Il lato positivo - CineFatti

Il lato positivo – Silver Linings Playbook (David O. Russell, 2012)

Il lato positivo (che non c’è)

La vita di David O. Russell è circondata dal mistero. Non ha mai diretto un film da poter considerare tra i migliori di ogni anno in cui ha lavorato, piuttosto con I Heart Huckabees poteva concorrere per l’esatto opposto. Eppure è lì.

The Fighter possedeva un certo fascino, concentrato nell’interpretazione di Christian Bale, e così sembra essere anche in questa sua nuova fatica, così apprezzata da aver fatto credere a lungo di poter essere il Numero 1 agli Oscar. Il lato positivo, ovvero Silver Linings Playbook, è una commedia bizzarra e folle che di speciale non ha in realtà nulla.

Una storia di ordinaria follia

Pat Solitano (Bradley Cooper) è appena uscito dall’istituto di igiene mentale in cui ha passato gli ultimi otto mesi per aver assalito quasi a morte l’amante della moglie ottenendo la diagnosi di disturbo bipolare.

Marchiato col divieto di avvicinarsi alla moglie, Pat tenta di riabilitarsi leggendo Hemingway e scaraventando fuori dalla finestra i suoi libri (senza la satira di un Fantozzi), correndo con un sacco della spazzatura come abito e dando fastidio ai genitori, pieni di problemi fino al collo da quando Pat Sr. ha perso il lavoro per il vizio del gioco.

A cambiar il corso della sua vita è l’incontro con Tiffany (Jennifer Lawrence), giovane vedova appena ripresasi da un serio attacco di ninfomania, grazie alla quale Pat si troverà a vedere finalmente la luce del sole dopo un anno di crisi.

Luoghi comuni e interpreti fuori dal comune

Tratto dal romanzo di Matthew Quick, Il lato positivo offre una sfilza di luoghi comuni e rappresentazioni assurde di come la malattia venga superata, una sceneggiatura come se ne vedono a bizzeffe a Hollywood – basti pensare alla filmografia di Zooey Deschanel.

La differenza con le produzioni sorelle è il budget – l’amore che il Cinema americano prova per Russell gioca un ruolo non da poco – una grossa somma di denaro la cui abilità principale è l’acquisto di un cast d’eccezione.

 

Sono gli anni di Jennifer Lawrence e Bradley Cooper, un’accoppiata che rappresenta l’unico lato positivo dell’intera operazione, pur non offrendo interpretazioni eccelse su ambo i lati. La versatilità di Bradley, ad esempio, è strozzata da un’evoluzione del personaggio romanzata sino all’inverosimile e all’intollerabile.

Alla ricerca del lato positivo

Ed è solo degli attori –  così come fu con The Fighter – che si può parlare, un cast in cui rientra anche un redivivo Robert De Niro, una volta tanto deciso a non vendersi al ridicolo, la cui compagna filmica è Jacki Weaver, inspiegabilmente nominata all’Oscar.

Si potrebbe continuare a blaterare sulla regia di Russell, sulla musica di Danny Elfman e ogni comparto tecnico possibile, come la sprecata fotografia di Masanobu Takayanagi, ma la verità è che si naviga in un oceano anonimo, dove ogni singolo contribuente non ha aggiunto nulla a un testo entusiasmante come un piatto di pasta scotta.

Russell non ha uno stile, è un fantasma guidato dalle majors verso il traguardo da loro desiderato, è il burattino di maggior successo dello Star System. Se in futuro la gente ricorderà Il lato positivo sarà solo per chi ha vinto l’Oscar, immeritato, e di sicuro non per chi lo ha diretto.

Fausto Vernazzani

Voto: 2/5

 

4 pensieri su “Il lato positivo – Silver Linings Playbook (David O. Russell, 2012)

  1. per me è l’equivalente dei buzz kulick o boris segal,mestieranti che fanno film medi,qualche loro titolo botta di culo passa alla storia, tipo viva villa, e poi morta lì.
    A me l’idea che tutto passi con l’ammmore…mondo cano che c’ho sotto i piedi

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    1. L’amore ci salverà sempre tutti, a questo punto dovrebbero usarlo come cura negli ospedali psichiatrici, tanto qual è il problema? Basta portare una bella donnina come la Lawrence e tutto passa!

      F.

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  2. Visto oggi con la migliore predisposizione di spirito. Ma mi sarebbe stato sufficiente l’applauso finale da parte della nutrita schiera di adolescenti presenti in sala per capire il livello! Un film scritto male e diretto peggio, dal mio punto di vista. Oltretutto contiene una morale di fondo che trovo imbarazzante ma anche piuttosto pericolosa: per guarire basta vedere il lato positivo e incontrare la persona giusta con cui vederlo. No. Per guarire è necessario curarsi. Risolvere problemi psichiatrici anche piuttosto gravi come quelli da cui è affetto il protagonista a suon di musica e a passo di danza non è solo riduttivo ma quasi offensivo. Insomma, per me, un disastro completo, su tutta la linea. Ah e riesce pure a descrive personaggi di un’antipatia quasi unica! Unica nota positiva la recitazione. Ho trovato convincenti tutti gli attori e Jennifer Lawrence su tutti. L’Oscar è sicuramente meritato anche se c’è chi lo avrebbe meritato di più.

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    1. Oh! Diciamolo che la morale è un’offesa vera e propria! Questo film è un pugno in faccia a tutte quelle persone che soffrono. Io però non riesco a definirlo neanche un disastro completo, per me va oltre, resta nel limbo dell’indifferenza totale, l’ho visto e là è rimasto senza lasciarmi assolutamente nulla, se non una sensazione di fastidio per quanto tu stessa hai descritto molto meglio di me! Però ho preferito Cooper alla Lawrence, in certe scene l’ho visto più convincente di lei, anche se pure Jennifer non se l’è cavata male!

      F.

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