The Master (Paul Thomas Anderson, 2012)

Il vero genio è raro trovarlo, avere nel cinema qualcuno con l’abilità di trovare e unire gli elementi necessari a creare grandezza, come The Master, non capita tutti i giorni. L’’inaspettato capolavoro seguito a Il petroliere conferma quanto una filmografia già straordinaria aveva detto di Paul Thomas Anderson: è il migliore regista vivente degli Stati Uniti d’’America.

Il migliore della nuova generazione, senza nulla togliere a vecchie glorie quali Scorsese, Eastwood, Tarantino e, dulcis in fundo, Francis Ford Coppola, dal cui team eredita un altro straordinario uomo che mi sorprende non leggere sulla bocca di tutti: Mihai Malaimare Jr.. Direttore della fotografia per gli ultimi lavori di Coppola, ma su tutti Un’’altra giovinezza, un altro genio, come Anderson, un matrimonio tra menti sopraffine e giovani che ci hanno regalato uno dei film più belli. Non dell’anno, no. Di sempre.

Freddie Quell ha combattuto per la marina militare durante la Seconda Guerra Mondiale: partì giovane, ancora ignorante, non ha mai avuto un temperamento mansueto né un gran cervello. Il ritorno dal conflitto è traumatico, vaga per il mondo lavorando qua e là senza mai fermarsi, prepara la sua brodaglia alcolica con una certa abilità, l’unica, forse, a sua disposizione. A questo si aggiunge la fortuna, il caso che lo spinge su una barca dove c’è un fisico nucleare, un medico, uno scrittore, ma soprattutto un uomo: Lancaster Dodd. Ha pubblicato da diverso tempo un libro intitolato La Causa, dove Dodd esplora i confini del tempo, dello spazio e della ragione, qualcosa che il mondo ha dovuto di colpo mettere in dubbio in seguito alle innumerevoli scoperte scientifiche del primo Novecento. L’incontro segna entrambi, Freddie segue Dodd e i suoi accoliti ovunque vadano, ma non comprende la loro filosofia appieno. Lui è il primate e l’elemento Primo, ciò che accomuna tutte quelle persone: il bisogno di una guida, di un padrone, di un Master.

Viene subito in mente L. Ron Hubbard, La Causa richiama alla memoria il primo romanzo che scrisse, Dianetics, ma non è una critica al culto di Scientology, Anderson è più concreto delle teorie galattiche dello scrittore di fantascienza, lui azzanna l’animale uomo alla gola, ne osserva la ricerca costante di un maschio Alpha. Se da soli il testo della sceneggiatura e il soggetto (entrambi di PTA) sono straordinari, la regia va anche oltre: rinchiudere Anderson nel cliché del regista dei “piano sequenza” è ormai anticaglia, si evolve in un maestro assoluto del primo piano, del campo e controcampo, della crudeltà nei confronti dei due attori protagonisti. Lievi momenti, una macchina da presa parassita e lo spietato sguardo di Philip Seymour Hoffman che perfora lo schermo e i vetri delle finestre attraverso cui lo vediamo. Non c’è un singolo errore in The Master, non c’è falla e non c’è eccesso, il suo unico difetto è la perfezione del mezzo, utilizzato fino all’ultima goccia di sangue per comunicare il suo personalissimo messaggio.

Seguiamo un protagonista come Joaquin Phoenix, al massimo delle sue capacità, tanto bravo dal consumare ogni definizione di recitazione, il cui grottesco personaggio è impossibile da apprezzare pur essendo l’uomo a cui possiamo sentirci più vicini nell’intero cast di “illuminati” e seguaci di Dodd. Amy Adams e Laura Dern, interprete di scuola lynchiana di grande talento, completano l’opera insieme all’inconsueta colonna sonora di Jonny Greenwood, autore di colonne sonore ben lontano dalla classica idea di orchestra, più vicino alla volontà di dar vita al rumore. Non c’è altro da dire se non che The Master è una  delle cose più belle viste di recente. Toglie il fiato.

