Ti piace ridere facile? – 5 modi trash di morire (dal ridere) al Cinema

di Francesca Fichera.

Una pausa di riflessione e di relax, che magari possa concederci il lusso di fare un paio di risate a denti stretti, ogni tanto è quello che ci vuole. E quale migliore occasione dell’avvicinarsi della festa di Ognissanti per ridere un poco della morte? Quella cinematografica, s’intende. Quella che, attraverso l’ennesima declinazione della cosiddetta ars narrandi, conduce alla catarsi della Morte vera, imprigionandone gli effetti fra le salvifiche trame del racconto d’umana creazione.

Qui però vanno messe da parte la retorica e ogni qualsivoglia filosofia riguardante l’esistenza. Perché, provando a stilare una top-five delle morti più trash della storia del Cinema, non v’è ars narrandi che regga. Se proprio si vuole parlare di “arte”, la categoria da specificare sarebbe un’altra. Ma su CineFatti siamo persone tendenti in linea di massima alla raffinatezza, dunque non espliciterò/espliciteremo di quale –ndi si tratta.

E quindi avanti subito con la posizione numero…

5. Tutta dedicata all’epica del trash, a un film che solo per quanto è stato desiderato dal suo autore e per come è stato poi da lui realizzato meriterebbe il conio di un nuovo premio: il “Pattume d’oro”. Stiamo parlando di The Room di Tommy Wiseau (di cui CineFatti ha già scritto qua, sacrificandosi alla patria dei suoi lettori). Un po’ dispiace fare SPOILER pur di includerlo nella lista, ma di necessità virtù, e citare l’assurdo suicidio di Johnny (lo stesso Wiseau che, oltre ad occupare il 90% dei ruoli tecnici del film, lo interpreta anche da protagonista) è praticamente un dovere. Il perché della sua triste e squallida dipartita lo troverete nella già ricordata recensione di Fausto, oppure potrete intuirlo dopo la visione del finale del film (sempre se non vi va di guardarlo tutto, EH!):

Al  posto c’è la sorpresona. Qualche fan di Gabriele Muccino potrebbe reagire con disappunto alla collocazione di Sette anime (2008) in una classifica di questo tipo. Bene, quel qualche-fan sappia ciò: la visione di Seven Pounds si è conclusa in un modo talmente ridicolo da lasciare basita perfino me, eterna detrattrice del regista italiano il cui fratello mangia tante zeppole e gira film in cui si accoppia felicemente ogni 10 minuti. ATTENZIONE: prima di continuare a leggere/aprire i link, sappiate che quanto segue contiene uno SPOILER molto più significativo di quello fatto per The Room. Anche perché, se la pellicola di T. Wiseau poteva più o meno far presagire il suo esito, la conclusione di Sette anime riesce a condizionarne l’intera struttura. In senso molto, molto negativo. Ricordo ancora con piacere le sghignazzate fatte sul fumetto satirico di Stefano Disegni, vignettista di Ciak. Ergo godete anche voi della “medusa supervelenosa” con cui Will Smith decide di togliersi la vita per espiare le sue gravi colpe e salvare, al contempo, i suoi organi (un video migliore non c’era, comunque il clou è a partire all’incirca dal minuto 4:30) :

3. L’ultimo gradino del podio spetta a una scoperta recentissima (i social network servono anche a scovare nuove perle, sapete?): un altro prodotto made in Italy, nato dall’idea di un gruppo di amici sardi di girare un film poliziesco in quel di Nuoro. Il risultato è Primavera di granito (2000)per la regia di Ignazio Frogheri. Non si sa molto altro, a parte che questa è la scena meritevole dell’ambita trash-medaglia di bronzo e che la pellicola è stata caricata per intero su YouTube:

2. Quel che si trova a un passo dalla vetta forse non vi sorprenderà, perché è molto probabile che conosciate già Troll 2 (1990) di Claudio Fragasso (sotto lo pseudonimo di Drake Floyd). La sua “death scene” è già da tempo fra le più cliccate del web, e noi di CineFatti ve la riproponiamo con in allegato due petizioni: a) dare un premio speciale alla mosca che sgambetta sulla fronte dell’attore (Darren Ewing) mentre urla; b) creare un meme ispirato a questa scena e farlo diventare più virale di Nicolas Cage:

1. È già stato protagonista dei nostri post sulla pagina Fb di CineFatti: d’ora in poi Karateci Kiz (1973), film turco diretto da Orhan Aksoy, sarà sempre nel database cinefattiano a vostra e nostra disposizione. Nulla da aggiungere sulla qualità COREOGRAFICA e MUSICALE della sparatoria qui rappresentata, c’è solo da guardare ed ascoltare (a un volume non troppo alto):

Banale ma possibile: una risata ci seppellirà tutti.

E adesso espletate i necessari rituali scaramantici e passate un buon Hallouì.

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