Killer Joe - CineFatti

Killer Joe (William Friedkin, 2011)

William Friedkin senza pietà apre le porte a Killer Joe

Si parla spesso dell’uomo-fai-da-te come di una specie in via d’estinzione, figure leggendarie capaci di aggiustare una lavatrice e costruire un barbecue dal nulla, dei McGyver appartenenti al quotidiano universo domestico.

Alcuni possono anche uccidere vostra madre, casomai si rivelasse una necessità di cui discutere tra quattro mura, un dettaglio appartenente a una realtà aliena, come tanti a cui siamo già stati abituati dallo statunitense William Friedkin.

La dimensione della verità l’ha guardata sempre con un tale rispetto da considerarla fuori dall’ordinario. A volte grazie a semplici e rapidi fotogrammi, in altri casi in maniera ben più elaborata. Killer Joe è uno di questi, arrivato in Italia per ridisegnare la figura del killer dopo essersi battuto con un ostico meccanismo distributivo.

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Rimetti a noi i nostri debiti

Chris (Emile Hirsch) è uno scapestrato, dopo aver fallito come allevatore di conigli decide di darsi allo spaccio e per motivi a noi ignoti, lo sceneggiatore e scrittore della pièce teatrale Tracy Letts non lo ritiene importante, ha un disperato bisogno di 6’000 dollari per non essere ucciso dai suoi poco raccomandabili creditori.

Giovane e pieno di idee, corre subito a casa dal padre Ansel (Thomas Haden Church), un ubriacone fallito, per raccontargli il suo piano, lontano dalle orecchie della sciatta matrigna Sharla (Gina Gershon) e dalla innocente sorellina Dottie (Juno Temple)

La madre di Chris ed ex-moglie di Ansel ha un’’assicurazione sulla vita di 50’000 dollari e, se dovesse morisse, Dottie riscatterebbe l’assegno lasciando a tutti loro più biglietti da 100$ di quanti ne abbiano mai visti e guadagnati nella loro misera vita.

L’’unico inconveniente è il prezzo Joe Cooper (Matthew McConaughey), detective di giorno, assassino di notte: vuole Dottie come caparra in attesa di ricevere i 25’000$ per l’omicidio. Una somma da pagare se non desiderano passare guai seri.

La crudeltà è negli occhi

Da spettacolo teatrale qual è, l’opera di Letts è ambientata quasi completamente in un solo spazio: la casa/roulotte degli Smith, luogo protagonista di lunghe ed esasperate scene dov’è messo alla prova la bravura di un cast per cui ogni complimento scritto e pronunciato sarebbe un affronto alla loro grandezza.

McConaughey sfonda lo schermo. È crudele, bestiale, il suo sguardo “fa male” –- parole della piccola e sensuale Dottie -– anche allo spettatore, incantato da una di quelle poche vere interpretazioni a cui si può assistere in una sala cinematografica.

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In Italia sono pochissimi i cinema benedetti dalla bravura di un maestro quale William Friedkin, affatto arrugginito, con ancora tantissimo da dire e forte in Killer Joe di un uso magistrale del salto dalle inquadrature d’insieme ai primi piani.

Ritratti fotografici di personalità che prendono vita come creature immortali nei corpi di Haden Church (non lo si vedeva così dai tempi di Sideways), la Gershon e la giovane Temple, finalmente nella posizione di poter esser notata dopo anni di ottime prove.

Grafico come pochi e dai metaforici contrasti cromatici, Killer Joe si perde in magnifiche simbologie ancestrali disegnate dalla fotografia di Caleb Deschanel, insieme alla esuberante regia di Friedkin e all’elemento surreale interno al testo di Letts. È un film che già da ora possiamo definire un capolavoro contemporaneo, senza paura.

Fausto Vernazzani

Voto: 4.5/5

4 pensieri su “Killer Joe (William Friedkin, 2011)

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