Pandorum (Christian Alvart, 2009)

di Fausto Vernazzani.

Di europei che prendono e salpano per le americhe se ne vedono a decine ormai. Questa volta arriva dalla Germania il regista Christian Alvart, non uno dei più brillanti di casa Merkel, ma comunque un buon elemento incastrato e attirato nelle immense fauci di Hollywood. In Italia lo si conosce poco, il precedente Antikörper (2005) non è mai stato distribuito da noi nonostante sarebbe stato interessante da vedere al cinema, ma si sa come vanno queste cose. Tuttavia già da allora si vedeva che l’amico Alvart non dimostrava una grande originalità, avendo creato una sorta de Il silenzio degli Innocenti in versione crucca. Stavolta con Pandorum, invece, ci fa vedere una versione fantascientifica di quello che è stato uno dei più grandi successi horror degli ultimi anni: The Descent di Neil Marshall.

Se con Neil scendevano giù, questa volta i nostri protagonisti salgono su, nello spazio, per fuggire da una sovrappopolata Terra con l’obiettivo di ricominciare sull’unico altro pianeta in grado di sostenere la vita: Tanis. Un viaggio a bordo dell’Elysium, lungo 123 anni, ma qualcosa ecco che va storto (ma va?) e l’equipaggio si comincia a svegliare a random dall’ipersonno. I nostri uomini sono il team di volo numero 5, composto dall’Ingegnere Bower/Ben Forster) e dal Luogotenente Payton/Dennis Quaid), spaesati e privi di contatto col ponte di comando, meno soli di quanto avrebbero dovuto essere, circondati da migliaia di creature antropomorfe mangia-uomini (molto simili nell’aspetto e nell’origine ai mostri di The Descent). La loro missione cambia radicalmente: riattivare il reattore e il sistema, capire dove si trovano e quanto tempo è passato dalla partenza.

Il film prende il nome da uno di quei tanti virus spaziali che il cinema di fantascienza ci ha abituato a conoscere, adesso si tratta di una sorta di male emotivo che porta la vittima a soffrire della più totale disillusione, roba che convincerebbe persino l’orso Yogi a sventrare il suo caro amico Bubu se questo non gli desse ascolto su quanto è disperata la situazione a Yellowstone. Virus che non colpisce lo spettatore, perché nonostante la poca originalità su certi aspetti, la regia di Alvart è buona, di maniera per il genere di film di cui stiamo parlando, ma nonostante questo accattivante ed emozionante, capace di tenerti attaccato allo schermo per capire cosa diamine stia succedendo al nostro caro eroe Bower, non troppo ben interpretato da Forster, al contrario dell’ottimo Quaid.

Pandorum vale quindi la pena di essere visto, in una sala buia del cinema sarebbe ancora meglio, così da poter entrare ancor più nel vivo delle magnifiche scenografie di Bernhard Henrich che rimandano ai tristi e desolati corridoi della Nostromo di Alien, così come anche le atmosfere cupe e silenziose. Per l’industria statunitense Alvart è quindi un buon acquisto che potrebbe accodarsi ad altri “artigiani” come Marc Forster, come lui capace di spaziare da un genere all’altro senza troppi rimandi a se stesso, eccetto una sorta di saluto alla patria con la scena in cui Bower bambino insieme ai suoi genitori vede su uno schermo le prime immagini di Tanis, e suo padre non è altro che il protagonista del suo Antikörper, Wotan Wilke Mohring. Un po’ come se il piccolo Alvart salutasse la sua casa prima di raggiungere il nuovo mondo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...