Precious (Lee Daniels, 2009)

A Precious Tragedy.

Gabourey Sidibe è un’attrice che se anche sparisse per sempre meriterebbe di rimanere nell’immaginario collettivo e di essere menzionata regolarmente nei libri di storia del cinema.

Quando si tratta di mostrare un volto normale si chiama il truccatore e si imbruttisce Nicole Kidman o Charlize TheronSidibe è una normale ragazza di 24 anni, riconoscibile come un membro della razza umana. Dovremmo esserle grati per aver aperto una finestra sul mondo e non sull’utopia che desideriamo. Precious è proprio questo: tutto ciò che non vorremmo mai vedere.

Precious’ Life

La protagonista del film di Lee Daniels Claireece P. Precious Jones è una 16enne obesa, analfabeta e in attesa di dare alla luce il suo secondo figlio, il cui padre altri non è che il genitore di Precious. Trascina con sé il suo grosso peso, ma più di tutto una storia di incesto, abusi familiari costanti, malattia e ogni altro disagio che una ragazza non dovrebbe mai conoscere.

Espulsa dalla scuola a causa della sua seconda gravidanza, è spedita in un istituto riservato a studenti bisognosi di recuperare. Alla Each One Teach One stabilirà un rapporto di amicizia con il resto della classe e soprattutto con l’insegnante Miss Rain (Paula Patton) ma più di tutto, scrivendo ogni giorno su un quaderno, scoprirà se stessa, calpestata da una vita fatta di soprusi.

A leggere può sembrare una storia troppo assurda per essere vera, le continue disgrazie subite da Clareece appaiono come eccessive ed esagerate per poter essere prese sul serio. Per supportare questa indigestione di malanni c’è la regia di Daniels che con uno stile a tratti documentaristico riesce a far credere allo spettatore come tutto questo possa essere vero, come ad Harlem qualcuno stia vivendo un simile inferno.

Una squadra preziosa

Meritatissimi gli Oscar alla sceneggiatura per Geoffrey Fletcher e la miglior attrice non protagonista Mo’Nique nel ruolo della madre di Precious riesce a dar vita a un personaggio orribile, inconsapevole del male fatto e che continua a fare alla figlia.

Sarà lei a chiudere il film nella terrificante bellezza di una scena che vedrà lei, Sidibe e Maria Carey (nella parte di un’assistente sociale) dove lo spettatore vorrà perdere l’udito per smettere di sentire gli orrori del passato di Precious.

Daniels non è un nome nuovo, qui al suo secondo film da regista, ma è forse più noto come produttore: i lavori da lui finanziati sono racconti di vite dilaniate, depressione e tristezza infinita come fu Monster’s Ball (grazie a cui un’altra attrice di colore vinse l’Oscar, Halle Barry).

Né va dimenticato l’eccezionale The Woodsman, altra storia di abusi con protagonista il lupo cattivo Kevin Bacon. Precious è arrivato come una ciliegina sulla torta, se così si può definire un film tanto tragico, a coronare la carriera di un produttore/autore che ha costruito la sua filmografia su storie che nessuno avrebbe voluto vivere.

Precious è la sua punta di diamante che si conficca nella mente del pubblico lasciandogli una ferita aperta.

Fausto Vernazzani

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