Magic Mike (Steven Soderbergh, 2012)

di Fausto Vernazzani.

Video Killed the Radio Star si diceva una volta, poi si evolse in Reality Killed the Video Star. Steven Soderbergh non è né i Buggles né Robbie Williams, ma da quando “iniziò” la sua carriera con un salto nel buio chiamato capolavoro o anche Sesso bugie e videotape, stabilì una serie di status imprescindibili, tra cui la necessità d’eccitarsi in camera, di fronte a un uomo solo, una timidezza e inibizione chiusa in una casa tra i quattro lati dello schermo televisivo. In data odierna, anno 2012, si fa un salto indietro/avanti con Magic Mike: Sesso bugie e palcoscenico.

Il Sesso ritorna in una filmografia che ne sentiva la mancanza: non azione, ma desiderio e pensiero come fu un tempo. Mike (Channing Tatum è, come da titolo, Magic) fa diversi lavori per costruirsi un conto in banca, si divide così tra il cantiere e il palcoscenico dello Xquisite Strip Club di Dallas (Matthew McConaughey attore più cool del 2012), avido imprenditore che sogna di sbancare insieme al suo gruppo di stripper tra cui figura l’attore Joe Manganiello, il cui nome è tutto un programma (Birillone in italiano, Big Dick in originale). Desideroso di aprirsi una sua attività come designer di mobili, Mike vive nei numerosi campi e controcampi di Soderbergh, gli stessi che videro Sasha Gray in The Girlfriend Experience, un po’ inclinati, dubbiosi.

Le Bugie arrivano subito dopo, quando il film scatta e Mike incontra Adam (Alex Pettyfer), ragazzo di 19 anni subito preso sotto l’egida del buon Mr. Magic che lo presenta a Dallas per dargli un’occasione come ragazzo di scena per poi soccombere al Caos e farlo diventare stripper a sua volta. Brooke è il problema, sorella di Adam, (Cody Horn a lezione di recitazione da Kristen Stewart), a cui bugie e promesse mancate non piacciono, ma ci si dovrà abituare, così come allo schema registico semplice di Soderbergh, osservatore fisso e paziente, ma non troppo audace. Intanto la vita da stripper risucchia Adam, sesso e droga lo rapiscono e cosa succederà solo l’ultima mezz’ora del film lo dirà.

Da Videotape si passa dunque al Palcoscenico: l’intimità lascia il campo all’esibizione, si torna dal video al teatro, un salto indietro per farne uno in avanti verso l’esibizionismo spudorato di oggi. Si mescola così uno stile di ieri con un’idea di oggi ad una serie di riprese funamboliche che prendono vita non appena McConaughey mostra di che pasta è fatto – in tutti i sensi – e Tatum toglie ogni dubbio sulle sue capacità di ballerino. Una scusa per mostrare un po’ di carne? Magic Mike potrebbe ridursi ad essere soltanto questo, ma quando c’è stile non si può non apprezzare e il regista di Che ne ha da vendere quando scende dal piedistallo per raccontare quelli ch’erano un tempo i suoi temi principali.

Tra cravatte, costumi da Tarzan e da pompiere si dispiega la bellezza di un film che non colpirà solo lo spettatore attratto dagli addominali qui in abbondanza, ma anche lo spettacolare cambio di tonalità (Peter Andrews alias Soderbergh) che mette in luce un ambiente completamente diverso in cui le persone rivelano ciò che sono veramente anche senza togliersi i vestiti di dosso. Un simpatico film a doppio taglio (afrodisiaco o d’autore) per un pubblico che ha voglia di vedere un classico Soderbergh oltre vent’anni dopo Sesso, bugie e videotape cercare di riagganciarsi ad un tema di facciata, sebbene non ne riprenda l’ideologia, ma riesca a trarne un modo efficace d’esteriorizzare un’idea di desiderio in formato “consumo immediato”.

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