John Carter - CineFatti

John Carter (Andrew Stanton, 2012)

John Carter, il semi-deludente adattamento della saga science fantasy di Burroughs – di Fausto Vernazzani.

Edgar Rice Burroughs scrisse ben undici libri con protagonista John Carter della Terra, anzi, di Marte, nella saga nota col fittizio nome marziano del pianeta rosso, Barsoom. Le sue avventure sono un miscuglio di fantasy e fantascienza, quel connubio appartenente a un genere in voga agli inizi del Novecento, lo science fantasy, appunto, a cui senza alcun dubbio appartiene anche John Carter l’attesissimo adattamento prodotto dalla Disney e diretto dal due volte premio Oscar Andrew Stanton, al suo glorioso debutto al cinema live action dopo due film per la Pixar (Wall-EAlla ricerca di Nemo). Peccato le premesse tecnico-artistiche e le promesse allo spettatore non siano rispettate quanto uno desidererebbe: John Carter è un film riuscito a metà.

E.R. Burroughs (Daryl Sabara, la Spy Kid cresciuta) è chiamato dall’avvocato di suo zio Jack Carter (Taylor Kitsch): la notizia è la sua morte e la sua designazione come erede per raccogliere la gigantesca fortuna accumulata negli anni, nonché una storia incredibile. Leggendo il diario segreto di Carter, Edgar scopre il rifiuto di combattere nella guerra di secessione e del suo seguente viaggio misterioso e improvviso sul pianeta Barsoom, dove grazie alla scarsa forza gravitazionale acquisisce maggior forza e agilità di chiunque sulla sua superficie. Qui stringerà amicizia con la razza guerriera dei Tars e si legherà indissolubilmente alla principessa Dejah Thoris (Lynn Collins) di Helium, da secoli in guerra contro Zodanga, ora appoggiata dai Tern, creature immortali con lo scopo di comandare Barsoom.

Riassumere i testi di Burroughs in sole due ore, trasponendo non solo il primo romanzo Sotto le Lune di Marte, ma anche alcuni brani dei seguenti, deve essere stata un’impresa biblica per Stanton e gli altri sceneggiatori. La loro ricerca della semplicità li ha portati a un accumulo d’informazioni volte ad avvicinare il pubblico a un mondo letterario sconfinato. Il risultato è un quasi fallimento, al botteghino è già un flop, e l’eterno inizio dallo sviluppo mai realmente raggiunto, è ciò che resta delle antiche vestigia del sudore di chi ha tentato di trasporre John Carter di Marte al cinema. Comincia senza mai davvero iniziare, il film di Stanton si sposta su continui piani catapultando lo spettatore verso un’ansia maggiore, una suspense crescente per qualcosa di grande che in realtà non arriverà mai a reale compimento.

Di buono c’è la regia di Stanton, a suo agio con le numerose scene in CGI, non avendo lui mai lavorato con attori in carne e ossa, che a dirla tutta sono i più impacciati se si fa eccezione per il protagonista Taylor Kitsch. Willem Dafoe e Samantha Morton al doppiaggio di Tars Tarkas e Sola sono purtroppo nascosti dal doppiaggio (discreto), mentre il Tern Mark Strong stanca. Perché un attore così bravo è orribile vederlo sprecato in ruoli da villain da due soldi. C’è poco in effetti su cui aggrapparsi, a parte una smorta fiducia da concedere a chi tanto ha lavorato per la realizzazione di John Carter. Si parla ora di un sequel, ma il rischio è quello di far la fine di film come La bussola d’oro, ma almeno John Carter ha un finale, il cui difetto è il chiudere una storia troppo poco accennata e distante dal mondo delle favole disneyane.

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