Outrage - CineFatti

Outrage (Takeshi Kitano, 2010)

Takeshi Kitano con Outrage torna nel mondo della yakuza – di Fausto Vernazzani.

Ho un’idea per un nuovo film. Si tratta di cinque minuti in cui si inquadrerà un uomo, un primo piano fisso sul suo viso. La sceneggiatura c’è, ed è scritta sul volto dell’unico attore che può fare questo ruolo: Takeshi Kitano.

Osservarlo a lungo, dritto negli occhi, anche solo per 30 secondi in una delle sue lunghe inquadrature, riesce a riassumere in qualche modo quello che spesso esprime nei suoi film con le sue storie e il suo stile registico: viviamo in un mondo inflessibile, calmo, ma martoriato dalla violenza.

Sarà per quella cicatrice che lo contrassegna, per il suo sguardo apparentemente noncurante di quel che vede e allo stesso tempo pieno di giudizio, in qualche modo Kitano pur non essendo un buon attore riesce ad essere un elemento fondamentale della scenografia. Con la sua sola presenza riassume il carattere del suo mondo.

Outrage è il ritorno del regista giapponese sul pianeta yakuza. È un mondo dove ogni cosa è in equilibrio precario, si sostiene tutto sul filo di un foglio di carta su cui vi è inciso a sangue un codice etico e morale che ogni membro delle varie famiglie dovrebbe rispettare.

Dovrebbe, appunto. Non stiamo guardando uomini leali, giusti, corretti, ma criminali che per il proprio successo personale sono pronti a stracciare un giuramento fatto con un fratello di sangue o ancora peggio, con un padre.

Basta spezzare un patto e quell’equilibrio viene distrutto e per sistemarlo ci vorrà altro sangue: questa è la trama di Outrage. Non è importante concentrarsi sui personaggi e sulle loro storie, perché in realtà non ne hanno, sono solo delle creature che vivono nutrendosi del loro prossimo e a loro volta sono destinati a fare da carne per altri che verranno.

Kitano chiude il mondo a chiunque non appartenga a questa particolare razza umana, il cosiddetto ‘normale’ è lasciato fuori dall’inquadratura e quando vi entra o è costretto a entrarvi sarà come immerso nella sporcizia e per quanto cercherà di lavarsi le mani, quel sangue rimarrà sempre lì e sarà impossibile toglierlo.

Tutto agisce con una fisica diversa in cui non esiste una regola dell’Onore, se non per pochi legati a un passato ugualmente violento definito dai personaggi come il tempo della vecchia Yakuza.

Quelle che sono qui rappresentate sono delle vere e proprie Battles without Honor and Humanity, come recitava il titolo della celebre saga di Kinji Fukasaku, ed è un po’ come osservarle attraverso un microscopio prestatoci dal nostro amico regista, un sempre eccellente Takeshi Kitano.

 

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