Argo - CineFatti, Recensione

Argo (Ben Affleck, 2012)

L’americanissima finta storia vera di Argo diventa un film.

Già sceneggiatore premio Oscar, Ben Affleck stavolta tenta la scalata verso premi più ambiti con la sua terza regia, Argo. Tratto dalla storia vera dell’’estrattore della CIA Tony Mendez – interpretato dal lui stesso, anche se decisamente meno latino dell’originale – autore del salvataggio di sei uomini, intrappolati nella residenza privata dell’’ambasciatore canadese Ken Taylor in seguito alla presa dell’’ambasciata USA durante la rivoluzione dell’’11 Febbraio 1979, giorno in cui lo Shah fu deposto e l’’Ayatollah.

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Film a scatole cinesi

Una storia da film adattata da Chris Terrio che nasce proprio come un falso film: in che modo salvare sei persone senza che la folla li trucidi a vista? L’’idea geniale è quella di dar loro la più bizzarra delle identità fasulle, ovvero artisti e tecnici di Hollywood in Iran per delle ricognizioni prima delle riprese del film di fantascienza Argo.

Con l’’aiuto del produttore cinematografico Lester Siegel (Alan Arkin) e del make-up artist premio Oscar John Chambers (John Goodman), Mendez riuscì a tirarli fuori uno per uno, con la più strana e americana delle storie.

Non si tratta certo di uno spoiler, la storia è nota, specie in America dove per anni il Canada è stato ringraziato per l’aiuto indispensabile per salvare 6 uomini dalla giustificata rabbia di un popolo vessato dai soprusi di uno Shah plagiato e plasmato dalla politica estera dell’intelligence americana  e britannica. Il film, Argo, è quanto di più americano ci si potesse attendere.

Un film in bianco e nero a colori

Dopo una breve premessa animata in cui si dà la colpa al Regno Unito e alla CIA per quanto accadde in Iran, si scade in tanto stucchevole americanismo, ovvero la consueta descrizione per filo e per segno di come l’’americano medio, in questo caso Tony Mendez, può diventare un eroe nazionale, protagonista di un film sulla sua vita.

Dualismo a cui siamo abituati, il cattivo è arabo e il buono è ’americano, ma per fortuna oltre alla bidimensionalità dell’ideologia dietro Argo si trova uno sviluppo narrativo pieno di suspense, evidente prova della grande abilità di Affleck come regista.

Da una produzione George Clooney e Grant Heslov non ci si poteva aspettare ideali più vasti del pro-americano che si sculaccia da solo, la critica fatta per pulire ciò che è sporco, consegnando poi un film come pacchetto regalo per un pubblico che alla resa dei conti, vuole sapere che gli USA hanno trovato redenzione solo 2 ore dopo.

Affleck parte come un razzo dai suoi sobborghi di Gone Baby Gone e The Town per scivolare tra i corridoi degli edifici della sicurezza nazionale, mostrando la povertà dell’’Iran con brevi immagini forti, rappresentanti la vera essenza del suo cinema, perso nel desiderio di voler volare lontano, punto in comune coi suoi protagonisti, tra cui un Bryan Cranston ancor troppo poco in evidenza nonostante le sue grandi capacità.

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Gli USA sono morti, lunga vita agli USA!

Le colpe dello Shah vengono espresse e liquidate con immagini d’archivio, condivise dagli USA che lo favorirono in cambio del petrolio di cui il suo paese è ricco, prosperità goduta solo dalle multinazionali estere e dalle politiche colonialiste, mentre la gente moriva di stenti. Frame usati però più per dare un sapore vintage che un’idea esatta del disastro perpretrato dall’Occidente in quei territori.

Sono tuttavia temi che emergono nonostante fungano da ornamento, i tempi li conosciamo e i media come il cinema non possono fare a meno di trattare gli eventi di quell’area del mondo in cui gli USA stanno giocando un ruolo da protagonista. Se come villain oppure eroe sta ad altri giudicarlo, con fonti e dati alla mano. Secondo Ben Affleck e il cinema su cui si sostiene Argo, è un neutro mix di entrambe le cose.

Un film nazionale e nazionalista, tanto è il terzo film da regista di Ben Affleck, sicuramente inferiore ai suoi predecessori, confezionato alla perfezione per essere amato più che per essere un’opera cinematografica completa ed espressiva nei suoi tratti formali e narrativi. Dall’autore di Gone Baby Gone mi aspettavo ben altro, vorrà dire che ci faremo bastare la sua cura per il ritmo e la suspense, rimasta intonsa.

Fausto Vernazzani

Voto: 3/5

5 pensieri su “Argo (Ben Affleck, 2012)

  1. Condivido pienamente la recensione. Le premesse erano buone, il pacchetto finale deludente. Sono uscita dalla sala con la sensazione che qualcosa sia stato volutamente manipolato per restituire da una parte un’immagine patinata del “buono e giusto” e dall’altra un sommario finale che taglia fuori quel sottotesto del film che a partire dalla sbrigativa sequenza iniziale finisce per diluirsi fino a scomparire. Anche le note di chiusura mi hanno lasciata perplessa, prive di qualsiasi riferimento alla situazione in Iran. Come se in fondo il senso del film fosse l’eroico ritorno a casa e la salvezza dei buoni. Ma per fare questo non c’era bisogno di scomodare un fatto storico, basta un film di Batman.

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  2. “Ma per fare questo non c’era bisogno di scomodare un fatto storico, basta un film di Batman.” Stima per questa frase :D! Sono d’accordo, hanno voluto girare un film solo per parlare di buoni e cattivi, ma quando metti in mezzo la Storia vai anche verso l’Oscar perché si è deciso di raccontare la “verità”. Un peccato davvero, Affleck più la vicenda in questione sembrava un ampliamento del suo cinema di critica, invece si è limitato a fare – con stile, non lo nego – quello che potevano fare tanti altri! Brutto uscire dalla sala con quella sensazione…

    F.

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  3. Un film che mi ha deluso,girato piuttosto male con una tesi da dimostrare:da una parte i buoni,dall’altra i cattivi.Anche la recitazione non risulta eccezionale.Non capisco gli elogi di certa critica per un film decisamente mediocre.

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