anche grazie alle scene poco sopra citate, che potrebbe dividere molto sui giudizi.

Un altro difetto è il finale che, più che spaventare, non mancherà di scatenare qualche risata.

La caduta di Wiederhorn

Sicuramente L’occhio nel Triangolo il miglior film girato da Wiederhorn che, undici anni dopo, sarà protagonista del pessimo sequel de Il ritorno dei morti miventi e di pellicole giudicabili dal mediocre all’ingiù. Un vero peccato viste le potenzialità che aveva mostrato qui.

Una piccola curiosità: il titolo originale del film è Shock Waves, i distributori italiani decisero di dargli il titolo L’occhio nel Triangolo in quanto le leggende del Triangolo delle Bermuda erano molto in voga in quel periodo e portavano tanta gente al cinema.

 See You Soon.

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