Un Barton Fink a Roma

Ed eccoci qua.

Vi scrivo dal Festival Internazionale del Film di Roma, edizione numero sei. Ancora una volta, sono il ritardatario delle rassegne cinematografiche: a Venezia avevo grane con la connessione, qui invece sono riuscito a venire due giorni dopo l’inizio, quindi posso riportare soltanto le voces populi: si dice che il Tintin spielberg-jacksoniano sia stato grandioso, nonostante il tiepido articolo di Mereghetti sul Corriere; si dice che il film d’apertura, The Lady di Luc Besson, sia stato esattamente quello che è, cioè un film di Luc Besson, e basta; si dice che l’esordio nel lungometraggio di Pippo Mezzapesa con Il paese delle spose infelici sia stato un fiasco, ma lo recupereremo, e quando sarà vi faremo sapere; belle cose abbiamo sentito in merito a From the Sky Down, documentario sugli U2 diretto dal premio Oscar (per An Inconvenient Truth) Davis Guggenheim.

Oggi pomeriggio si sono volte due lectiones importanti: quella di Terence Davies e Michael Nyman (sono venuti fuori elogi a Ennio Morricone, stroncature umoristiche a Black Swan e lo stacanovismo del compositore che soffre per il fatto di lavorare pochissimo, ultimamente) con, a seguire, la proiezione di The ladykillers, la versione del 1955 di Alexander Mackendrick; la seconda è stata quella di Michael Mann: quella per cui ci siamo scapicollati giù dalla costiera amalfitana, intrecciando le più impossibili coincidenze di pullman, treni e metropolitane e che si sta svolgendo proprio mentre vi scriviamo.

No, avete capito male: non ho il palmare. Ho soltanto sfiga: siccome, per una norma incomprensibile e a tratti paradossale, chi ha il biglietto ha la precedenza rispetto agli accreditati, noi con il magico pass di plastica, dopo due ore di fila, ci siamo visti chiudere la transenna di velluto davanti. Transenna che, ovviamente, è stata riaperta solo per i pochi ammanicati che sono entrati esibendo soltanto lo status di “amico di…”.

Dunque è andata così la nostra prima, fallimentare giornata. Speriamo di riscattarla con le due proiezioni stampa (di due film in concorso) cui stiamo per assistere: The Eye of the Storm di Fred Schepisi, con Geoffrey Rush, Charlotte Rampling e Judy Davis, e La femme du cinquième di Pawel Pawlikovski, con Ethan Hawke e Kristin Scott Thomas. Il primo di questi due, per i bookmakers, è il favorito a vincere il Marc’Aurelio d’oro.

Elio Di Pace

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