Sideways, In viaggio con Jack - CineFatti

Sideways: in viaggio con Jack (Alexander Payne, 2004)

Sideways: in viaggio con Jack fra percorsi di-vini.

Se i sentimenti umani possono essere paragonati a una bottiglia di buon vino, allora è bene non mostrarne mai il fondo. Come fa Alexander Payne nel delizioso Sideways (sottotitolo italiano: In viaggio con Jack), riadattando, insieme con Jim Taylor, un racconto di Rex Pickett.

La trama

Ciò in cui ci accompagna lo straordinario duo Paul Giamatti/Thomas Haden Church, rispettivamente il posato intenditore di vini Miles e lo squallido ma simpatico attoruncolo di sit-com Jack, è un road-movie strambo ambientato nelle “vie infinite del vino” (Mattia Nicoletti, mymovies.it).

Due uomini accomunati dal fallimento, pur se declinato e vissuto in modi diametralmente opposti, che si mettono in viaggio fra i vigneti californiani per fuggire: Miles da una cocente delusione amorosa, Jack dal vincolo matrimoniale, a cui si sente impreparato.

Ragione e istinto corrono su binari paralleli, gli stessi che collidono  laddove la vita è impossibile che non provochi l’incontro più duro da superare: quello con la propria identità.

Miles/Giamatti – una promessa poi mantenuta – si riflette in un calice traboccante di aromi e di storia, immobilizzato dai suoi terrori, manovrato dalle sue nevrosi; pian piano però, come il ciclo vitale della vigna e del vino stesso stanno a significare, è per natura costretto a riaprirsi, sbocciare di nuovo, crescere.

A piantare il seme del cambiamento è l’affascinante Maya (una Virginia Madsen spettacolare), sedotta (e abbandonata?) da un rarissimo Pinot Nero d’annata.

La critica

«Il vino è vivo, come ognuno di noi. Nasce, cresce e raggiunge la maturità. In quel momento, ha un gusto fantastico», dice, e sono forse queste le parole da cui Miles trae un prezioso insegnamento sul valore dell’attesa e sul senso del piacere.

Sideways potrebbe così essere definito un Attimo fuggente al profumo di mosto, senza associazioni studentesche segrete e professori che saltano sui banchi di scuola.

La morbidezza è peculiarità sua come dei prodotti vinicoli più pregiati.

Il retrogusto amaro che conserva è stemperato dalla comicità grottesca di Jack e delle sue avventure sessuali, dalla sofficità della coltre di luce filtrata da Phedon Papamichael, dal melanconico tappeto sonoro intessuto da Rolfe Kent. E, naturalmente, dal vino, la metafora più buona che l’uomo potesse mai concepire.

L’ironia e l’intelligenza insieme vanno dovunque, come Jack e Miles – che, in un modo o nell’altro, riescono a venire a capo dei loro garbugli – e, con Sideways, Alexander Payne dimostra di averlo capito alla perfezione.

La sua regia scivola come una biglia sul velluto, aiutata da dialoghi scorrevoli e pregnanti (Oscar e Golden Globe per la Miglior Sceneggiatura, nel 2005) e da un cast calibrato al millimetro in una cornice a dir poco perfetta.

Tutto è quando e dove è giusto che sia, come fra i filari così fra le persone. Solo i sogni, insegna Maya, non vanno lasciati a inacidire in cantina.

Francesca Fichera

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