Fausto Vernazzani

Voto: 5/5

14 pensieri su “The Master (Paul Thomas Anderson, 2012)

  1. Il più grande regista americano contemporaneo? Ha girato buoni film (Sidney, Magnolia, Boogie Night, Ubriaco d’amore, The master, che è un buon film, ingigantito da due magistrali prove attoriali) e un grande film come Il Petroliere, e così diventa il più grande? Mi chiedo cosa ne pensino la Bigelow, Fincher, Mann, Nolan (che è britannico sol di nascita), i Coen e potrei continuare…

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    1. Penso che Bigelow abbia diretto abbastanza cose di poco valore, così come anche Fincher, Mann e Nolan che personalmente non lo ritengo un ottimo regista, ma uno con svariati alti e bassi! Sui Coen potremmo trovare un accordo, li adoro, ma non sono mai arrivato al livello estetico che Anderson ha raggiunto con The Master, il suo capolavoro! Poi tutti i suoi altri film li ho sempre adorati, uno per uno, Magnolia, Boogie Nights, Il Petroliere e Sydney per me sono capolavori, Ubriaco d’amore magnifico! Per me Anderson è il migliore, ma è appunto per me, la mia tanto personale quanto discutibile visione! :D

      F.

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    1. Per me ce ne sono una marea ancora, volendo andare in giro per il mondo, anche se non condivido su Nolan, lui non mi ha mai fatto impazzire (eccezion fatta per The Prestige). Su Lars m’inginocchio, lui è il maestro!

      F.

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      1. Ti invito a vedere Zero Dark Thirty oltre al già osannato The Hurt Locker per poter discutere accuratamente del genio della Bigelow! Zodiac di Fincher, The Prestige e la trilogia di Batman di Nolan…credo tu abbia visto tutto tranne Zero Dark Thirty. Sono pellicole anni luce avanti rispetto al forzato ermetismo e ai piani sequenza di Anderson :)

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      2. L’invito è più che accolto, ZDT è un must dei prossimi film in uscita e soprattutto dopo il bellissimo The Hurt Locker, su cui sono molto molto d’accordo. E’ un film geniale. Ma non dimentico che la bella Bigelow ha anche diretto cose abbastanza brutte come Point Break, così come Fincher non è, a parer mio, sempre stato sopra la sufficienza (ad esempio il suo ultimo Millennium), e soprattutto Nolan. Purtroppo non amo il regista inglese, di cui adoro The Prestige, che trovo il suo miglior film, a cui segue The Dark Knight, ma a parte questi due il resto lo trovo nella media, spesso pieni di errori come il terzo Batman! Quel forzato ermetismo di Anderson lo trovo molto più fluido ed esplicativo delle falle narrative di Nolan o di molti vuoti estetismi di Fincher, mentre la Bigelow mi sembra chiaro che abbia molto da dire ancora, e che il suo passato vada dimenticato, ma purtroppo c’è! In Anderson non ho mai trovato né errori né brutture! Ma sono sempre opinioni personali, ed è giusto che tali restino!

        F.

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  2. Ogni regista ha il suo passato oscuro. Lo stesso Anderson passando da ubriaco d’amore a Il petroliere ha fatto un grande salto di qualità. Anche Tarantino, forse il vero grande innovatore d’america dal punto di vista della scrittura per cinema, ha esagerato con Jackie Brown. Poi della Bigelow io non sottovaluterei Strange Days. Non mi hai risposto su Zodiac, non è forse una perfetta fusione tra noir e thriller tenuti in vita da una capacità narrativa più che invidiabile?

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    1. Il salto di qualità da Ubriaco d’amore a Il petroliere anch’io lo vedo, ma Ubriaco d’amore per me è un film eccellente, cosa che per esempio uno dei vari film della Bigelow ai suoi unizi non è! Poi mi sa che di gusti siam proprio diversi perché per me Jackie Brown anche è perfetto, l’ho preferito per anni a Le Iene e Pulp Fiction! Su Zodiac non ti ho risposto perché quello è l’unico Fincher che mi manca, prometto di recuperarlo quanto prima! Ma per esempio Millennium è un passo falso dopo gli ottimi Button e Social Network, e gli perdono Alien3 per via delle rotture che gli diedero i produttori, ma ancora non riesco a ritenerlo un regista di primissimo livello come Anderson! Ma vedrò Zodiac, prometto, così come darò una seconda chance anche a Strange Days, mi piacerebbe scoprirci qualcosa di nuovo che alla prima visione mi è mancato :D!

      F.

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