San Valentino di sangue (Patrick Lussier, 2009)

di Francesca Fichera.

Ci sono un party, qualche birra ed un luogo spettrale, una miniera dove qualche tempo addietro è avvenuto un tragico incidente. Ci sono un paio di coppiette che sfidano l’oscurità delle gallerie per provare qualche brivido in più. Manca soltanto lui, l’assassino mascherato, armato di vendetta e di piccone: Harry Warden, il solo scampato alla tragedia, risvegliatosi dal coma e pronto a fare strage di adolescenti. La notte di San Valentino è rossa come un cuore, lo stesso che l’efferato killer cava fuori dalla gabbia toracica delle sue vittime e sistema sardonicamente in una scatola di cioccolatini. Sono in pochi a sopravvivere al massacro e la comunità di Harmony impiega ben dieci anni per ritrovare il quieto vivere. Ma l’orrore della “festa degli amanti” è destinato a ripetersi, con sangue a fiumi e spicconate in quantità.

San Valentino di sangue – My Bloody Valentine – ha tutti i presupposti del classico slasher movie di genere. Peccato che l’idea di fondo non appartenga al regista Patrick Lussier ma a George Mihalka (Il giorno di San Valentino, 1981), fra i favoriti di Tarantino. La scelta operata da Lussier non è casuale – rispolverare vecchie pellicole di culto è oramai una vera e propria moda – e, se ci si mette anche il 3D, la strategia si rivela in parte vincente, in parte no.

Carne e ossa schizzano fuori dallo schermo, insieme con l’immancabile punta del piccone e la canna lucida delle armi da fuoco. L’atmosfera, però, è del tutto assente: la tensione si gioca – e si esaurisce – ad un livello puramente visivo, escludendo qualsiasi coinvolgimento razionale e psicologico da parte dello spettatore. Colpi di scena? Neanche a parlarne. L’unica sorpresa è la quasi totale mancanza di suspense, rintracciabile soltanto nei primi dieci minuti del film e diluita nelle sequenze successive, fra primi piani scontati e falsi silenzi. Per evitare troppi sbadigli in sala il regista ha pensato anche a tamponare i vuoti con qualche degna citazione: la scena del retrobottega appare come una fedele riproduzione di Shining, quando Jack Nicholson buca la porta a colpi d’accetta.

Per il resto, ci si può anche ridere sopra. Con o senza occhiali 3D.

2 pensieri su “San Valentino di sangue (Patrick Lussier, 2009)

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