A ogni generazione la sua animazione

Il cinema d’animazione è una della realtà cinematografiche che più mi appassionano, la possibilità di creare nuovi mondi e di realizzarli con le proprie mani resta solo in possesso di quegli animatori che ormai da più di un secolo producono film animati. Non credo e non ascolto chi dice che non si fanno più i “cartoni” di una volta, perché è una menzogna: volete davvero farmi credere che da bambini guardavate la tecnica di realizzazione invece della storia? Certo è impressionante pensare a quelle persone che un tempo disegnavano foglio per foglio, un po’ come Hayao Miyazaki ha di recente fatto con il suo ultimo lavoro Ponyo sulla scogliera, ma c’è anche da dire che con la fine del monopolio della Disney, e la nascita di John Lasseter (12.01.1957 data storica), nuove porte si sono spalancate e certe stagioni vedono i tanto discriminati “cartoni animati” in testa alle classifiche del box office.

Il biennio 2012/2013 prevede nuovi cambiamenti, la velocità con cui la tecnologia si evolve è impressionante e visibile ad occhio nudo per chiunque mastichi cinema. Guardate un film ad effetti speciali del 2002 e poi un altro del 2012: una differenza da far cascare la mascella sul pavimento. Nel cinema d’animazione si tratta di piccolezze, spesso effetti non necessari come un’eccessiva perfezione del dettaglio che ti permette di vedere verruca per verruca la pelle di Shrek: nel mondo dell’immaginazione è così fondamentale trasformare il proprio occhio in un microscopio? E’ l’alta definizione, ma non è utile quanto potrà esserlo una vera fusione tra il CGI e l’animazione disegnata a mano. Fino ad oggi queste due cose si sono incontrate spessissimo, l’uso del CAPS per La bella e la bestia ora in 3D (con risultati spettacolari, non perdetevelo), ma anche Ghost in the Shell: Inosensu e tanti altri ancora. Quest’anno il digitale e il “manufatto” si sono fusi in Paperman di John Kahrs, dando, a quanto dicono i – per ora – pochi fortunati spettatori, effetti straordinari capaci di aggiungere un’espressività infinitamente superiore agli standard.

E’ la storia di un amore nato nella New York degli anni ‘50, dove un uomo cerca di conquistare una donna con dalla sua solo il cuore, l’immaginazione e dei fogli di carta bianchi. Un processo creativo nel processo creativo, scatole cinesi che potrebbero far coppia in un tango perfetto col neonato Blank Sheet Project dove un’azienda di produzione di carta ha deciso di chiedere ad esperti, artisti e creativi la natura del loro processo creativo, a partire da un foglio bianco fino alla realizzazione completa. Un cugino più “lungo” del cortometraggio Paperman. Alla luce di questo c’è da chiedersi: è tanto importante il mezzo con cui il prodotto si presenta infine o è più rilevante la qualità dello stesso? Sedendosi in sala a guardare Alla ricerca di Nemo e poi La carica dei 101 è a voi chiaro che il secondo vale di più solo perché disegnato? Il processo creativo influenza in maniera minore lo spettatore che senza riflettere si dice: “Non ci sono più i cartoni di una volta!”.

Al di là di Paperman un’altra rivoluzione è in atto per quest’inverno, ovvero il primo film Disney realizzato in toto sotto la cura di John Lasseter – la gestazione di questi progetti è lunga anni, sappiatelo – e sarebbe a dire il già più che pubblicizzato Wreck-it Ralph (trad. Ralph Spaccatutto) dell’esordiente Rich Moore. Disney che ormai da troppi anni non riesce a produrre film di valore consistente al punto da poter competere con altre immense produzioni della DreamWorks Animation, della Pixar stessa, ma anche del Blue Sky Studios (L’era glaciale vi dice qualcosa?). Rapunzel, La Principessa e il Ranocchio, Chicken Little mancano l’obiettivo, le generazioni target di questi lungometraggi sono troppo “avanzate” per recepire al 100% il tipo di produzione, uno di quei casi in cui si può parlare di film datati. Insomma, che senso ha raccontare una favola convenzionale – in senso Disney – nell’era di Shrek e di Cappuccetto Rosso Sangue? Ecco perché si sceglie adesso di  narrare le gesta dei videogames in Wreck-it Ralph, di mostri dell’orrore ridimensionati in ParaNorman e Hotel Transylvania, racconti epici figli di grandi storie come Epic e Rise of the Guardians.

Le cose sono cambiate dai tempi di Biancaneve e i sette nani, ogni singolo termine del vocabolario ha assunto un nuovo significato rispetto al tempo in cui ha vissuto, così anche i film e il Cinema hanno subito una svolta, costante, lenta e metodica, spesso dettata dal marketing certo, ma è davvero giusto dirsi che “non fanno più i film di una volta”? Ȓ l’’evoluzione.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.