Wild East – Cronache da un selvaggio Far East Film Festival

Il Far East Film Festival di Udine non sarà Cannes. “Però è bello” (immaginatelo detto con strascicato e vagamente musicale accento udinese).
Sono passati undici giorni esatti dalla conclusione del tredicesimo festival cinematografico in omaggio al Lontano Est. Molto probabilmente dopo questo enunciato la gran parte di voi si defilerà dalla lettura. A chi procede in questo (auto)ironico, ritardatario e stringato riepilogo dico: lasciatevi spiegare le ragioni per le quali non dovreste mai perdere il FEFF.
In primis: avete tutti, ma proprio tutti, i generi a disposizione. Dall’horror blockbuster all’erotico – il cosiddetto “pink wink”. E non mancano, per forza di cose, i film drammatici, le commedie, sentimentali e non. Ci sono pure le mazzate (a.k.a. arti marziali). Del resto, dove altro potreste assistere, se non al Far East, al “primo musical erotico della storia”, con la colonna sonora degli Stereo Total e uomini travestiti da spiriti dell’acqua (detti “kappa“) superdotati di falli muschiati? Questo è l’esempio di Underwater Love, del giapponese Shinji Imaoka, a cui spetta il merito di aver incentrato un’intera pellicola sulla storia del potere salvifico di una perla anale. Che in realtà è un testicolo di uomo-tartaruga. O rana? Ancora devo capirlo.
Ma il pregio del Far East Film Festival sta proprio in questo: coniugare le diverse categorie in una piacevole e costruttiva miscela. Perché prima del suddetto musical erotico – un film che ti cambia davvero la vita – abbiamo avuto la possibilità di guardare ben due commedie sentimentali dal taglio tipicamente manga (sebbene entrambe provenienti dalla Cina): Lover’s Discourse, di Derek Tsang e Jimmy Wan, leggero ma disincatato racconto a scatole cinesi sulle comuni peripezie amorose, e Don’t go breaking my heart, di Johnnie To, dove una donna in carriera affetta da una grave forma di iperattività coniugata a labirintite (…) si barcamena fra due pretendenti che sono l’opposto l’uno dell’altro. Ah, piccolo spoiler (necessario per i deboli di cuore): in quest’ultimo film la rana crepa (pensate un po’, nell’altro copulava allegramente con esseri umani).
I film sopracitati? Davvero ben fatti, soprattutto dal punto di vista della fotografia. Ahhh, i colori d’Oriente. E come non citare le arti marziali, in un festival dedicato alla loro patria? Bangkok Knockout, made in Thailandia da Panna Rittikrai, SPACCA LETTERALMENTE TUTTO. Sfidando le leggi della fisica (gente che cade dal 4° piano senza maciullarsi e cose così) e scopiazzando da Tarantino e da Venerdì 13, ma confermandosi a ragione come uno dei maggiori masterpiece del genere, di tutto rispetto. Fa nulla la trama inesistente, ci va bene così.
Come ci va bene anche qualche pollice all’ingiù, seguito alla visione diWandering Home, pesantissima narrazione del nipponico Higashi Yoichisu un alcolista redento (troppo tardi), e di Seru, horrorazzo malaysiano ispirato al ben più noto e occidentale REC, pieno fino all’orlo di luoghi comuni (la bimba inquietante che si dondola sull’altalena cantando e lo stronzo di turno che le si avvicina, ad esempio). Sbadigli dopo il primo quarto d’ora e qualche ‘buuu’ finale.

No, l’acclamato ed attesissimo horror filmato con l’i-phone da Park Chan-wook e fratello non siamo riusciti a beccarlo. E neanche il film di Zhang Yimou, che intanto ha vinto il secondo premio (Gelso d’Argento). In compenso, sempre nel già citato film erotico, abbiamo potuto godere dell’immagine di una giapponese che urlava divertita “BUKKAKE” agitando una pompa dell’acqua sulla faccia di un pover’uomo.
Beh.
In fin dei conti il consiglio è: se davvero amate la cinematografia orientale, la mentalità orientale, la stranezza orientale, prenotatevi per la prossima edizione del Far East di Udine. Senza ‘ma’ e senza ‘se’. Arriverete sfatti al Teatro Nuovo, dopo ore di treno e di autobus, svenati dai trasporti pubblici, arsi dalla sete perché l’acqua in bottiglietta costa quasi 2 euro. Rischierete di finire in un B&B dalla “gradevole ubicazione rurale” infestato da bagarozzi geneticamente modificati e con il pancarré buono per essere strisciato al posto della tessera sanitaria (una dritta spassionata ai fumatori). Ma se sarete indipendenti, autonomi e, soprattutto, se stazionerete a Udine dall’inizio alla fine del festival, non avrete di che pentirvi. Anzi. Vi sembrerà di essere nati dal lato sbagliato del mondo. E di aver sbagliato anche a definire “stringato” un riepilogo del genere.

Sayonara

Francesca Fichera

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